I luoghi dove i candidati attendono i risultati elettorali
ANSA / US ALAN FABBRI - FILIPPO MANVULLER
I luoghi dove i candidati attendono i risultati elettorali
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I luoghi dove i candidati attendono i risultati elettorali

Dal campo di basket di Barack Obama al bar "Dal Mister" di Scortichino, tra consuetudine e scaramanzia, ecco i posti scelti per esorcizzare l'attesa

Il bar Dal Mister a Scortichino, piccolissima frazione di Bondeno in provincia di Ferrara, entra di diritto nei nuovi luoghi dove i candidati attendono i risultati elettorali nell’era della Terza Repubblica. E’ lì, infatti, che Alan Fabbri, candidato per la Lega a governatore dell’Emilia Romagna, e giunto secondo non tanto a sorpresa alla fine dello spoglio, che ha atteso l’esito del voto circondato dagli amici e sorseggiando una birra.

Ansia, attesa, speranze e paure si alternano nei candidati di qualsiasi colore politico essi siano in tutte le elezioni, siano queste locali, nazionali o anche primarie e, ognuno, cerca, a suo modo, di esorcizzare il momento solenne.

Gli americani sono, sicuramente, sempre i più originali di tutti e, un esempio, è proprio l’ultimo presidente, Barack Obama, che in entrambe le elezioni presidenziali ha pensato bene di giocare a basket nella sua città, a Chicago, in compagnia del suo personal trainer e qualche altro amico di vecchia data.

La scarsa originalità italiana
In Italia, invece, i luoghi dell’attesa e della speranza sono molto più tradizionali, meno alternativi o forse anche meno originali; e poi c’è anche l’immancabile fattore scaramantico che da noi non guasta mai. Si passa dalla sede del partito alla propria abitazione o, se proprio si vuole esagerare nella sede del proprio comitato elettorale.

Silvio Berlusconi, sin dai tempi della sua discesa in campo, ha preferito rimanere, quasi sempre, nella sua villa di Arcore. Nelle ultime elezioni, quelle della non vittoria del Pd nel 2013, Pierluigi Bersani aveva scelto la Casa dell’Architettura a Roma dove era stata allestita la sala stampa del Pd; mentre il terzo incomodo, Beppe Grillo, era nella sua abitazione di Genova.

Nelle elezioni del 2008 i candidati fino all’ultimo non riuscivano a trovare un luogo adeguato quasi dovessero trovare il ristorante giusto dove celebrare il proprio matrimonio. Alla fine Berlusconi si è posizionato all’Auditorium di via della Conciliazione a Roma; Walter Veltroni, lo sconfitto, in un albergo romano insieme ai suoi più stretti collaboratori; Gianfranco Fini nel più classico dei luoghi, la sede di An in via della Scrofa; Pier Ferdinando Casini, come il suo ex alleato, nella sede dell’Udc in via due Macelli e, per finire, Fausto Bertinotti, da buon comunista, nella sede del partito situata in via Veneto.

Nella storica notte dei 24.000 voti delle elezioni del 2006, quando i sondaggisti non riuscivano a capacitarsi dei risultati elettorali, Romano Prodi scelse la sede dell’Ulivo in via Santi Apostoli; Clemente Mastella era nel suo buen ritiro nella villa di Ceppaloni e Umberto Bossi nella sede del partito in via Bellerio a Milano.

Nella Prima Repubblica
Negli anni della prima Repubblica l’attesa del voto era di un’istituzionalizzazione a dir poco disarmante, tanto da rasentare i limiti del sacro. I vertici dei partiti si riunivano, chiusi come in un conclave, nella segrete stanze delle loro sedi in attesa che dal Viminale giungessero i comunicati delle primissime schede scrutinate. Si passava da Piazza del Gesù, per la Democrazia Cristiana, a via delle Botteghe Oscure, per il Partito Comunista, per finire con via del Corso per il Partito Socialista.

La parola d’ordine per tutti, nella Prima come nella Seconda Repubblica, non festeggiare prima.

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