I più cattivi del 2015
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I più cattivi del 2015
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I più cattivi del 2015

Da Herr Diesel-Gate a Bill Cosby, da Al Baghdadi a Pistorius, da Assad a Jihadi John: ecco le maglie nere dell'anno che si sta concludendo

Al Baghdadi, il pericolo pubblico numero uno

Un frame tratto da Youtube mostra il califfo dello "stato islamico" tra Iraq e Siria, Abu Bakr Al Baghdadi, mentre recita la preghiera quotidiana in una moschea di Mosul (senza data) ANSA/ WEB/ YOUTUBE

 Ibrahim al-Badri, noto universalmente come Abu Bakr al-Baghdadi, è il califfo dell'autoproclamato Stato Islamico nel cosiddetto Siraq, l'area a cavallo tra l'Iraq nord-occidentale e la Siria orientale, nonché l'uomo più ricercato del pianeta, colui che ha sostituito Osama Bin Laden negli incubi delle cancellerie occidentali. Ex imam all'epoca della seconda invasione statunitense dell'Iraq del 2003, Al Baghadi militò, prima di fondate lo Stato islamico, nei ranghi di Al Qaeda in Iraq allora diretta dal sanguinario leader giordano Abu Mussab al-Zarqawī, ucciso nel 2005 da una bomba americana. Se gli americani, dopo averlo arrestato nel febbraio 2004, non lo avesse liberato dieci mesi dopo dalle prigioni irachene di Camp Bucca e Camp Adder, probabilmente oggi scriveremmo una storia tutta diversa.   

Martin Winterkorn, l'uomo del diesel-gate

Martin Winterkorn-Volkswagen L'amministratore delegato di Volkswagen Martin Winterkorn John Macdougall/AFP/GettyImages

Dalle stelle alla stalle. Da manager più pagato della Germania a presunto responsabile della colossale truffa chiamata diesel-gate che ha investito la più nota casa automobilistica tedesca. La parabola del Ceo della Volkswagen, Martin Winterkorn, che prima delle dimissioni avvenute nel settembre 2015 si è liquidato i 60 milioni di euro previsti dal contratto che aveva siglato con il gruppo, potrebbe però non essersi conclusa. Qualora i giudici dovessero dimostrare che Winterkorn era a conoscenza della manipolazione o aver di aver addirittura avallato l’adozione del software incriminato, il suo patrimonio personale potrebbe non essere sufficiente a coprire il danno prodotto dalla colossale truffa messa in piedi dall'azienda tedesca, quantificata solo in Europa in 6,5 miliardi di euro. Dopo essere stato uno degli uomini più potenti del vecchio continente finire i suoi giorni come pensionato in bancarotta sarebbe il più esemplare dei contrappassi.

Bill Cosby, star e violentatore seriale

Bill Cosby Getty Images

Scrittore, produttore cinematografico, sceneggiatore di fiction televisive come I Robinson, la più serie seguita in America per cinque stagioni consecutive nel periodo 1985-89, Bill Cosby è diventato negli ultimi anni (secondo numerose testimonianze di di donne che lo hanno accusato a partire dal 2002 di abusi sessuali e stupri seriali) l'uomo nero del piccolo e grande schermo americano. Le vittime, decine, hanno tutte dichiarato di essere state violentate dall'attore dopo essere state da lui narcotizzate con delle droghe. Accuse che Cosby ha sempre rispedito al mittente, fino al 2005, quando ha ammesso di aver utilizzato il Quaalude per abusare sessualmente delle sue giovani fan. Una dichiarazione che sarebbe stata resa pubblica solo dieci anni più tardi. 

Francesca Immacolata Chaouqui, la spia di Vatileaks 2

Francesca-Chaouqui Francesca Immacolata Chaouqui ANSA

Francesca Immacolata Chaouqui, 32 anni, calabrese, madre italiana e padre francese di origini marocchine. Ma anche soprattutto lobbista ed ex guida della famosa società Ernst & Young in Italia. La svolta mediatica, per questa donna ambiziosa al centro del cosiddetto Vatileaks 2, arriva proprio nel luglio del 2013, con l’incarico conferitole da Papa Francesco che la chiama  a far parte della Cosea, la Commissione referente di studio e indirizzo sull’organizzazione delle strutture economiche e amministrative della Santa Sede, guidata dal monsignore spagnolo Lucio Angel Vallejo Balda, con cui la donna intrattiene una relazione, già conosciuto in Spagna come il cura-broker, per la sua capacità di gestione e moltiplicazione del denaro, di messa a reddito delle proprietà della Chiesa, che lo resero prima famoso nel suo Paese e poi gli aprirono le porte del Vaticano. Accusata di sottrazione di informazioni economiche riservate della Città del Vaticano, Chaouqui ha cominciato a collaborare. Ed è stata rilasciata. Ma la sua fama di perfida papessa ombra non si è attenuata.

