Cronaca

Albertini: perché il Tribunale di Roma non decide su Robledo?

Nel 2016 l’ex senatore aveva querelato l’ex pm milanese per vilipendio del Senato. Da sette mesi la Procura romana ha chiesto il rinvio a giudizio, ma da allora tutto tace

Maurizio Tortorella

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La lettera è stata appena inviata alla presidente del Senato, Elisabetta Casellati, e a una serie di altre istituzioni, tra le quali la presidenza della Repubblica. Il firmatario è l’ex senatore Gabriele Albertini, il quale segnala che una richiesta di rinvio a giudizio contro il magistrato Alfredo Robledo, depositata dalla Procura di Roma il 17 maggio 2018, non ha ancora avuto alcuna risposta dal tribunale della Capitale.

La lettera è l’ultimo capitolo nell’infinita querelle giudiziaria tra Albertini e Robledo. Passata attraverso una sequenza di querele incrociate per diffamazione e per calunnia, la guerra tra i due continua ad arricchirsi di duelli. Nella lettera, Albertini intende infatti segnalare l’estrema lentezza con cui la giustizia romana si sta facendo carico di una sua denuncia per vilipendio di corpo legislativo, presentata nel novembre 2016 contro Robledo, e chiede che il procedimento non venga lasciato nella polvere.
Due anni fa, la denuncia di Albertini faceva riferimento a un appello online, con il quale Robledo chiedeva di aderire a una petizione contro l’ex sindaco per evitare che il Senato potesse accordargli l’immunità parlamentare come guarentigia in un processo in corso a Brescia, nato a sua volta da una querela per calunnia presentata dallo stesso Robledo.
Il primo firmatario dell’appello era il giurista napoletano Paolo Pollice, amico di Robledo. La petizione s'intitolava “NO immunità/impunità al senatore Albertini”. Robledo ne aveva diffuso online il testo integrale. Questo: "Cari amici, vi scrivo per chiedervi di firmare e diffondere (se lo ritenete) questa petizione che mi è cara. Il fatto: la giunta per le immunità parlamentari si è inventata la bestialità dell’immunità retroattiva per salvare la pelle a Gabriele Albertini nel processo che lo vede imputato per calunnia aggravata a mio danno. Un abuso da casta di un privilegio bello e buono: all’epoca dei fatti oggetto del processo, non era senatore. È talmente semplice. Ora l’amico e stimato professore Paolo Pollice ha lanciato questa petizione, e vi chiedo di sostenerla in vista della discussione in Senato per la quale si procederà - udite udite - con voto segreto. Non possono sguazzare nei loro privilegi, ricattare le istituzioni con la loro posizione e rimanere sempre impuniti".
L'appello di Robledo continuava con accuse gravi nei confronti dell'attività politica di Albertini: "Questo è un caso che mi tocca da vicino" proseguiva Robledo "ma è anche un episodio che dimostra la crisi della democrazia e della rappresentanza politica. Albertini aveva minacciato di togliere supporto al governo se non gli avessero concesso l’immunità per questa questione sua personale. È un voto di scambio, una cosa che fa orrore. Grazie del vostro sostegno morale, anche solo con una firma e la condivisione sui vostri canali, famiglia e amici. Firmare è semplicissimo basta cliccare sul link che invio ed inserire nome, cognome, e mail e cliccare su firma. Per diffondere questa petizione potrete anche inoltrare questo mio messaggio con annesso link a tutti i vostri contatti, chiedendo loro di firmare e condividere a loro volta. Grazie sin da ora per quanto farete. Firmato: Alfredo Robledo".
Il Senato aveva poi accordato l’immunità parlamentare ad Albertini, ma quella protezione non era stata minimamente necessaria perché nel febbraio 2017 il senatore era stato comunque assolto con formula piena dal Tribunale di Brescia.
Contro l’iniziativa di Robledo, comunque, nel novembre 2017 Albertini aveva deciso di presentare una denuncia al Tribunale di Roma, ipotizzando a sua volta il reato di vilipendio da parte del magistrato nei confronti del Senato per le parole contenute nell’appello.
Da allora, però, sono trascorsi oltre due anni. E pochi giorni fa Albertini ha scoperto che la Procura di Roma in maggio aveva chiesto il rinvio a giudizio del magistrato. Ma da allora nessun giudice si è occupato della vicenda. Un’anomalia che l’ex sindaco ha deciso di segnalare a chi di dovere. La guerra, insomma, continua.

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