Cronaca

Interdittive antimafia: più 56% in quattro anni

Secondo l’Anac di Raffaele Cantone, le società sospese per sospetto di infiltrazioni mafiose sono state 1.922 dal 2015 al 2018

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Maurizio Tortorella

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Una crescita del 56% negli ultimi quattro anni: sta aumentando con rapidità il numero delle interdittive antimafia, lo strumento amministrativo che consente al prefetto di sospendere l’attività economica di una qualsiasi società per il sospetto di un collegamento con il crimine organizzato.

L’Autorità nazionale anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone, che oggi ha svolto la sua relazione annuale al Parlamento, ha elaborato appositamente per Panorama.it questi dati relativi agli ultimi anni. Tra il primo gennaio 2015 e il 31 dicembre 2018, il totale delle interdittive è stato di 1.922, un quinto delle quali al Nord. La crescita è stata continua: 366 ordinanze nel 2015, 411 nel 2016, 572 nel 2017 e 573 nel 2018. Tra il primo e l’ultimo anno, la crescita è stata del 56%.

In base ai dati in possesso dell’Anac, la Lombardia da sola vale poco più del 6,5% del totale delle interdittive: tra 2015 e 2018, i prefetti lombardi ne hanno emesse in totale 126 (36 hanno riguardato società con la sede a Milano, 23 a Como, 20 a Mantova).

L’Anac dispone di questi dati perché le interdittive antimafia emesse dalle varie prefetture vengono comunicate e annotate nel Casellario informatico delle imprese, che è gestito dall’Anac stessa e contiene informazioni utili per le amministrazioni pubbliche che devono assegnare un appalto. Le interdittive di cui ha cognizione l’Anac, però, riguardano soltano operatori economici che partecipano ad appalti pubblici: quindi il totale complessivo è probabilmente più elevato, in quanto una società colpita da interdittiva che gestisce un ristorante, per esempio, non risulta nel Casellario Anac. 
 

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