Il Papa a Lampedusa? Un panzer destinato allo scandalo

Lo storico Franco Cardini analizza le ultime decisioni del potefice e il significato della visita nell'isola dei migranti. Foto da Lampedusa - L'entusiasmo degli arabi italiani

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Papa Francesco benedice i fedeli durante la sua visita a Lampedusa, 8 luglio 2013 – Credits: ANSA /Matteo Guidelli

Carmelo Caruso

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Sotto l’atteggiamento mite da prete, in realtà c’è un panzer che vuole provocare scandalo. Lampedusa è il suo spartiacque. Cambierà la distribuzione degli aiuti della chiesa. Ma non solo. Fate caso alla lettura che ha scelto. E’ l’inizio della Genesi, quando Caino dice a Dio di non essere il custode di suo fratello. Come Caino, papa Francesco ci dice che siamo responsabili della mancata risposta di fronte ai migranti, della nostra estraneità nei confronti di questi fratelli. Una visita che è una richiesta di perdono dunque”.

Da cattolico, Franco Cardini, ordinario di Storia medievale e uno dei più sottili chierici cattolici, dice di aver passato le ultime settimane a interrogarsi e cercare delle risposte: “Mi chiedevo: va bene l’anello d’argento, ma ancora si tratta di un papa che fino alle scorse settimane era rimasto fermo al “significante”. Attenzione, voleva essere una critica al simbolico. L’anello d’argento, la fine dello sfarzo. Sono simboli, come del resto è giusto che sia, in una società dello spettacolo. Anche il saluto peronista con cui veniva acclamato dagli argentini “Si sente, si sente, il papa è presente” era segno di una persona radicata con il suo popolo, simbolo insomma”.

E’ con la prima visita di papa Francesco a Lampedusa, che secondo Cardini, il tempo di questo papato assume un’accelerazione destinata a imprimere la data zero: il segno che prende il sopravento sul significante. “Riconosce all’isola di Lampedusa il merito che nessuna autorità europea e italiana ha finora tributato, ma la visita di Francesco è anche un assegno in bianco senza cifre verso questa comunità”. Destinata a finire quella ambiguità che il professore ritiene una sorta di “gioco delle tre carte” che ha dato vita a un doppio linguaggio della chiesa.

“Avevamo i Don Gallo e dignitari dello Ior. Un linguaggio che da Giovanni Paolo II era stato in parte attaccato, con Benedetto XVI invece c’è stata prudenza, sotto questo aspetto il papato di Benedetto è stato un fallimento, non certo per colpa sua”. Seguìto da pochi cardinali, ma perché? Per Cardini due possono essere le ragioni: “O è una scelta diretta di Francesco oppure in realtà sono pochi i cardinali che hanno sposato la direzione di questo papato. Lampedusa è una richiesta di perdono con tutto il corpo, il corpo di un papa che da capo di un’istituzione radicata nella società del benessere si sente responsabile”.

Per Cardini è il rifiuto del darwinismo sociale “Il Caino sono io perché faccio parte di questa società opulenta che distoglie lo sguardo”, ed è la contraddizione tra le “Lampeduse” e le tante “Roma” che secondo Cardini da ora in avanti sarà oggetto del messaggio di Francesco: “Il calice di legno, il commissariamento dello Ior, l’arresto di un suo dignitario che solo grazie al papa è stato possibile, sono adesso quei segnali concreti che attendevo da cristiano”. Così radicale che per Cardini “non mi meraviglierei se venisse ucciso”. “Siamo di fronte a un messaggio che definirei escatologico, le cose del mondo, sembra suggerirci Francesco, sono arrivate al punto che non si può più perdere un attimo. E’ destinato ad essere il papa dello scandalo”.

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