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I dolori del giovane Casaleggio

Tra politica e conti dell'azienda di famiglia, non sono poche le preoccupazioni di Davide Casaleggio. Che resta in contatto con Grillo, ma in silenzio

Davide Casaleggio

Davide, il figlio di Gianroberto Casaleggio, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano durante il funerale del padre, 14 aprile 2016 – Credits: Ansa/Matteo Bazzi

Non un'uscita pubblica degna di nota. Non un'intervista di richiamo ai suoi parlamentari e dirigenti politici litigiosi. Neanche mezzo pamphlet, di quelli visionari, come faceva papà Gianroberto, a segnare uno spartiacque e raccontare che mondo ha in testa. Viene il dubbio che il silenzio di Davide Casaleggio sia lo specchio di chi è imbarazzato perché non sa che cosa dire.

Nonostante lo storytelling dei giornali, che descrivono Casaleggio junior come uno "stratega", il Movimento 5 stelle si è arenato nel pantano romano. Beppe Grillo scrive lettere strampalate al Corriere della Sera - più flusso di coscienza che pensiero politico articolato - per dire, in sostanza, che anche il suo partito commette errori, ma serve tempo per giudicare e comunque il movimento è migliore assai degli altri.

In queste settimane di scontro interno al partito, tra figuracce (quella di Luigi Di Maio che ha detto di aver letto male l'email che dava conto della vicenda di Paola Muraro, assessora all'Ambiente indagata da mesi) e dimissioni a ripetizioni (su tutte, quelle dei due assessori al Bilancio della giunta di Virginia Raggi), Casaleggio junior resta un oggetto misterioso. Lo descrivono come turbato, persino furente per il caos di Roma. I suoi, quelli più vicini a lui e al centro di comando della Casaleggio Associati, non ammettono scuse.

"A Roma c'è una situazione complicata. A me dispiace molto perché non stiamo dando una grande immagine del movimento" dice Max Bugani, esponente di spicco del Movimento 5 Stelle in Emilia-Romagna ed entrato di recente nella non troppo trasparente associazione Rousseau insieme a Davide Casaleggio e a David Borelli. "Ci vuole umiltà e serietà in questo momento, perché è chiaro che qualcosa non sta funzionando. Se io vedessi Virginio Merola a Bologna togliere e mettere deleghe in continuazione sarei preoccupato per la mia città. Quindi mi preoccupo per Roma".

Difficile pensare che Bugani parli solo a titolo personale. Resta tuttavia un punto politico: il megafono Grillo potrà pure aver fatto il famoso "passo di lato", ma alla fine è stato lui a salire sul palco a Nettuno, insieme ad Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio, e a metterci la faccia. Ed è lui a giustificare i ragazzi pubblicamente, con i suoi flussi di coscienza. Lo "stratega" Casaleggio ha anche altri grattacapi.

L'azienda di famiglia, ha scritto la Repubblica, non va più come un tempo: ha chiuso il 2015 con un calo del giro d'affari piuttosto consistente (meno 28 per cento) e con il secondo bilancio in rosso di fila. Nel 2013, quando il M5S era un'autentica novità ed era appena arrivato in Parlamento, il bilancio si era chiuso con 2 milioni di ricavi e 250 mila euro di utile. Le cose sono cominciate ad andare male l'anno successivo, quando è saltato il contratto con l'editore Mauri Spagnol, e nel 2015 il giro d'affari è calato da 1,55 milioni a 1,11 con 123 mila euro di perdita.

Alla fine bisogna sempre guardare ai conti per capire che aria tira alla Casaleggio Associati, e quindi nel M5s. Lo sostengono anche gli ex parlamentari che sono usciti dal partito di Beppe Grillo. Dicono anche che non bisogna pensare tanto all'ex comico o a Casaleggio, se si vuole capire come davvero funzionano i Cinque stelle, ma a "Luca Eleuteri, socio di minoranza ma mente del movimento. La chiave di lettura non è mai politica, ma economico-comunicativa" dice una senatrice ex M5s.

Narrazione però vuole che Casaleggio junior, comunque, sia turbato (tra politica e conti, ne ha ben donde). Per questo è rimasto sempre in contatto con Grillo, che nonostante l'annuncio di un paio d'anni fa di essere "un po' stanchino", alla fine resta quello che porta avanti l'iniziativa. Il M5s adesso cambierà? Così pare, almeno stando a quanto deciso negli ultimi giorni di riunioni. "In futuro" spiega Grillo "continueremo ad evolvere, ad allargare di conseguenza la struttura di coordinamento e a potenziare gli strumenti di democrazia diretta a disposizione degli iscritti per le decisioni dirimenti all'interno del Movimento 5 stelle". Come a dire, insomma, che non ci sarà più un direttorio di galli litigiosi, come quello di ora. Il partito grillino dopo le prime settimane ha perso subito due punti percentuali nei sondaggi. Per imitare le percentuali di perdita di bilancio della Casaleggio Associati non ci vuole poi molto.

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