"Al governo dico: lo stalking va fermato. Così"

Parla Giulia Bongiorno, penalista, ex parlamentare, ideatrice con Michelle Hunziker della Fondazione Doppia difesa che assiste centinaia di donne all'anno

President of the judiciary commission at

Giulia Buongiorno – Credits: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images

Maurizio Tortorella

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"La continua violenza sulle donne e lo stalking? Matteo Renzi e il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, hanno gravi responsabilità: in questi mesi non hanno fatto leggi, non ne hanno mai parlato. Al contrario, prima hanno varato la norma “svuotacarceri”, che ha evitato l’arresto preventivo e la reclusione dei condannati di reati presunti “minori”, come per l’appunto viene detto lo stalking. E poi hanno fatto la riforma della “lieve tenuità del fatto”, che dà ai magistrati ampi margini di discrezionalità. Ma in questo campo, come s’è visto, la discrezionalità è un disastro…".

È una sentenza dura, quella di Giulia Bongiorno. Penalista di grido, dal 2008 al 2013 presidente della commissione Giustizia della Camera, Bongiorno della questione stalking s’intende parecchio: nel 2007 a Roma, con Michelle Hunziker, ha creato la fondazione «Doppia difesa» che ogni anno offre asssitenza legale e psicologica a centinaia di donne in tutta Italia. Ma il fenomeno cresce, si dilata. E uccide.

L’ultimo caso è del 2 giugno: ad Albenga (Savona) Loredana Colucci, 41 anni, è stata uccisa con dieci coltellate davanti alla figlia tredicenne dall’ex compagno, che un mese prima era stato «premiato» con un mite patteggiamento a due anni per precedenti, gravi, ripetute violenze. Era stato perfino scarcerato. Così, malgrado gli fosse stato proibito di avvicinarsi alla donna, era tornato a minacciarla. Lei allora lo aveva ancora denunciato, tre volte. Ma tutto, disperatamente, è stato vano. Sì, ora il ministro ha spedito gli ispettori alla Procura di Savona, ma è un po’ tardi.

Avvocato Bongiorno, ogni volta sembra di leggere la stessa notizia: gravi violenze, denunce inutili, poliziotti inerti, giudici che non capiscono. E donne che muoiono.
È un disastro. Il primo problema è che nessun governo, da anni, ha assunto come priorità la violenza contro le donne. È come se il fenomeno fosse normale. C’è assuefazione. Sì, a fine anno si fanno i bilanci e ci si stupisce di oltre 10 mila denunce in 12 mesi e delle tante morti. Ma non cambia nulla. È colpa anche della mentalità, della cultura prevalente: che resta quella «proprietaria», del pater familias.

È colpa anche dei magistrati: lei sa che Filippo Maffeo, il giudice di Savona che ha liberato l’omicida di Albenga, nel 2009 era stato a sua volta denunciato per stalking, e per questo trasferito dal Csm?
In troppi magistrati manca la corretta percezione del fenomeno. Anche polizia e carabinieri spesso non sono preparati: sa quante donne vengono a dirci che un agente ha consigliato loro di non fare la denuncia «in nome della quiete in famiglia»?


Il problema principale, però, riguarda i tribunali, non crede?
Certo, se si concede un patteggiamento a due anni a un violento,
e per di più lo si scarcera, è come regalargli un bonus. Ecco, mi domando perché mai il governo Renzi abbia subordinato i patteggiamenti per i reati dei «colletti bianchi» al risarcimento del danno, e non abbia fatto lo stesso per lo stalking.


E come dovrebbe funzionare?
Sei uno stalker? Sei un marito violento? Vuoi patteggiare? Bene. Io giudice devo subordinare la mia decisione a un interrogatorio preventivo con la tua vittima. E poi devo verificare anche con la polizia giudiziaria che tu davvero non sia più pericoloso. Altrimenti, nulla. E poi le pene devono essere scontate: non si possono concedere sempre e comunque attenuanti e condizionale.


Per lei basterebbe, questo?
No. Servirebbero anche pool specializzati nelle Procure, e più formazione per magistrati e agenti di polizia. Oggi non tutti hanno la capacità di capire. In troppi sminuiscono la denuncia di una donna minacciata, pensando: «È soltanto un’isterica».

Servirebbero anche processi più veloci: 711 giorni di media per un primo grado sono troppi, no?
Mi capitano tante donne che dicono: «Io ho denunciato, ma non succede nulla». Il problema della giustizia lenta è grave. Ma nello stalking diventa gravissimo, perché si richia la morte. Il governo Renzi un anno fa aveva annunciato la «grande riforma della Giustizia». Ma poi che cosa ha fatto per accelerare i processi? Nulla. Cosa ha fatto per le donne? Nulla. Ripeto: questo governo
ha gravi responsabilità.


Che cosa si dovrebbe fare, secondo lei?
Renzi diceva che il «tappo» che impediva la riforma della giustizia era Silvio Berlusconi. Bene, quel tappo non c’è più. Allora imponga ritmi più veloci ai processi. E non faccia riforme di facciata, come alzare le pene per la corruzione. Per di più, se la politica non capisce e si concentra su altri problemi, per esempio la violenza negli stadi, le forze dell’ordine percepiscono che quella è l’emergenza e tutto il resto passa in secondo piano. Renzi dovrebbe fare leggi contro la violenza sulle donne, dovrebbe parlare del problema. Invece, così come avevano fatto Mario Monti ed Enrico Letta, ha abolito il ministero delle Pari opportunità che era stato creato da Berlusconi. E aveva fatto tantissimo…

E le donne che cosa dovrebbero fare?
Non dovrebbero farsi imbrogliare dai loro sentimenti e non dovrebbero rimettere così facilmente le loro querele: oggi quasi un quarto dei processi per stalking finisce in nulla perché la denuncia viene ritirata. Ma il dietro-front crea nuovi pericoli. Le donne, soprattutto, non dovrebbero mai andare all’«ultimo appuntamento» con un uomo violento. Spesso è davvero l’ultimo: perché è mortale.

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