Pistorius, campione paraolimpico e killer

Oscar Pistorius lascia il Tribunale subito dopo la condanna Ansa

Il 3 dicembre 2015 la Corte Suprema d'Appello sudafricana, accogliendo il ricorso della Procura, ha riconosciuto l'atleta paraolimpico colpevole di omicidio volontario della fidanzata e modella trentenne Reeva Steenkamp, uccisa a colpi di pistola il 14 febbraio 2013, a suo dire per errore, mentre si trovava nel bagno della loro abitazione. I legali di Pistorius hanno fatto ricorso alla  Corte Costituzionale e in attesa della data di inizio del processo fissata per il 18 aprile 2016 a Pistorius sono stati concessi gli arresti domiciliari su cauzione (circa 630 euro) che dovrà scontare nella casa dello zio Arnold. 

Jihadi John, il tagliagole dell'Isis

Il giornalista americano James Foley decapitato il 19 agosto 2014 da Jihadi John

Mohammed Emwazi, nato in Kuwait e cresciuto in una famiglia borghese della West London, laureato in informatica alla Università di Westminster, è il vero nome di Jihadi John, il nomignolo giornalistico che lo ha accompagnato in tutte le sue truci e sanguinarie imprese, con i prigionieri dell'Isis vestiti con una tuta arancione (James Wright Foley, Steven Sotloff, Peter Kassig, Haruna Yukawa e Kenji Goto, per citare i più noti) che venivano da lui decapitati con un coltello. Il 12 novembre 2015 gli Stati Uniti hanno annunciato di averlo ucciso con l'attacco di un drone mentre si trovava nei pressi di al-Raqqa. Notizia che però non è stata confermata dai miliziani dell'Isis.

 

Tawheed, il capo di Boko Haram

Boko-haram Un gruppo di integralisti di Boko Haram EPA/STR

Abubakar Shekau, noto con il nome di battaglia di Darul Tawheed, è un terrorista e guerrigliero nigeriano considerato il leader islamico del gruppo Boko Haram, autore di alcune delle più sanguinose stragi commesse quest'anno nel continente africano, come a Baga, la città dello Stato del Borno dove i miliziani hanno ucciso nei primi giorni del 2015 almeno duemila persone. Su di lui, che spesso nei suoi video deride i vari eserciti che gli danno la caccia, pende una taglia da parte del Dipartimento di Stato americano di sette milioni di dollari.

Orban, l'anima nera dell'Europa

Viktor Orban. il primo ministro ungherese (Credits: EPA/JULIEN WARNAND)

Nazionalista, ultrà della destra conservatrice, fautore del dialogo con la Russia, nemico dichiarato dei giornalisti di opposizione, il due volte premier magiaro Viktor Orban è stato, durante la grave crisi migratoria nei Balcani, il fautore della linea dura contro gli stranieri, il leader politico che ha rappresentato, più di chiunque altro, un'idea di Europa nazionalista e contraria all'integrazione monetaria. Alcune sue misure, come la rinazionalizzazione della Banca centrale, hanno suscitato scandalo. Ma è il suo no ai migranti - con la costruzione di una recinzione di ben 175 km lungo il confine con la Serbia per frenarne il flusso nel luglio 2015 - ch Orban è diventato, per la Commissione, l'anima nera dell'Europa.

Bashar Al Assad, il nemico-alleato indispensabile

Non fosse stato per Vladimir Putin, sceso in soccorso del presidente e alleato siriano quando le sorti della guerra sembravano ormai compromesse, Assad è divenuto nel 2015 il principale terminale di un possibile accordo di transizione in Siria tra le due grandi potenze. I suoi, molti, avversari lo accusano di non aver esitato a utilizzare armi chimiche e batteriologiche contro il suo stesso popolo pur di riconquistare le aree sottratte all'esercito siriano dai miliziani dell'opposizione. Eppure, negli ultimi mesi, in seguito alla decisione della Russia di entrare in guerra, Assad potrebbe nuovamente tornare utile. Se accettasse, come sembra, di fare un passo indietro, otterrebbe un lasciacondotto e garantirebbe (America, Iran e Russia, permettendo) il via a un faticoso processo di pace con tutte le forze e le milizie che lo stanno combattendo.

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