Conta al Senato per il Letta-bis
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Conta al Senato per il Letta-bis

E' caccia a 7 "uomini d'oro" per arrivare a quota 161. Per questo Berlusconi incontra i parlamentari Pdl - Governo Letta story - l'analisi  - gli aggiornamenti in diretta  - il sondaggio

Il Porcellum, la legge elettotale, sulla quale pende in autunno il giudizio (che si annuncia negativo) della Corte costituzionale dovrà essere modificato, prima del ritorno al voto. Su questo il capo dello Stato si è detto più volte irremovibile. Ma con chi fare ora la riforma?

Torna davanti agli italiani, se mai ci sarà un Letta-bis (oggi pomeriggio prima consultazione tra Giorgio Napolitano e Enrico Letta, poi si andrà in parlamento), l’incubo della ricerca di una maggioranza raccogliticcia che secondo il viceministro pd, bersaniano, Stefano Fassina già ci sarebbe. Quale?

Stando ai numeri, ora gli occhi sono puntati sui sette “uomini d’oro” (per dire), che mancherebbero ancora a Palazzo Madama per arrivare a quota 161, la soglia minima richiesta per la fiducia. Ammesso che ai 108 del Pd, si aggiungano anche i 20 di Scelta Civica (Mario Monti compreso che però ha già detto di volere scelte responsabili”), ai quali si andrebbero ad aggiunngere i 10 certi delle Autonomie (da non confondere con il Gal) e ancora i 7 di Sel, i 4 transfughi dei Cinquestelle, e ammesso che arrivino anche i voti dei 5 senatori a vita (i 4 nominati da Napolitano giudicati tutti ostili a Berlusconi e Carlo Azeglio Ciampi) si arriva a quota 154.

Mancano dunque 7 senatori per dar vita a un nuovo governo, che godrebbe del vantaggio di un numero. E  questo punto nel Pdl viene vissuto come una conferma il fatto che la nomina repentina di Napolitano di quei 4 senatori a vita, senza neppure uno di un’area  vicina a Berlusconi, servisse prima come un monito a non far cadere il governo  e poi come un concreto tentativo di fare un’altra maggioranza.

Si riappalesa così l’incubo-sogno di Pier Luigi Bersani di rincorrrere ancora una volta eventuali altri transfughi pentastellati, di spaccare il Pdl (tutti tentativi andati sostanzialmente a vuoto finora) di pescare nel Gal (gruppo delle autonomie alleato nel centrodestra dove si spera in Paolo Naccarato secondo il quale andare alla crisi è stato un suicidio), quando non si può invece sperare più neppure  nel tanto deprecato Domenico Scilipoti che la lettera delle dimissioni la ha già firmata.

Uno scenario voluto non da Berlusconi, ma dal Pd che lo ha umiliato fino alla fine, e che, come dice uno stesso parlamentare che conosce bene Largo del Nazareno, “non cercava altro, perché labase non la regge più”. Spiega l’anonimo parlamentare: “ Guglielmo Epifani ha in mente una mossa raffinata: annullare il congresso, restare lui segretario, e tentare di dsinnescare Matteo Renzi facendo correre alle primarie per il candidato premier anche Enrico Letta che non è escluso sia già parte del gioco sostenuto da Epifani, Bersani e Dario Franceschini”.

Torna dunque il Letta/1 che quando era vicesegretario di Bersani, il 25 marzo scorso a una direzione Pd, l’ultima prima del patatrac, ancora insisteva appoggiando l’allora segretario con la rincorsa dei Cinquestelle e di soluzioni pasticciate? Panorama.it, dalla diretta streaming riportò queste testuali parole di Letta: “Sappiamo che le tecniche parlamentari sono tante e creative”.

Solo il 29 Marzo all’uscita dalle consultazioni al Quirinale che decretarono il fallimento del premier preincaricato Bersani, Letta si distinse da Bersani, ma solo un po’, con un timido: “Supporteremo le scelte del presidente”. Parole che vennero interpretate come il via a un governo del presidente.

