Cronaca

Pm di Bologna contro Giovanardi: l’ex senatore vince il primo tempo

La Procura vuole usare in un processo cinque telefonate dell’ex senatore. La Giunta per le autorizzazioni a procedere chiede “motivazioni congrue”

Senato: disegno di legge sulle unioni civili

Maurizio Tortorella

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Carlo Giovanardi vince la prima fase della partita a scacchi giudiziaria che, da ex parlamentare, sta giocando al Senato contro la Procura di Bologna.
I magistrati, infatti, vorrebbero dal Senato l’autorizzazione a utilizzare cinque intercettazioni telefoniche del 2013 in un procedimento penale che vede coinvolto lo stesso Giovanardi, per sette legislature parlamentare prima per la Dc e poi per il centrodestra berlusconiano, quindi senatore dal 2013 al 2018.
La Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato ha però deliberato all’unanimità, prima ancora di valutare la richiesta dei magistrati, che le 243pagine presentate della Procura di Bologna non sono sufficienti. Ai magistrati la Commissione ha obiettato che, perché la Commissione stessa possa deliberare sugli atti d’intercettazione relativi alle telefonate, serve preventivamente “una motivazione specifica e congrua”.
Nella decisione si sottolinea anche che, secondo quanto stabilito dalla Corte costituzionale, nella richiesta dei pubblici ministeri deve sussistere sia "il requisito negativo" dell'assenza di ogni intento persecutorio o strumentale della richiesta, sia “quello positivo dell’affermata necessità dell' atto, motivata in termini di non implausibilità".
La Direzione antimafia bolognese contesta all'ex senatore i reati di minaccia a corpo politico, amministrativo e giudiziario dello Stato, minaccia a pubblico ufficiale, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio con l'aggravante mafiosa. I pm bolognesi sostengono che Giovanardi, che è stato anche membro della Commissione antimafia nonché ministro berlusconiano per i Rapporti con il Parlamento, avrebbe rivelato documenti segreti, avrebbe addirittura minacciato carabinieri e fatto pressioni sulla prefettura di Modena al solo fine di fare ammettere nella cosiddetta white-list una società colpita da interdittiva antimafia, la Bianchini costruzioni, in modo da farla partecipare agli appalti della ricostruzione del terremoto del 2012 in Emilia. Le telefonate di cui i pm vorrebbero poter disporre sono intercorse proprio tra Giovanardi e l’imprenditore Augusto Bianchini.
Interrogato lo scorso 29 ottobre dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere, Giovanardi ha contestato tutte le accuse, e ha depositato una memoria in 14 pagine (che Panorama ha pubblicato integralmente): Giovanardi ha sostenuto di essersi limitato ad agire, in qualità di senatore della Repubblica, in una battaglia politica contro i pericolosi eccessi delle interdittive antimafia.
Giovanardi ha chiesto anche di sollevare “un conflitto di attribuzioni presso la Corte costituzionale con riferimento allo straripamento dei poteri dell'autorità giudiziaria sull'attività parlamentare” sostenendo l’esistenza “di un fumus persecuzionis che appare evidente nelle 243 pagine della domanda di autorizzazione”.
Per quanto riguarda le conversazioni telefoniche, essendo stata la prima telefonata intercettata il 23 marzo 2013 e le successive nel giugno e poi il 10 luglio, secondo Giovanardi “è evidente che tutte quelle successive alla prima non possono essere definite casuali”. Da qui deriva il rigetto della domanda di potere utilizzare i tabulati.
“Dire che ero a conoscenza dei rapporti con la ‘ndrangheta intrattenuti da Augusto Bianchini” ha aggiunto Giovanardi “è una macroscopica menzogna, che viene smentita proprio dallo stesso materiale fornito dal Giudice per le indagini preliminari. Non soltanto infatti i Bianchini mi hanno ripetutamente giurato di non avere mai avuto rapporti con la Ndrangheta, ma nel video illegittimamente mostrato al processo Aemilia (si tratta di un video girato da Alessandro Bianchini nel suo studio, ndr), io incalzo ripetutamente i Bianchini a dirmi tutta la verità, perché se ci fossero state ombre sul loro comportamento sarebbero certamente emerse».


In attesa della risposta del Tribunale di Bologna, la Giunta per le autorizzazioni a procedere ora dovrà pronunciarsi anche sulla richiesta di Giovanardi di trasmettere la sua memoria al Consiglio superiore della magistratura, al ministro della Giustizia e alla Corte costituzionale sollevando il conflitto di attribuzioni. 

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