Immigrazione, la vergognosa latitanza dell'Onu
Milos Bicanski/Getty Images
Immigrazione, la vergognosa latitanza dell'Onu
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Immigrazione, la vergognosa latitanza dell'Onu

Ha ragione il cardinale Bagnasco quando chiede se le Nazioni Unite abbiano mai fatto qualcosa di serio per affrontare il dramma dei profughi

Finalmente qualcuno che non fosse un politico di centrodestra ha scoperto che le Nazioni Unite hanno una responsabilità nell’ignavia e nell’ipocrisia con la quale (non) affrontano il tema dei flussi migratori nel Mediterraneo. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani e arcivescovo di Genova, chiede se l’Onu abbia mai fatto qualcosa di “serio e deciso” in tema di migrazioni (e ottiene il plauso del governatore leghista del Veneto, Luca Zaia). L’Onu che nella ex Jugoslavia si è macchiato di una delle più ignominiose vergogne del Dopoguerra, l’avere scientemente abbandonato al massacro etnico la popolazione musulmana maschile di Srebrenica. Le Nazioni Unite hanno avuto in Italia portavoce come Laura Boldrini, oggi presidente della Camera, che non hanno mai mancato di “fare politica” e condannare e bacchettare i governi nel momento in cui adottavano misure dure. Ma quando il Palazzo di Vetro si è trovato a dover prendere decisioni ha rivelato tutti i propri limiti.


L'inutilità dell'Onu
Come arginare la migrazione suicida dal Nord Africa (in particolare da Libia ed Egitto) all’Italia e alla Grecia? Non si possono respingere gli aspiranti rifugiati, dice l’Onu. Ovvio. Ma la ricetta del Palazzo di Vetro è fallace, perché pur avendo potere “politico e finanziario” per dirla col presidente della Cei Bagnasco, l’Onu si è limitata a ripetere il ritornello burocratico dell’accoglienza e dell’aiuto in loco. Che sarebbe, è vero, l’unica soluzione. Ma l’Onu non ha la determinazione di imporre alcun tipo di aiuto. Chi voglia può tranquillamente fare una passeggiata sugli spalti del posto di confine (provvisorio) del Golan tra Israele e Siria, vedrà i soldati blu che si sono ritirati nel settore israeliano per paura di essere rapiti dall’Isis e da lì, senza fare un passo in territorio pericoloso, sorridono placidamente al sole del Medio Oriente, agitano la manina per dire “ciao ciao” ai turisti e posano per le foto ricordo. Ovvio, c’è del buono anche nell’Onu, e in tanti che ci lavorano. Per esempio in Libano assistendo i profughi dalla Siria. Ma il buono che c’è non ha il volto delle Boldrini (come ex portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati). Di chi fa politica senza sporcarsi le mani. Di chi conosce a memoria le “norme di linguaggio” ma poi si ostina non vedere la tragedia quotidiana. Di chi, oltretutto, pretende di fare la morale agli altri. La realtà impone scelte. Che l’Onu non prende mai. Scelte drammatiche.

L'incapacità dell'Europa
Basterebbe guardare bene le immagini della Grecia. Un clic. Un video. Le mani tese degli immigrati a Kos, una delle più belle isole greche, a ridosso della Turchia. Altro video: gli immigrati che a Kos menano le mani per un tozzo di pane. Sequenze rimandate dalla Tv greca, che richiamano altre immagini di tanti anni fa, quando in Africa c’era la carestia (mani tese dei bambini Tuareg nei campi profughi del Mali o Dancali tra Gibuti, Etiopia e Somalia). Ma Kos è Europa. Le mani tese dei migranti, la loro rissa per sfamarsi, le sequenze di miseria e violenza, ci appartengono anche se non vogliamo. L’Europa ha dato prova di non saper affrontare l’emergenza (che essendo ormai cronica non può neanche definirsi emergenza). Di non saper essere né efficace, né solidale. Italia e Grecia subiscono l’impatto principale. Solo grazie a una fatica immensa, Roma e Atene sono riuscite a imporre nell’agenda politica dell’Unione il tema dei flussi migratori. La tanto vituperata Germania ha accolto quest’anno 600mila migranti. Ma il Nord Europa ha aspettato che il problema esplodesse, incredibilmente ma non del tutto imprevedibilmente, a Calais, tra Francia e Gran Bretagna, perché anche Londra e Parigi lanciassero un appello alla “condivisione”. L’Ungheria, dal canto suo, avvia la costruzione di Muri alla statunitense (col Messico) per fermare il flusso di profughi dal confine serbo.
Kos è la Lampedusa della Grecia. In 12mila sono sbarcati sull’isola greca, l’equivalente di un terzo della popolazione. In Italia continuano a morire in mare, e a sbarcare in condizioni pietose.
E l’Onu, dov’è?  

Milos Bicanski/Getty Images
Immigrati in attesa delle procedure di registrazione nello stadio di Kos, Grecia, 11 agosto 2015
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