Ora sembra davvero tornato quel Letta/1, che “per ripicca”, accusa il Pdl, “sulla pelle degli italiani” (Berlusconi), fa aumentare l’Iva.  Il Letta/1 che ora attacca Berlusconi dicendogli: “Gesto folle per coprire le sue vicende personali”.

Era personale l’interesse del Cavaliere a far nascere quel governo di larghe intese, contro il quale anche Letta si battè, mentre il paese restò per 60 giorni sull’orlo del baratro?

Letta non ha mai usato parole di cortesia istituzionale nei confronti dell’ex premier, dopo la condanna Mediaset, ha reagito al travaglio del Pdl e del suo leader come fosse un fatto ormai da archiviare. Una reazione “poco politica”, è stata giudicata da alcuni osservatori non del pdl. Lamenta ora  la “sua umiliazione” di aver ricevuto s l’avviso di sfratto dal governo, con l’annuncio delle dimissioni di massa dei parlamentari del Pdl.

D’un tratto Berlusconi non fu più quel “leader incontrastato” di dieci milioni di elettori (come riconobbe Napolitano) ma solo un condannato da cacciare. E il gelo è sceso anche dal Colle, con una nota durissima contro “L’Aventino” parlamentare: “L’avrebbero pututa scrivere anche Romano Prodi e Stefano Rodotà”, si difese il Pdl. Dove certo si discute tra cosiddetti “falchi” e “colombe”.

Ma la sostanza del pensiero degli uni e degli altri è la stessa: non si uccide politicamente così un tre volte presidente del Consiglio, facendo scattare “la ghigliottina” della Giunta per le Elezioni (il 4 ottobre) che lo farà decadere da senatore, senza “il diritto alla difesa” (Luciano Violante). Prima ancora che la Corte d’appello il 19 ottobre ricalcolerà i tempi dell’interdizione.

Perfino il socialista, alleato del Pd, Enrico Buemi si era battuto perché si aspettasse almeno la decisione dei giudici.  Buemi battuto a Panorama.it co9nfidò: “Il Pd vuol far saltare il governo”. Ha vinto nella Giunta la nuova (molto difficile se non impossibile però anche in parlamento) maggioranza tra Pd, pentastellati e Sel. Ed è scomparso il Letta/2, quello che nel suo discorso di insediamento in Parlamento annunciava ricette di stampo blairiano: “Di solo risanamento si muore”, per troppo tempo non sono state più fatte politiche per la crescita. Il Letta/2 che annunciava “il superamento dell’Imu”, e che faceva chiaramente capire che non si poteva più andare avanti solo con le tasse. E invece l’Iva il primo ottobre scatterà.

È tornato il Letta, visegretario di Bersani?

Intanto, è discussione nel Pdl: 4 ministri di peso Gaetano Quagliariello (Riforme), Beatrice Lorenzin (Salute), Maurizio Lupi (Infrastrutture) e Nunzia De Girolamo Agricoltura) si dimettono ma  dicono no a una nuova Forza Itaalia guidata da "estremismi e radicalismi". Lo dice anche un dirigente di peso del Pdl come Fabrizio Cicchitto. E soprattutto è lo stesso segretario Pdl, Angelino Alfano, a dire, rispondendo ai "dissidenti" che se questa sarà la nuova Forza Italia, lui diventerà "diversamente berlusconiano", ribadendo la sua lealtà a Berlusconi.

Quagliariello usa un'espressione colorita: "No a una Lotta continua di centrodestra, anche se io resto nel Pdl". Ma su come voterà in aula durante la verifica di governo si limita a dire: "Sentirò prima Letta".

Nel mirino anche se non vengono nominati i cosiddetti falchi Daniela Santanché e Denis Verdini. "Non Berlusconi", precisa Quagliariello che condanna il trattamento non da stato di diritto al quale è stato sottoposto l'ex premier dalla Giunta delle Elezioni sulla decadenza.

Ma la quadra come sempre la troverà Berlusconi che avverte: "Nessuno dividerà il Pdl". I pontieri sono già all'opera. Domani lunedì 30 settembre alle cinque della sera riunione dei parlamentari con il Cavaliere. I tentativi di spaccare il centrodestra  perseguiti dai leader dei vari "centrini" finora hanno prodotto solo briciole.

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