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Ignazio Marino, il sindaco che voleva fare l'Americano

Il suo modello sono gli Usa. Ma lì un primo cittadino si sarebbe dimesso subito. E invece ha continuato, inconsapevole, nel pieno distacco dai romani

Fantastici i video di Ignazio Marino postati sulla sua pagina Facebook. Mi danno l’impressione di una involuzione del tutto autoreferenziale del Primo Cittadino, inconsapevole del distacco che si è venuto a creare tra lui e i romani. Mi colpiscono i momenti in cui Marino abbandona la retorica da sedicente paladino anti-corruzione (ma non sono stati i magistrati a scoperchiare la melma di Mafia Capitale, mentre fosse stato nel Sindaco il sistema avrebbe continuato a operare senza ostacoli?) e d’un tratto si indigna, ma (come dire?) senza vera indignazione. Più come scatto di rabbia.

E dice basta, non voglio più parlare di questo. Cioè degli scontrini, delle spese di rappresentanza dietro le quali si celano tutte le bugie emerse dalle smentite delle persone che (non) hanno cenato con lui. Giornali e tv hanno messo in fila tutte le incongruenze delle sue dichiarazioni rispetto ai fatti. A me colpisce un dettaglio non sottolineato da altri: lo scontrino di una limousine, semplicemente perché la domanda gli è stata posta in Tv e lui ha negato.

Dimissioni di Ignazio Marino: videomessaggio

Marino si vanta d’essere americano, anche se parla di Roma come della “mia città” (no che non lo è). Ma in America per molto meno esponenti politici relativamente di minor peso si sono dimessi prima di lui. E senza accompagnare l’annuncio di dimissioni con l’avvertimento che ha tutto il tempo di ripensarci, quindi non si tratta di dimissioni “irrevocabili”.

La faccio breve. Nel 2009 ci fu una polemica relativa a una vicenda del 2002, quando Marino si dimise dalle cariche che rivestiva nell’Università di Pittsburgh. Anche allora c’erano sul piatto alcuni “doppi rimborsi”, e anche allora Marino disse che era stato lui a segnalare le “imprecisioni”. E ne uscì pulito. A distanza di 13 anni, Ignazio Marino ancora si trova a doversi difendere da attacchi che riguardano i rimborsi spese.

Ancora deve precisare che è stato lui a mettere gli scontrini online (ma le indiscrezioni premevano dalle pagine di alcuni giornali, relativamente all’uso delle carte di credito del Comune). E ancora Marino si difende contrattaccando, sostenendo che è stato infangato da chi resiste alla sua volontà di fare pulizia.

In un politico la credibilità è tutto. E un politico che mente, in America, va a casa. C’è tuttora chi è disposto a concedere a Marino il beneficio del dubbio, come se nei suoi confronti si potesse chiudere un occhio perché è una persona “perbene”. Una persona perbene, a mio modesto parere, è anzitutto una persona, specialmente un politico, che non dice bugie su quello che spende con i nostri soldi.

Per il resto, mi stupisce che sia stato votato il chirurgo dimissionario di Pittsburgh a capo di una città come Roma. Mi stupisce che non risalti in tutta la sua frustrante evidenza la totale frattura tra lui e i cittadini della “sua città”. Questi video sono esercitazioni acrobatiche di un politico screditato aggrappato alla sua poltrona, che in realtà non si rivolge più a una platea di cittadini. I suoi appelli, le dichiarazioni registrate, le performance sui social, fotografano l’esibizione di un uomo che ha perso il contatto con la realtà.

Ma il fatto che Roma abbia (e abbia avuto per due anni e mezzo) un Primo Cittadino come Ignazio Marino, un professionista che dall’estero è tornato in Italia accreditandosi (seppur dimissionario da Pittsburgh) come campione dell’eccellenza italiana, è la prova che questo Paese ha parecchia strada da fare prima di riavere una classe dirigente che si rispetti.

Piccolo Post Scriptum: quelli di Sel che si dicono quasi pronti a riprendere a lavorare con Marino Sindaco nonostante tutto, non diano più lezioni di specchiato rigore etico a chicchessia.    

ANSA/FABIO CAMPANA
Manifestanti in piazza del Campidoglio, Roma, 08 ottobre 2015
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