Il Papa lascia l’Ecuador e i movimenti per i diritti civili gli dicono grazie
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Il Papa lascia l’Ecuador e i movimenti per i diritti civili gli dicono grazie
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Il Papa lascia l’Ecuador e i movimenti per i diritti civili gli dicono grazie

Apprezzamento a Francesco dal presidente Correa ma anche dall’opposizione che ora chiede il confronto su economia, fisco, giustizia e libertà

La vigilia della visita papale in Ecuador era stata segnata da una duplice manifestazione contro il presidente Rafael Correa: il 2 luglio, il sindaco di Guayaquil, Jaime Nebot, del partito di opposizione «Madera de Guerrero» aveva indetto una manifestazione contro il governo e contro il progetto di legge “Herencia y Plusvalia” (sulla redistribuzione del reddito) a cui hanno partecipato 350 mila persone secondo gli organizzatori e 100 mila secondo la polizia. Nella capitale Quito altre decine di migliaia di persone, convocate tramite i social network e internet, hanno protestato in piazza. Duri scontri con la polizia, arresti e feriti e le dimissioni del capo della polizia, Fausto Tamayo Cevallo. Il Ministro dell’interno ha parlato persino di tentativo di golpe. Poi la “tregua” per l’arrivo del Papa.


La visita di Francesco è stata una straordinaria ribalta per il presidente Correa che l’ha sfruttata al massimo, grazie anche ai buoni rapporti di amicizia con il pontefice. Eppure, intervistati da Panorama, anche i movimenti dei “cittadini” che avevano sfilato per le strade il 2 luglio si dicono soddisfatti. Jaime Vega, giornalista, 38 anni, era in piazza in 2 luglio a Quito e ora, con Panorama, commenta: «Sapevamo che Correa avrebbe fatto di tutto per cercare di strumentalizzare questa visita. Ma il Papa non è caduto nella trappola: non ha lasciato politicizzare la visita, i suoi richiami sono sempre stati ispirati alla dottrina sociale della Chiesa».
Gli fa eco Gabriela Fraga, 33 anni, ingegnere ambientale: «Bergoglio ha tenuto una linea equilibrata. Basti pensare alle parole che ha detto all’arrivo all’aeroporto quando ha lodato il popolo ecuadoriano che “si è alzato in piedi con dignità”. Il governo ha detto che era una lode al suo operato per le riforme e lo sviluppo, l’opposizione e i movimenti della società civile invece hanno sottolineato come questo sia stato un richiamo al loro coraggio di scendere in piazza e protestare contro l’operato del presidente».
«Ora però si tratta di far fruttare questi inviti al dialogo e al confronto lanciati dal Papa. Bisogna aprire subito un tavolo con il governo sulle riforme economiche, sulla giustizia sociale e sulla tutela delle libertà fondamentali. Ci auguriamo che il governo, alla luce degli inviti del pontefice, sia finalmente disponibile», osserva Pilar Rives, 61 anni, pensionata. Il modello seguito dai gruppi dei movimenti per i diritti civili assomiglia a quello di Beppe Grillo: «Tutto avviene grazie alla rete: la manifestazione del 2 luglio l’abbiamo convocata utilizzando i social network e tramite questi ci scambiamo opinioni e informazioni. La rete è uno strumento essenziale per il nostro movimento», spiega Jaime.

Papa Francesco incontra i fedeli nella chiesa di San Francesco a Quito, Ecuador, 8 luglio 2015. ANSA / CIRO FUSCO
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