Il vero bipolarismo all'italiana
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Il vero bipolarismo all'italiana
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Il vero bipolarismo all'italiana

Da un lato coloro che non vogliono andare al voto, perché l'Italia - dicono - ha bisogno di un governo. Dall'altro Renzi, Grillo e - in cuor suo - Berlusconi. È questo il vero discrimine della politica italiana. La posta in gioco è il potere

 

In fondo è semplice. In Italia ha vinto il bipolarismo. Ci sono solo due partiti, quello del voto e quello del non voto, senza apparati, strutture, quadri dirigenti, simboli, portavoce. Non hanno neppure un programma. Hanno solo una prospettiva, anche perché in parte operano sottotraccia.

Il bipolarismo all’italiana si regge sulla logica binaria “alle urne sì, alle urne no”. Ma questi due partiti sono indipendenti da quelli esistenti. Il bipolarismo all’italiana è trasversale. Attraversa il campo di battaglia, scompagina gli schieramenti. Da un lato c’è il mazziere che distribuisce le carte e non ha voglia di cedere il banco. Dall’altro ci sono tanti giocatori all’assalto. La posta è il Potere. Il (nuovo) Governo. Mentre il paese crolla.   

Se consideriamo i partiti che siedono in Parlamento, sembra esserci oggi una maggioranza che regge l’esecutivo composta da Pd, Pdl, Scelta civica, più qualche intingolo di varia natura. La minoranza, invece, sembrerebbe formata da Movimento 5 Stelle, Sel, Lega e Fratelli d’Italia, più pochi altri. La realtà però è diversa, e se ne ha la plastica dimostrazione nei commenti alla legge di stabilità. Angelino Alfano, vicepremier e ministro dell’Interno e segretario del Pdl, fa un tweet dicendo che per la prima volta una legge di bilancio non mette le mani nelle tasche dei cittadini, ma il coordinatore dello stesso partito di Alfano, Sandro Bondi, dichiara che di questa legge di stabilità “si può morire”. Intanto il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, promuove il testo anche se va migliorato, mentre la sinistra interna e quella renziana lo bocciano, le ultime misure sarebbero vili e molto inadeguate.

Scelta Civica non attacca, limitandosi a “avanzare riserve”, solo perché ha orrore del voto. Sembra che la legge di stabilità sia un po’ bastarda, che nessuno voglia assumersene la paternità e nessun partito riesca anche solo per motivi di bandiera a sposarla in pieno. Figlia di nessuno, insomma. In effetti è una legge inutile, che inutilmente colpisce pensionati, inquilini, comparto sicurezza e pubblici dipendenti che contavano sugli straordinari e sulla certezza della liquidazione e se la trovano rateizzata a tradimento e in più col taglio degli straordinari, mentre non incide su spesa e sprechi, non genera riforme strutturali, non rilancia consumi e produttività. Un flop di contenuti, a dispetto delle assicurazioni altisonanti della vigilia.

In queste condizioni, non c’è altra scelta che tra voto e non voto. Ma che senso ha tenere in vita un governo di larghe intese se invece di prendere il toro per le corna, scuotere in positivo l’economia, si varano misure basate su vecchi compromessi da proto-Repubblica?

Ecco allora emergere gli schieramenti reali. Il partito del voto con i lealisti e i falchi del Pdl, l’opposizione renziana e di sinistra nel Pd, Movimento 5 Stelle (salvo qualche transfuga o dissidente), Sel, Lega e Fratelli d’Italia. Tutti insieme gli arditi Fitto, Bondi, Santanché, Renzi, Civati, Vendola, Grillo, Maroni, Crosetto e la Meloni. Poi c’è il partito del non-voto, il fronte del governo a oltranza: il Pd ufficiale e il Pdl ufficiale, con quel che resta di Scelta Civica. Letta, Franceschini, Epifani, Cuperlo a braccetto con Alfano, Lupi, Cicchitto, la Lorenzin e Monti e Casini. La nuova DC.

Nel mezzo, oppure sotto, ci siamo noi coi nostri problemi. Dei quali poco importa a chi vara leggi di stabilità da compromesso doroteo nel pieno di una crisi che imporrebbe con la sua perdurante violenza ben altre filosofie d’attacco, con l’urgenza di un paese che rischia di finire sotto programma quasi senza accorgersene (forse lo è già).

Quindi il dilemma non è: Pdl o Pd? Cinque stelle o resto del mondo? Il dilemma è: deve cadere il governo o no? Si deve andare al voto anticipato oppure no? Renzi, Grillo e in cuor suo Berlusconi, leader controversi ma autentici, forse vorrebbero una sana campagna elettorale per far decidere gli elettori. Tutti gli altri, i detentori di cariche di governo e i parlamentari affezionati allo scranno, si dicono convinti che l’Italia ha bisogno di un esecutivo. Della serie: “Avete bisogno di noi, del nostro governo”. Ma io diffido sempre di chi si sacrifica nel mio interesse.

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