Hezbollah, la campagna preventiva di Israele

Raid aereo israeliano nelle alture del Golan. Uccisi membri di Hezbollah e militari della Guardia Rivoluzionaria iraniana. Ma una guerra parallela in Medio Oriente al momento non è ipotizzabile

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Soldati di Tel Aviv lungo il confine siro-israeliano – Credits: Getty

Rocco Bellantone

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Per Lookout news

Sei militari della Guardia Rivoluzionaria iraniana e cinque miliziani di Hezbollah uccisi in un raid aereo nel Golan. Mentre in Europa i servizi di sicurezza tentano di stringere il cerchio attorno ai vertici delle cellule jihadiste che negli ultimi dieci giorni hanno colpito Parigi prima e Bruxelles poi, lungo i confini con Libano e Siria Israele si sta portando avanti una campagna preventiva a bassa intensità di contenimento della minaccia.

 Domenica 18 gennaio, nel corso di una ricognizione nei pressi della città di siriana di Quneitra, situata nella fascia di sicurezza ONU che divide la Siria da Israele, due elicotteri da combattimento israeliani hanno colpito un convoglio a bordo del quale viaggiava un commando formato da uomini del braccio armato del Partito di Dio e da soldati iraniani. Tra questi c’erano l’ufficiale delle guardie rivoluzionarie Mohammad Ali Allahdadi, il responsabile di Hezbollah delle operazioni in Siria e Iraq Mohammed Issa, e Jihad Mughniyeh, figlio del comandante Imad Mughniyeh, ucciso in un attentato in Siria nel 2008, accusato di terrorismo da Stati Uniti e Israele.

 Secondo fonti della sicurezza di Tel Aviv, il gruppo stava pianificando attacchi contro Israele da postazioni situate nell’area di Quneitra, dove disponeva dell’appoggio dell’intelligence iraniana e dell’esercito siriano.

 La leadership di Hezbollah ha minacciato immediate rappresaglie. Ibrahim al-Amin, direttore del giornale allineato al Partito di Dio Al-Akhbar, ha affermato in un articolo pubblicato oggi lunedì 19 gennaio che l’organizzazione è pronta a reagire all’offensiva israeliana lanciando tra i 4.000 e 5.000 razzi contro i suoi territori. Segnali di dissenso si sono levati anche dall’Iran, che insieme a Hezbollah è il principale alleato del presidente siriano Bashar Assad nella guerra siriana. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha parlato di “un atto di terrorismo” compiuto da Israele.

 

I retroscena dell’attacco
Il blitz delle forze di sicurezza israeliane non arriva all’improvviso. Pochi giorni fa il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, aveva annunciato offensive contro Israele per le ripetute intromissioni nel conflitto siriano. Parlando alla tv di Stato Al Mayadeen, Nasrallah aveva affermato che la sua organizzazione ha a disposizione vettori iraniani Fateh-110, capaci di colpire obiettivi distanti oltre 200 chilometri e, dunque, di raggiungere anche Tel Aviv. Funzionari del Pentagono avrebbero confermato la sua versione, specificando che Hezbollah disporrebbe di almeno 50.000 di questi missili.

 Tuttavia, la minaccia di un ritorno alle ostilità, così come avvenne nel 2006, al momento non è credibile. Secondo Amos Yadlin, ex capo dei servizi segreti militari, intervistato dalla Radio Militare Israeliana e ripreso oggi dal Jerusalem Post, il gruppo sciita avrà comunquedifficoltà ad assorbire un colpo come questo senza reagire”. Hezbollah, sostiene Yadlin, non ha alcun interesse in questo momento a sferrare attacchi dalla parte meridionale del Libano contro Israele, mentre potrebbe sfruttare a proprio favore il vuoto causato dall’escalation della guerra civile nella parte siriana del Golan per aumentare la sua pressione su Tel Aviv. In quest’area negli ultimi mesi Hezbollah ha rafforzato le sue postazioni - sostiene Yadlin - ma prima di colpire dovrà essere certa di avere l’appoggio dell’Iran e dovrà prendere in considerazione che una mossa del genere trascinerà inevitabilmente l’intera regione”.

 

Il ruolo della Russia
Come detto, lo scenario di una guerra parallela a quelle già in corso in Siria e Iraq al momento non è ipotizzabile. Sul fronte interno, Hezbollah ha provato ad avviare un dialogo con i membri del Movimento Futuro, la formazione politica secolare guidata da Saad Hariri (figlio dell’ex premier Rafic Hariri assassinato nel 2005), mentre dall’estero un sostegno potrebbe arrivare a sorpresa da Mosca.

 Secondo fonti attendibili, a dicembre il viceministro degli Esteri russo, Mikhail Bogdanov, ha fatto visita a Nasrallah, al quale avrebbe chiesto di intercedere con il regime di Damasco affinché vi sia un confronto con gli esponenti più moderati della Coalizione Nazionale Siriana, l’organismo riconosciuto dalla comunità internazionale.

 Facendo leva sulla mediazione di Hezbollah, Mosca punterebbe alla formazione di un comitato di transizione composto da membri del governo ed esponenti dell’opposizione. Il fine è preservare l’unità territoriale della Siria dall’avanzata dello Stato Islamico e dai qaedisti di Jabhat Al Nusra. Per raggiungere un accordo, la Russia sarebbe anche pronta a ritirare il proprio sostegno incondizionato al presidente Assad.

 Pare che al termine dell’incontro il leader di Hezbollah abbia sconsigliato al Cremlino di perseguire questa iniziativa. L’ipotesi resta comunque in piedi. Al momento, Bogdanov ha ottenuto da Nasrallah la promessa di una cooperazione militare, con lo scambio di informazioni d’intelligence e la fornitura da parte della Russia di missili e altre armi.

 Con le forze di sicurezza israeliane in massima allerta e con il regime di Assad sempre più isolato, Hezbollah potrebbe decidere di sfruttare l’“amicizia” con Mosca ed evitare un’ennesima pesante disfatta. A patto che Israele non anticipi ancora una volta le sue mosse.

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