Grasso e il “premio speciale antimafia” a Berlusconi

La sbobinatura dell’intervista a La Zanzara dell’allora procuratore nazionale antimafia: “Premio, sì. E non è una battuta”

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Pietro Grasso all'Assemblea Nazionale di Liberi e Uguali - Roma, 7 gennaio 2018 – Credits: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Maurizio Tortorella

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Oggi sul Giornale di Alessandro Sallusti si legge una lettera di precisazione scritta da Pietro Grasso, già procuratore nazionale antimafia, già presidente del Senato per il Pd e oggi senatore di Liberi e uguali.
Che cosa cerca di precisare, Grasso? Il senatore tiene a prendere le distanze da quel che, dopo la sentenza palermitana sulla presunta Trattativa Stato-mafia, gli è stato attribuito nei giorni scorsi da più parti: e cioè che nel maggio 2012, intervistato da Giuseppe Cruciani e David Parenzo nella trasmissione radiofonica La Zanzara, l’allora procuratore nazionale antimafia avesse attribuito un “premio speciale” al governo Berluseconi per la lotta alla mafia.

Quelle parole, è evidente, vengono ricordate oggi per contrastare le accuse che vengono soprattutto dal pubblico ministero Nino Di Matteo, che imbastendo teorie politico-giudiziarie sulla nuova condanna palermitana di Marcello Dell’Utri per la presunta Trattativa, tende ad allungarne le ombre sul governo di Silvio Berlusconi.

Grasso, che oggi è uomo schierato all’estrema sinistra, è altrettanto evidentemente molto preoccupato di essere coinvolto nella disputa. “Mi venne chiesto ironicamente” ricorda nella sua lettera al Giornale “se l’ultimo governo Berlusconi meritasse un premio, e io risposi, con onestà intellettuale, che solo sul lato del sequestro e della confisca dei beni mafiosi furono adottati miglioramenti nel 2008, ma allo stesso tempo elencai i temi sui quali eravamo ancora in attesa di modifiche normative. (…) Nessun premio speciale, quindi, se non da parte dei conduttori della trasmissione”.

In realtà, ad ascoltare l’audio di quella vecchia puntata della Zanzara, risulta effettivamente che Grasso chiedeva altri provvedimenti, ma emergeva senza ombra di dubbio che a precisa domanda Grasso aderì senza alcuna ironia all’idea di un “premio speciale” per l’impegno antimafia dei governi Berlusconi. E dalle sue parole e reazioni si capisce bene che quella non è affatto “una battuta”.
Ecco, di seguito, la sbobinatura puntuale di quel che Grasso affermò durante quella trasmissione e di quel che disse nel dialogo incalzante con uno dei due conduttori, David Parenzo.

David Parenzo: Tutti i governi italiani dicono: noi abbiamo fatto tantissimo contro la mafia. Ma al governo Berlusconi lei glielo avrebbe dato un premio speciale nella lotta antimafia?
Piero Grasso: Be’, devo dire onestamente che noi abbiamo avuto una legislazione che ci ha aiutato nel sequestro e nella confisca dei beni (dei mafiosi, ndr), nel momento in cui dissi al ministro Alfano, ministro della Giustizia, che Falcone nel creare la Direzione distrettuale antimafia e la Procura nazionale antimafia, che io dirigo, aveva omesso di inserire la legge Rognoni-La Torre che sequestra i beni ai mafiosi tra le competenze delle Direzioni distrettuali antimafia. Adesso le indagini che fanno gli specialisti dell’antimafia vengono utilizzate anche per sequestrare e confiscare i beni. Questo ha fatto salire moltissimo i beni sequestrati: sono arrivati in tre anni e mezzo a qualcosa come 40 miliardi di euro.
P.: Quindi: premio speciale ad Alfano-Berlusconi per la lotta alla mafia!
G.: Premio speciale, sì.
P.: Può sembrare una battuta, ma non è così!
G.: No no no, è così, davvero.
P.: Quindi è vero. Grasso: “Premio speciale ad Alfano e Berlusconi per la lotta alla mafia”.
G.: Su questo lato… Su altre cose che avevamo chieste, per potere avere ulteriori strumenti, come l’autoriciclaggio, le norme sulla corruzione, un aggravamento dei reati fiscali…
P.: Vabbè, ma il premio speciale a Berlusconi glielo dà, per la lotta alla mafia.
G.: Per questo aspetto senz’altro. Per il resto ancora aspettiamo…

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