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Il ruolo di Berlusconi nel nuovo centrodestra

Dare un segnale di unità nella diversità. Così il leader di Forza Italia ha trasformato la manifestazione di Bologna in un evento politico nazionale

Nella stagione di internet e delle piazze virtuali, la piazza in senso fisico come luogo di mobilitazione politica, fatta di corpi accalcati e sudati, di urla e di cori, di lunghe trasferte in pullman a metà strada fra la scampagnata e la spedizione di tifosi a sostegno della squadra del cuore, ha perso molto del suo appeal.

Oggi i numeri dei partecipanti alle manifestazioni di piazza si contano nell’ordine delle migliaia, nella migliore delle ipotesi delle diecine di migliaia, non certo delle centinaia di migliaia o dei milioni di persone. E chi viene in piazza sono gli attivisti, gente più che motivata e con le idee fin troppo chiare.

Non deve stupire dunque che le migliaia (di più non erano) di persona raccolte da Salvini in piazza a Bologna riflettessero il variegato mondo leghista e le sue sfaccettature, più complesse di quanto si immagini. La presenza di militanti di Forza Italia, per quanto visibile, era nettamente minoritaria, e quanto a Fratelli d’Italia, diciamo che con tutta la buona volontà difficilmente riescono a farsi notare.

Fra i militanti leghisti esiste un’ala “dura e pura” cui va stretta l’alleanza con Berlusconi (e con chiunque altro): sognano una Lega al 51% o, più realisticamente, un’eterna opposizione che però consenta di lucrare un po’ di spazio elettorale senza competizioni o contaminazioni scomode.

A costoro va stretto anche Salvini, il quale, al di là dell’atteggiamento “descamisado”, è un buon tattico e sa bene quando premere l’acceleratore e quando il freno, e sa benissimo senza accordi non ci sono prospettive per le sue – non modeste – ambizioni.

Dunque se qualcuno nella piazza ha fischiato Berlusconi – noi c’eravamo, e possiamo testimoniare che si trattava di modesti, quasi inudibili settori della folla – questo qualcuno sapeva benissimo cosa faceva, e intendeva fare dispetto prima a Salvini che a Berlusconi.

D’altronde il Cavaliere era in una condizione per lui insolita: quella di ospite in un evento non suo. Non parlava alla sua gente, parlava a gente abituata ad una diversa retorica, più sanguigna. Berlusconi è un seduttore, quel tipo di folla non ama essere sedotta, ama essere frustata e sospinta da parole infuocate.

Certamente più a suo agio in quella situazione era Giorgia Meloni, l’Evita Peron della Garbatella: capace di gridare con accento romanesco le cose che fanno andare in sollucchero i cuori padani.

Berlusconi aveva un altro compito, quello di dare un segnale di unità nella diversità. È il compito più difficile, anche perché la diversità è comunque antropologica. Il Cavaliere, anche se per l’occasione indossava – come fa spesso quando vuole essere informale – una discussa camicia scura aperta sotto la giacca, idealmente non ha mai dismesso il doppiopetto di Caraceni con il quale è decisamente più a suo agio.

Quel doppiopetto con il quale parlare al mondo dell’impresa, dell’innovazione, della finanza, alla borghesia produttiva, ai ceti medi riflessivi e prudenti, ed anche alle famose “vecchie zie” di Longanesi.
Le vecchie zie non hanno mai smesso di amarlo, e lui non le ha mai tradite, mentre inarcano un sopracciglio davanti ai modi ruvidi e al linguaggio zoppicante di Salvini. Le “vecchie zie”, spiegava Longanesi, salveranno l’Italia, non i descamisados, né i militanti appassionati o calcolatori.

Per questo i (pochi) fischi di Bologna, se davvero ci sono stati, mandano in sollucchero la stampa “progressista”, che sguazza nei pezzi di colore, ma a Berlusconi fanno più bene che male. Dimostrano chi è pur sempre la “carta vincente” del centro destra italiano.

La presenza di Berlusconi (insieme all’imbecillità criminale dei centri sociali) è quello che ha trasformato una piccola manifestazione di militanti destinata ad occupare poche righe nelle pagine interne dei giornali (nonostante gli annunci e gli sforzi organizzativi) in un evento politico nazionale.

I Salvini e le Meloni per il futuro sono avvisati.

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