Il grande caos dei partiti
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Il grande caos dei partiti

Il Pdl diviso tra falchi e colombe, i grillini fra isolazionisti e «traditori». Il Pd, infine, impegnato  in tre campagne elettorali potrebbe essere addirittura a rischio scissione.

C’è grande confusione sotto il cielo della politica. Forza Italia percorre un bivio rumoroso: il suo futuro pare pieno di insidie e Silvio Berlusconi è una «falcolomba» mediatrice tra falchi e colombe (vedere il riquadro nella pagina a fianco). Ma se il centrodestra (forse) piange, quel che resta della politica non ride. Anzi.

Tutti sono già in campagna elettorale, la meta sono le elezioni a novembre o, più verosimilmente, nella primavera del 2014. I partiti, però, puntano alle urne divisi in tattica, strategia e uomini. Persino Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sono «padroni relativi» del Movimento 5 stelle. Domenica 29 settembre, prima, durante e dopo la cena in un ristorante argentino di Roma, con il suo «cerchio magico» (tra gli altri, Carla Ruocco, Laura Castelli, Alessandro Di Battista e il cosiddetto «gruppo comunicazione»), Grillo ha annunciato la moltiplicazione di eventi come l’occupazione simbolica della Rai, azioni che mediaticamente valgono più di «inutili» (parole sue) conferenze stampa che pure dovrebbe convocare periodicamente e di malavoglia (Grillo detesta rispondere alle domande, preferisce i monologhi). Cosa più importante, a Panorama risulta l’intenzione di convocare il «Tutti a casa day», in pratica il terzo V-day.

Il leader cinquestelle teme però che stavolta la manifestazione possa rivelarsi un flop. Con Casaleggio sta valutando attentamente la location. Escluse (per ora) Bologna e Torino, sedi dei due precedenti V-day; escluse Roma e Milano, dove Grillo ha riempito piazza San Giovanni e piazza del Duomo durante lo «Tsunami tour», per evitare paragoni sul numero dei partecipanti la soluzione dovrebbe essere Napoli. In piazza Plebiscito Grillo non ha mai tenuto comizi. E poi i più popolari parlamentari cinquestelle sono partenopei, Roberto Fico e Luigi Di Maio. Infine, i napoletani risultano particolarmente «incazzati» con Giggino De Magistris. Il primo espulso da Grillo insieme a Sonia Alfano.

Il nuovo V-day e le azioni dimostrative servono anche a offuscare i dissidi interni, che però Grillo vede vicini alla soluzione. Nella stessa cena argentina, Beppe ha stabilito che «i traditori è meglio perderli che trovarli: la crisi di governo mette le cose in chiaro, per votare il Letta bis devono uscire allo scoperto». In verità, la ventina di parlamentari dissidenti non intende concedersi gratis al premier ammaccato. I vari Tommaso Currò lavorano piuttosto insieme a Sonia Alfano per costruire un nuovo partito federabile con Nichi Vendola e il suo Sel. Per poterci arrivare Vendola ha bisogno di tempo. E infatti, pur essendosi pubblicamente schierato a fianco di Matteo Renzi, è improvvisamente diventato un fan del Letta bis depurato da Berlusconi.
A proposito, i democratici di campagne elettorali ne preparano addirittura tre: la prima per la segreteria del partito; la seconda per la premiership; la terza, più che potenziale, per il governo del Paese. Il coacervo di competizioni sta alimentando la guerra tra le bande, unite solo da un medesimo obiettivo: comandare, e comandare bene. Lo stesso Enrico Letta non è disponibile a guidare un «governicchio».

Massimo D’Alema ha intanto rotto il silenzio: in caso di elezioni a marzo, dice, le primarie bisogna farle «solo per il candidato premier». La soluzione è gradita al segretario Guglielmo Epifani (che così rimarrebbe in carica) e all’ex segretario Pier Luigi Bersani (che manterrebbe un certo controllo sul partito). Ma taglierebbe fuori Renzi dalla segreteria, lasciando il partito nelle mani dell’apparato. L’ex rottamatore combatte per celebrare le assise, ma sa bene che in caso di elezioni dovrà piegarsi al diktat di D’Alema: non può ulteriormente erodere il suo consenso, già ora Letta gli è vicino nei sondaggi. Non a caso il premier sfiduciato da Berlusconi pensa di correre, quando ci saranno, alle primarie per Palazzo Chigi. Nel frattempo cerca di tranquillizzare Renzi. I due hanno pranzato assieme il 1° ottobre. Letta ha garantito a Matteo il suo appoggio al congresso (eventuale) in cambio di sostegno al governo. Ma è un accordo fragile.
Le accuse di Letta al Cavaliere sono pubbliche, ma quelle private contro Renzi risultano addirittura superiori, dall’«inaffidabile» in su. E i lettiani svelano perché: il premier «si è legata al dito» la puntata di Porta a porta dell’11 settembre in cui il presunto amico Matteo dichiarò: «Letta si preoccupa della seggiola». Furibondo, Enrico ora la seggiola di Palazzo Chigi vuole sfilarla, con il sorriso, a Renzi. E se alla fine la scissione la facesse (anche) il Pd? 
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