Il grande flop dei governi tecnici
Il grande flop dei governi tecnici
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Il grande flop dei governi tecnici

Il raffronto con Spagna e Irlanda, fino al 2011 i grandi malati d'Europa, è impietoso. Le ragioni sono anche politiche: in quei Paesi sono usciti dalla crisi con esecutivi politici

 

La domanda è: perché la Spagna nel novembre-dicembre 2011 era la vera “malata d’Europa” e due anni dopo ha compiuto il miracolo, invertito il trend negativo dei suoi indicatori economici e tecnicamente non è più in recessione? Perché invece nello stesso periodo l’Italia, che soffriva la crisi ma era pur sempre in condizioni migliori rispetto alla Spagna, è riuscita a peggiorare drammaticamente le proprie performance, è sprofondata in termini di disoccupazione e politica fiscale e continua a essere un pericolo per se stessa e per l’Eurozona?

Pierre Moscovici, ministro dell’Economia francese, in conferenza stampa col segretario al Tesoro degli Stati uniti Jacob Lew, elogia Spagna e Irlanda che “si sono rimessi in piedi, possono tornare a finanziarsi in modo autonomo” sui mercati e sono la prova che l’Eurozona “si è stabilizzata, ha superato la sua crisi esistenziale, un segno molto buono per la crescita futura”.

L’Irlanda sotto programma è riemersa anche attraverso una politica di incentivi fiscali all’impresa. La Spagna è intervenuta con misure pesanti di taglio degli stipendi pubblici del 10 per cento, ma anche con un’ulteriore liberalizzazione del mercato del lavoro in un paese che già non conosceva l’art. 18.

Spagna e Irlanda, ma anche Grecia e Portogallo, hanno coniugato misure di rigore e disciplina dei conti pubblici con riforme strutturali di matrice liberale. In Italia, al contrario, la spending review è stata finora soltanto una boutade nella quale si sono cimentati personaggi come Bondi e, con particolare riguardo alle Camere, Giovannini, ma che finora ha prodotto fumo. Poca austerità e nessuna vera riforma. E il risultato è sotto gli occhi di tutti.

L’Italia, tra i paesi europei partner e insieme concorrenti, è quello che ha avuto in questi due anni le prestazioni peggiori, che si trova oggi in una recessione dalla quale non prende ancora fiato, e che in qualche modo ha ancora davanti a sé tutto il lavoro da fare. Come se nulla fosse successo e nulla si fosse fatto, prima con il governo tecnico del Prof. Monti, poi con il governo del Presidente o di larghe intese di Enrico Letta, se non leggi di bilancio puramente contabili.

Allora qual è la differenza?

Il premier spagnolo Zapatero annunciò nell’aprile 2011 che non si sarebbe ricandidato nelle successive elezioni. In dicembre si dimise, nel marzo del 2012, vinse le politiche MarianoRajoi, che governa da allora alla testa di un esecutivo politico di centrodestra. In Italia, dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi più o meno nello stesso periodo di Zapatero, invece di andare al voto abbiamo avuto un governo tecnico e poi, dopo il risultato incerto o, peggio, caotico delle politiche dello scorso marzo, un governo di larghe intese, infine di strette intese, che ancora sta in piedi nonostante il voto delle primarie del Pd che ha incoronato Matteo Renzi. Solo in Grecia si è avuta una breve parentesi di governo tecnico il cui premier si è poi fatto da parte, a differenza di Monti, quando si è tornati alla normalità democratica.

Quindi la vera differenza tra Italia e Spagna è che la Spagna si è dotata al più presto di un governo politico forte, legittimato, in grado di prendere decisioni anche impopolari. In Italia, invece, il Palazzo ha prevalso sul Paese e la democrazia è, di fatto, ancora sospesa. Tecnici e nominati hanno soltanto peggiorato la situazione (e commesso una sfilza di errori tecnici e politici). E ancora non si vede la luce in fondo al tunnel.

In democrazia, il voto è sempre la soluzione migliore. E quando torneremo a votare, sarà sempre troppo tardi.    

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