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ANSA/ANGELO CARCONI
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Gli stipendi dei dipendenti della Camera non si toccano

Perché è stato bocciato il tetto massimo di 240 mila euro fissato invece per tutti i funzionari della pubblica amministrazione

Gli stipendi dei politici vi sembrano alti? Cambiereste idea se conosceste gli stipendi dei dipendenti di Camera e Senato. Fino all’anno scorso, i più alti funzionari di Montecitorio arrivavano a guadagnare quasi 360.000 euro l’anno, vale a dire il triplo dell’indennità che percepisce un deputato.

Lo scorso anno, i vertici dei due rami del Parlamento decisero di applicare, congiuntamente, un tetto analogo a quello che il Governo Renzi aveva disposto per il resto della pubblica amministrazione. I funzionari di Palazzo Madama e di Montecitorio non avrebbero percepito più di 240.000 euro l’anno, comunque il doppio dei deputati (ad entrambe le categorie vanno poi aggiunte indennità varie).

Vi sembra ancora troppo? Tenete presente che si tratta di funzionari di altissimo livello, il meglio di cui la pubblica amministrazione disponga. Vengono selezionati attraverso concorsi molto severi e – bisogna riconoscerlo – non troppo lottizzati politicamente.

Naturalmente, secondo logica, si decise in quel momento di diminuire anche gli stipendi delle altre categorie di dipendenti dei due palazzi, provvedimento certamente logico e necessaria conseguenza dell’altro (si tenga conto che quasi la metà del totale dei dipendenti della Camera – compresi commessi e centralinisti - guadagnava più di un deputato). Ma qui le cose non sono andate lisce. Se nel caso degli alti funzionari si ebbero solo composti mugugni, qui si misero di mezzo i sindacati, e fioccarono i ricorsi.

Ricorsi alla Magistratura? Niente affatto: la Camera è un organo costituzionale, e quindi – come per il Senato, il Quirinale, la Corte Costituzionale - vale il principio dell’autodichìa, per effetto del quale è la Camera stessa, attraverso un organo apposito, a giudicare sui ricorsi.

Questo organismo si chiama Commissione Giurisdizionale per il personale, ed è composto da 3 deputati, estratti a sorte. In questa legislatura la sorte ha voluto, un po’ curiosamente, che i 3 membri fossero tutti del PD: gli on. Bonifazi (Presidente), Ginefra, Bonavitacola. Nessun problema, si dirà: la delibera che poneva un tetto alle retribuzioni è stata assunta dall’Ufficio di Presidenza della Camera, a stragrande maggioranza PD, in attuazione di un orientamento del Governo Renzi (PD).

E invece no: nei giorni scorsi la delibera è stata bocciata, i ricorsi accolti. Lodevole esempio di indipendenza di giudizio di deputati PD che decidono secondo coscienza, o terrore di scontentare i sindacati? Vediamo.

La motivazione della sentenza che accoglie i ricorsi ha poco di tecnico. Il tetto alle retribuzioni, secondo i tre deputati del PD “viola il principio di ragionevolezza” e non giova all’amministrazione, perché i dipendenti, privati “delle leve di incentivazione determinate dal consolidato sviluppo stipendiale” potrebbero dar luogo “a comportamenti poco virtuosi e a cali di produttività determinati dall’assenza di competizione”.

Fuori dagli orrori del burocratese, significa che i lavoratori della Camera (al Senato un ricorso analogo è stato respinto), secondo i tre del PD, senza l’incentivo di aumenti di stipendio diventerebbero meno produttivi o addirittura “meno virtuosi”.

In effetti, c’è da capirli. Si tratta di modesti lavoratori, che devono mantenere la famiglia lavorando duramente per un tozzo di pane: come si può chiedere a una segretaria di essere motivata a lavorare con impegno se guadagna solo 115.000 euro l’anno? (lordi, s’intende). Come si può pretendere che un commesso spenga le luci o distribuisca la posta fra gli uffici con dedizione e impegno sapendo che non prenderà mai più di 99.000 euro l’anno?

Per fortuna il PD ha corretto queste storture, questo vero attentato ai diritti dei lavoratori, e si è tornati al regime precedente. Uno stenografo potrà tornare a percepire 256.000 euro l’anno (più del Segretario Generale), un barbiere anziano ed esperto, che “porta in dote il bagaglio professionale acquisito in anni di servizio” come scrivono i tre del PD, sarà premiato per le sue rasature con 160.000 euro l’anno (il 30% in più di un deputato).

Poi dicono che il PD non è più un partito di sinistra: un simile esempio di socialismo reale – a spese dei contribuenti - persino Lenin se lo sognava!

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