Il malinconico anniversario dei patti lateranensi

Al ricevimento con politici e prelati, timori e sconcerto dopo l'addio di Ratzinger

(ANSA)

Ignazio Ingrao

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Appena un anno fa il governo al completo sfilava per gli affollatissimi saloni di Villa Borromeo, l’ambasciata d’Italia presso la Santa sede, in compagnia di prelati, politici e imprenditori. Questa sera invece, pochi invitati, complice il concerto dello scorso 4 febbraio offerto dal presidente Giorgio Napolitano a papa Benedetto XVI in Vaticano che ha sostituito il ricevimento per l’anniversario dei Patti lateranensi. Un po’ malinconia, come ha commentato, lo stesso “padrone di casa”, l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco, perché i principali protagonisti di questi incontri l’anno prossimo non ci saranno più, a cominciare da Napolitano. Ma anche smarrimento e sconcerto per le improvvise dimissioni del pontefice.

Prima dei colloqui bilaterali, il cardinale Tarcisio Bertone ha incontrato separatamente il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e lo ha invitato per un udienza di commiato nei prossimi giorni con il Papa dimissionario. Quindi il presidente Mario Monti. Poi i consueti colloqui con i rappresentanti del governo italiano, della Santa sede e della Cei. Oltre a Napolitano e Monti c’erano i presidenti di Senato e Camera Renato Schifani e Gianfranco Fini, i ministri Paola Severino, Anna Maria Cancellieri, Elsa Fornero, Lorenzo Ornaghi, Enzo Moavero, Vittorio Grilli, Andrea Riccardi, Giulio Terzi, il sottosegretario Antonio Catricala'. Quindi, insieme al card. Bertone, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, il sostituto della Segreteria di Stato, mons. Angelo Becciu, il segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Dominique Mamberti, il suo sotto-segretario mons. Ettore Balestrero, l'assessore mons. Brian Wells, il presidente dell'Aif card. Attilio Nicora. Si sono quindi aggiunti anche altri prelati, come i cardinali Agostino Vallini, Giuseppe Bertello, Camillo Ruini, Saraiva Martins, Gianfranco Ravasi, Antonio Maria  Veglio', James Michale Harvey, Domenico Calcagno, Salvatore De Giorgi, e l'arcivescovo Rino Fisichella. E anche altri politici come Pier Ferdinando Casini e Gianni Letta.

Tra i commenti raccolti nel breve ricevimento al termine dei colloqui preoccupazione e incertezza per il futuro conclave che non si preannuncia semplice e, come qualcuno ha detto esplicitamente, anche tra i prelati, il timore che le dimissioni possano creare “un vulnus” alla figura del pontefice anche nel futuro.

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