Cronaca

A Firenze un caso di stalking senza risposte

La colf peruviana di un giornalista aggredita dall’ex compagno. Che rompe vetri e brucia motorini. E la giustizia non interviene

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Maurizio Tortorella

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«Ho paura e sono stupito, perché qui nessuno sembra fare nulla». Il caso denunciato da Francesco Bigazzi, 75 anni, giornalista e autore di una ventina di saggi politici (da Oro a Mosca: i finanziamenti sovietici al Pci dalla Rivoluzione d'ottobre al crollo dell'URSS, fino al più recente Il viaggio di Falcone a Mosca), dovrebbe fare riflettere sulla reazione dello Stato nei confronti dello stalking.
Domenica 28 ottobre, Bigazzi ha denunciato alla Questura di Firenze che le sue due automobili, parcheggiate la sera prima sotto casa, erano state vandalizzate: tutti i finestrini erano stati rotti, e tutti gli pneumatici erano stati tagliati. Nella denuncia, Bigazzi descriveva come possibile movente la situazione di grave stalking di cui da tempo è vittima la badante del figlio disabile, una donna peruviana.
Il giornalista segnalava nel suo esposto di essere stato testimone di plurimi alterchi tra lei e il suo ex compagno, anche lui peruviano. L’aggressività dell’uomo in passato era stata così grave che la donna lo aveva già denunciato. «Poiché le abbiamo dato un lavoro», aggiunge Bigazzi nel testo della denuncia, «e ora lui ce l’ha anche con noi. Così io comincio a temere anche per l’incolumità mia e della mia famiglia».
Da quel momento, contrariamente alle aspettative di un rapido intervento delle forze dell’ordine e di una tempestiva reazione anche da parte della magistratura, la situazione è andata peggiorando. Qualche giorno dopo la denuncia, infatti, i vetri dell’auto di Bigazzi sono stati nuovamente sfondati. Qualche ora più tardi, il motorino della sorella della badante è stato dato alle fiamme, e l’incendio che ne è seguito ha annerito e danneggiato parzialmente la facciata dell’immobile sovrastante, dove la donna abita.
In tutto questo, sorprendentemente, non si è invece prodotta alcuna reazione giudiziaria né alle minacce, né ai danneggiamenti. Nulla: «Il giudice incaricato del caso» spiega Bigazzi a Panorama.it «ha stabilito che non intravvede motivi di pericolosità tali da giustificare misure restrittive. Io, però, non capisco proprio che cosa possa giustificare quelle misure più di atti così gravi».
La badante, nel frattempo, è stata ospitata in una struttura protetta. La paura del giornalista è che, come tante volte purtroppo è accaduto in passato, la situazione precipiti: che la nuova abitazione provvisoria della badante possa essere scoperta e che la donna possa finire vittima del suo persecutore.
Paradossalmente, meno di due settimane fa il ministro della Giustizia, Adriano Bonafede, e quello della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno (fondatrice dell’associazione Doppia difesa, a tutela delle donne vittime di violenza), hanno presentato un disegno di legge congiunto che vorrebbe stabilire un canale privilegiato per le denunce di stalking.
Intitolata “Codice rosso”, la norma stabilisce procedimenti snelli per la tutela tempestiva delle vittime di violenza domestica. La polizia giudiziaria dovrà comunicare immediatamente al pubblico ministero le notizie di reato. La vittima dovrà essere ascoltata dal pm entro tre giorni dalla denuncia, e le indagini partiranno immediatamente.
Questo nella teoria di un disegno di legge. Ma la pratica giudiziaria, purtroppo, sembra ancora essere lontana anni luce.

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