Cronaca

Portare i detenuti in Tribunale costa 20 milioni l’anno

Alla fine del 2018 i trasporti dal carcere al tribunale saranno 30 mila. Il ministero propone l’aumento delle videoconferenze

Polizia Penitenziaria

Maurizio Tortorella

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Venti milioni possono bastare. I trasferimenti dei detenuti per "motivi di giustizia" sono sempre più dispendiosi. In base a una circolare firmata dal nuovo capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia, Francesco Basentini, negli ultimi anni le traduzioni di reclusi dal carcere al tribunale per partecipare alle udienze dei processi, oppure per le cosiddette “convalide degli arresti”, hanno subito un fortissimo incremento.
L’incremento dei trasferimenti, sostiene il capo del Dap, è determinato "dall'assenza o dall'impossibilità di utilizzo delle Camere di sicurezza nonché dalla (in qualche caso) consuetudinaria celebrazione delle udienze di convalida presso le aule di giustizia dei tribunali, ove appunto i detenuti vengono tradotti, invece che presso le aule site all'interno degli Istituti penitenziari".
Scrive Basentini, che è stato procuratore aggiunto a Potenza e ha preso possesso della carica lo scorso settembre: “A partire dal 2016, l'incidenza e il numero delle traduzioni dei detenuti per le udienze di convalida è andato irrimediabilmente aumentando”. Se nel 2015 erano stati 14.667 i reclusi "tradotti per la convalida dell’arresto", su un totale di 157.891 soggetti "tradotti per motivi di giustizia", nel 2016 i due numeri sono poi aumentati a 15.963 per le convalide su un totale di 158.045 trasferimenti, per un costo di circa 9 milioni di euro.
Nel 2017, poi, "i soggetti tradotti per convalida sono saliti a 17.218, su un totale di 162.685, con un costo di oltre 9,5 milioni".
Quest’anno, fino a settembre, sono stati 121.982 i detenuti portati avanti e indietro dalla cella a un’aula di giustizia, e di questi 25.251 sono quelli che lo hanno fatto per la sola convalida dell’arresto. Il costo, sempre alla fine di settembre, superava i 14 milioni di euro. "La previsione per fine anno” scrive il capo del Dap “è che il costo sarà di oltre 20 milioni e che circa 30 mila saranno i detenuti tradotti per motivi di convalida. Si tratta di cifre decisamente consistenti, non solo per l'impiego di risorse, ma soprattutto per la sicurezza del personale che vi opera". Basentini si riferisce ai numerosi casi critici che si verificano nel corso delle "traduzioni": proprio durante gli spostamenti, le aggressioni nei confronti degli agenti della Polizia penitenziaria sono divenute purtroppo una costante.
Per fare fronte ai costi e al fenomeno, il capo del Dap propone una soluzione: "Potrebbe risultare utile, oltre che un più ragionevole impiego degli arresti domiciliari, ricorrere al sistema delle videoconferenze e delia partecipazione a distanza nelle udienze di convalida anche per i detenuti arrestati".
Conclude Basentini che “il risparmio di uomini e risorse economiche sarebbe considerevole, e in questo modo si potrebbero ottenere le risorse finanziarie per assumere più personale di polizia penitenziaria, da impiegare come ufficiale di polizia giudiziaria che assiste a distanza alle udienze".
La soluzione delle video conferenze, fin qui utilizzata per i detenuti a più elevata pericolosità (in gran parte mafiosi e terroristi), ha sempre trovato l’opposizione dei difensori.

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