E se Bersani ce la facesse?
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E se Bersani ce la facesse?

In Transatlantico crescono le percentuali a favore del segretario del Pd, grazie anche ad un accordo con il Pdl che prevede...

Ultime flash da Montecitorio a metà di un pomeriggio un po' meno nebuluso del solito. Il governo Bersani ha il 50 per cento di possibilità di farcela. Se così sarà sarà perché il Pdl e Silvio Berlusconi hanno accettato il seguente schema: governo presieduto dal segretario del Pd, con ministri per metà politici di centrosinistra e personalità di contro vicine o quanto meno non ostili al centrodestra. Quali?

La girandola dei nomi è la più varia: da Giuseppe de Rita ai più, per dire, targati politicamente Marcello Pera e Giuliano Urbani. E il capo dello Stato? Starebbe prendendo quota il nome di Franco Marini che il Pdl preferirebbe a Giuliano Amato. Al centrodestra andrebbe poi la presidenza della Convenzione per riforme isttuzionali. Ecco forse spiegato perché Bersani probabilmente salirà al Colle non domani giovedì santo ma venerdì di passione. E passione, anzi via crucis sarà, se prevarrà quell'altro 50% e cioè che il tentativo Bersani naufragherò e al suo posto ci sarà un governo del presidente. Per il quale impazza il totonome: da Valerio Onida a Corrado Passera allo steso Pietro Grasso.

Ma c'è un ma: decisivo dovrebbe essere un incontro o un colloquio telefonico di Bersani con Silvio Berlusconi. E se incontro ci sarà prima che il premier preincaricato salga al Colle indiscrezioni di Transatlantico provenienti dai dintorni Pd dicono che sarà sicuramente in un luogo segreto e supercontrollato dal segretario Pd. Nelle sue terre?

E' chiaro che in ogni caso Bersani sta facendo di tutto perché il suo tentativo non nauifrgahi. Anche perché nel Pd si aprirebbe immediatamente la resa dei conti. E lui sarebbe immeditamente crocefisso. Assenze illustri, da Matteo Renzi a Massimo D'Alema a Walter Veltroni hanno messo in risalto l'altra sera la sua solitudine alla direzione Pd. Tra i pochi che gli hanno portato solidarietà assoluta i Moderati di Giacomo Portas, movimento torinese legato al Pd, da non sotovalutare perché che ha portato a Bersani qualcosa come oltre 100.000 voti. Che hanno contribuito alla Camera a battere il centrodestra.  

Dunque, sarà o no un venerdì di passione per l'uomo che voleva smacchiare i giaguari.

Dopo un pomeriggio di moderato ottimismo nella notte fatidica però, la notte che dovrebbe precedere la salita di Bersani al Colle, che però potrebbe avvenire anche venerdì, la si tuazione si ingarbuglia. Con una nota durissima il segretario del Pdl Angelino Alfano sentenzia: «Situazione chiusa. Il Pd vuole occupare tutte le cariche istituzionali".

Ma aggiunge Alfano: "Spetta ora a Bersani rovesciare la situazione". Segno che la trattativa non è chiusa. Trattativa che riguarda evidentemente il Colle soprattutto più che il governo. Quel Colle dove il centrodestra in rappresentanza dei suoi quasi dieci milioni di voti chiede dopo tantti anni di presidenti di sinistra una personalità vicina o quanto meno non ostile alla sua area.

Filtrano anche le parole di Silvio Berlusconi: «Bersani sa quali sono le mie richieste«. Da largo del Nazareno rispondono durissimi: niet a qualsiasi trattativa sul nuovo inquilino del Colle. Anzi per loro sarebbero «scambi«. Così bollano la legittima richiesta del Pdl. Vedremo se la notte portetà consiglio al premier preincaricato.

Che, come dice Alfano, «è in un vicolo cieco». C'è già chi dà il capo dello Stato pronto a mandare alle Camere un'alta personalità superpartes per un governo del presidente. E ritorna il balletto di nomi dell'altra notte: da Valerio Onida a Corrado Passera a Fabizio Saccomanni.

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