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Chi è Abu Hani Al Masri, capo di Al Qaeda ucciso dagli USA

Dall’Egitto alla Siria, passando per Balcani, Somalia e Malesia. Storia della lunga militanza qaedista del comandante di Ahrar Al Sham

Per LOOKOUT NEWS

La notizia dell’uccisione di Abu Hani Al Masri, comandante militare di punta di Al Qaeda nell’area di Idlib, lascia molti punti in sospeso da chiarire ma, al contempo, consente di inquadrare meglio il momento di estrema difficoltà attraversato dai gruppi jihadisti esclusi dall’accordo di tregua in Siria raggiunto da Russia, Turchia e Iran.

Abu Hani Al Masri entra in contatto con Osama Bin Laden in Afghanistan all’inizio degli anni Ottanta, ricevendo l’incarico di responsabile dei campi di reclutamento, indottrinamento e addestramento di nuovi adepti e assumendo gradualmente un ruolo sempre più rilevante nell’organizzazione

I fatti, prima di tutto. Mercoledì 8 febbraio il Pentagono ha dichiarato che in un raid effettuato da un drone americano nell’area di Idlib, zona controllata in larga parte da Fateh Al Sham (ex Jabhat Al Nusra) e da gruppi di ribelli siriani fuggiti da Aleppo, è stato ucciso Abu Hani Al Masri. Si tratta del capo militare della formazione Ahrar Al Sham, una delle milizie escluse dall’accordo di cessate il fuoco raggiunto a fine dicembre ad Astana da Mosca, Ankara e Teheran. Al Masri è stato ucciso il 4 febbraio, mentre in un’operazione aerea precedente, effettuata sempre a Idlib il 3 febbraio, erano stati eliminati altri 10 militanti qaedisti.

 Il Pentagono ha comunicato che Al Masri è il quarto leader di alto livello di Al Qaeda ucciso dagli USA dall’inizio del 2017. Nel complesso nell’ultimo mese i jihadisti eliminati dagli americani sono stati oltre 150 anni, la maggior parte dei quali nell’area di Idlib.

 

Chi era Abu Hani Al Masri

Abu Hani Al Masri non era un qaedista qualsiasi. Di origine egiziana, tra gli anni Ottanta e Novanta ha fatto parte della ristretta cerchia di comandanti di Al Qaeda che hanno avuto stretti rapporti sia con il fondatore dell’organizzazione Osama Bin Laden che con l’attuale leader Ayman Al Zawahiri.

 Nel 1979 Al Masri, insieme ad Al Zawahiri, è tra i fondatori di Jihad Islamica Egiziana (JIE), gruppo conosciuto anche come Al-Jihad, autore dell’assassinio del presidente egiziano Anwar al-Sadat nel 1981. Nella scissione registrata all’interno della formazione, seguita al giro di vite ordinato dal successore di Sadat Hosni Mubarak, Al Masri segue Ayman Al Zawahiri confluendo nell’ala militarista del gruppo che a metà anni Ottanta si sarebbe affiliata ad Al Qaeda.

 Da questo momento sul conto di Abu Hani Al Masri si accavallano molte informazioni discordanti. Ciò è dovuto tanto ai diversi nomi che ha utilizzato nel corso degli anni per sfuggire alla cattura negli spostamenti da un Paese all’altro, quanto al fatto che molti altri jihadisti hanno utilizzato il suo stesso nome di battaglia, o parte di esso.

 

Abu Hani Al Masri
(Una vecchia foto di Abu Hani Al Masri)

 

Una biografia considerata attendibile sul percorso di Abu Hani Al Masri all’interno di Al Qaeda è quella scritta dall’ideologo jihadista Abu Abu Hassan al Kuwaiti, riportata da Long War Journal. In base a questo racconto, Abu Hani Al Masri entra in contatto con Osama Bin Laden in Afghanistan all’inizio degli anni Ottanta, ricevendo l’incarico di responsabile dei campi di reclutamento, indottrinamento e addestramento di nuovi adepti e assumendo gradualmente un ruolo sempre più rilevante nell’organizzazione. Successivamente, viene inviato a coordinare operazioni militari in Cecenia, Bosnia, Somalia e in altri teatri di guerra in Africa orientale. Durante le missioni condotte nei Balcani, partecipa nel 1998 al tentativo di far esplodere l’ambasciata americana a Tirana in Albania.

 Negli anni seguenti si sposta in Malesia dove, come scrive Guido Olimpio sul Corriere della Sera, viene catturato dalle autorità locali con il contributo dei servizi americani e dei Carabinieri del ROS. «È qui che viene localizzato da un’indagine che ha una sponda italiana. Uno spunto investigativo mette i Carabinieri sulle sue tracce. L’egiziano ha bisogno di un kit di documenti puliti, li chiede a una cellula tunisina operante in Italia, quella che ha come riferimento Essid Ben Khemais, altra “stella” di riferimento per gli islamisti e al centro di molte indagini […] C’è il sospetto che si voglia spostare verso il Medio Oriente. La probabile tappa dovrebbe essere l’Iran, in attesa di passare nel nord dell’Iraq dove iniziano a concentrarsi gli estremisti che poi risponderanno agli ordini di al Zarkawi». Arrestato prima di partire, finisce nelle carceri egiziane.

 Esce da prigione dopo sei anni nel 2011, usufruendo dell’amnistia concessa agli islamisti dai Fratelli Musulmani saliti al potere con l’elezione del presidente Mohammed Morsi. Fuori dal carcere, con il nome di Hani Haykal si trasferisce in Siria per addestrare combattenti siriani e foreign fighter arrivati dall’Occidente per combattere al servizio di Al Qaeda, rappresentata all’epoca dal gruppo Jabhat Al Nusra.

 Le battute di arresto patite dall’organizzazione a causa dell’insorgere dello Stato Islamico del Califfo Abu Bakr Al Baghdadi, lo costringono a fuggire di nuovo. Si sposta in Turchia, dove scampa a un nuovo arresto con l’aiuto dei servizi segreti turchi, vola in Qatar e, infine, fa ritorno in Siria. Con il nome di Abu Basir al Masri entra in Ahrar al Sham assumendone il comando militare. Nelle ultime settimane il gruppo ha registrato una frattura interna con la componente maggioritaria passata in una nuova coalizione chiamata Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), composta oltre che da Ahrar Al Sham anche da Fateh Al Sham, Harakat Nour Al-Din Al-Zanki, Liwa Al-Haqq, Ansar Al-Din e Jaysh Al-Sunnah. Diverse fonti hanno ipotizzato che Abu Hani Al Masri fosse tra gli scissionisti di Ahrar Al Sham, pronto ad avviare, magari sotto un altro nome, una nuova stagione della sua lunga militanza in Al Qaeda.

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