Il governo non cadrà
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Il governo non cadrà

Ecco perché né la giustizia né l’economia faranno crollare l'esecutivo Letta

Una mattanza. Nella tonnara della giustizia i magistrati tirano una dopo l’altra le reti che dovrebbero imbrigliare definitivamente Berlusconi. La preda più ambita. Dopo la sentenza della Consulta, che incredibilmente stabilisce il prevalere della magistratura sul governo nel decidere se una riunione del Consiglio dei ministri sia necessaria (e sia quindi un legittimo impedimento a non andare in aula) oppure no, e dopo il verdetto sul caso Ruby e l’avvio il 27 giugno del giudizio civile sugli oltre 560 milioni che la Fininvest deve versare alla Cir della famiglia De Benedetti, infine con la spada di Damocle del procedimento pendente al Senato sull’ineleggibilità del Cavaliere, nell’arco di poche settimane si potrebbe chiudere il cerchio attorno all’uomo che ha fatto rinascere il centrodestra dopo lo tsunami di Mani Pulite, che ha impedito l’avvento al potere del vecchio Pci, e che per vent’anni ha dominato la scena politica.

Berlusconi non si arrende. Attende tutti gli esiti. Ha anche cambiato il collegio di avvocati. Combatte. Si consulta con falchi e colombe. Il suo è un cuore da falco, ma spesso agisce come una colomba. Sempre incerto tra la pubblica denuncia e la mobilitazione del suo popolo, della piazza, tra il j’accuse clamoroso video-trasmesso, l’invettiva capace di dare sfogo alla rabbia che gli è montata in corpo nel corso di centinaia di duelli con le “toghe rosse” (sempre però confortato da un consenso elettorale che non lo ha abbandonato neppure quando ha perso), tra l’atto rivoluzionario e la gestione quasi democristiana, quasi diplomatica, quasi equilibrata, di un braccio di ferro in cui ha molto da perdere se sceglie di spaccare tutto, Berlusconi alimenta con il suo silenzio, e con le sue note ufficiali di una pacatezza irreale, l’interrogativo su cosa potrà succedere il giorno in cui deciderà, al contrario, di metter da parte prudenza e diplomazia e smetterà di farsi concavo con le convessità e convesso con le concavità. Il giorno in cui tornerà sul predellino, non per lanciare un partito ma per chiamare la sua gente all’ultima battaglia.

Se anche dovesse perdere tutti i singolar tenzoni giudiziari e parlamentari di qui a luglio, è però probabile che Berlusconi riuscirà a tenere distinta la rabbia dalla politica, a preservare il governo in quanto il governo preserva lui, e a spostare il confronto sul piano legittimo e per nulla personale, anzi di interesse generale, delle grandi scelte di politica economica: la riduzione della pressione fiscale anche attraverso l’abolizione definitiva dell’Imu sulla prima casa e la sua eventuale restituzione per il 2012, il non aumento dell’Iva, la direzione nel senso della crescita, la rivendicazione di una linea espansionista e assertiva in Europa al cospetto della Germania imperiale della Merkel.

Lo dicono tutti: il governo non cadrà, se cadrà, sulle vicende giudiziarie di Berlusconi ma sull’economia. Anche se la causa dello strappo dovesse essere in realtà la pesca grossa, la presa all’amo della preda braccata per vent’anni. Ma la verità è ancora un’altra. Il governo non cadrà. Né sulla giustizia, né sull’economia. Il governo, semplicemente, durerà ancora a lungo. Con Berlusconi interdetto in perpetuo, oppure no.

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