Berlusconi: verso il voto palese con polemiche
Berlusconi: verso il voto palese con polemiche
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Berlusconi: verso il voto palese con polemiche

Il Pdl (ricompattato) riaccende la polemica sul voto per la decadenza e si torna a parlare di crisi di governo

Verso il voto palese sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. Ma anche verso la crisi di governo con un Pdl ricompattato?

La chiave di volta della crisi, minacciata a chiare lettere dal Cavaliere nelle anticipazioni del nuovo libro di Bruno Vespa, potrebbe essere l’esito della battaglia del Senato andata avanti per tutta la giornata di martedì 30 ottobre nella Giunta per il regolamento chiamata a decidere se il voto sarà appunto palese o segreto.

La giunta, sospesa per i lavori in aula, è stata subito dopo  riconvocata dal presidente del Senato Pietro Grasso. Si è deciso di andare avanti a oltranza e verso le 20 tutto lasciava pensare a una seduta notturna. Con un accordo tra Pd, Cinquestelle e probabilmente anche Scelta civica a favore del voto palese.

Per l’intera giornata è stata Linda Lanzillotta, rappresentante di Scelta Civica nella Giunta per il Regolamento, a rappresentare l’ago della bilancia. Poi, nel pomeriggio sembra che la senatrice montiana, inizialmente a favore del voto segreto, abbia cambiato idea. E’ stata vista aggirarsi per i corridoi di Palazzo Madama con aria tormentata. Perché, secondo gossip, pressata oltre misura dal Pd.  E se lei, come sembra, voterà per il voto palese, voto palese sarà con l’esito di una decadenza  certa del Cav. Con  7 voti a  contro 6. Se poi votasse anche Grasso, i favorevoli al voto palese salirebbero a 8.

Ma il fronte per il voto palese e quindi pro decadenza (sicura) non aveva messo nel conto che una scelta del genere, una scelta che si presenta “ad personam”, o meglio “contra personam” (il regolamento del Senato prevede che quando bisogna esprimersi su una persona il voto è segreto) avrebbe ricompattato o comunque iniziato a ricompattare il Pdl.

Renato Schifani e l’afaniano Fabrizio Cicchitto hanno  tuonato a sera contro la violazione delle regole. Dopo che per tutto il giorno dai lealisti e dai falchi era venuto un coro contro il voto palese e contro le motivazioni della sentenza della Corte d’Appello sul ricalcolo dell’interdizione. Soprattutto, Francesco Nitto Palma e numerosi altri hanno fatto presente che la sentenza “definisce l’incandidabilità una sanzione amministrativa” e quindi la legge Severino non può essere retroattiva.

Berlusconi, non a caso, a Vespa dice: o il governo ferma l’applicazione incostituzionale della legge Severino o sarà crisi. E il drappello della ventina di senatori alfaniani guidati a Palazzo Madama da Roberto Formigoni e il ministro Gaetano Quagliariello? A sera già girava la voce che quel drappello si stia assottigliando, “dopo la decisione di Angelino Alfano di non lasciare la casa del padre”.

E in ogni caso anche se il vicepremier deciderà invece di rompere con Berlusconi, confida a Panorama.it, un parlamentare vicino ai lealisti: “Il Cavaliere ha preso anche in considerazione l’idea di andare all’opposizione e lasciare quello sparuto drappello al proprio destino”.

Un drappello che alla fine rischierebbe di essere troppo esile per sorreggere il governo Letta fino al 2015. Ma se crisi alla fine sarà, perché a staccare la spina sarà il Pdl tutto, i maligni in Transatlantico, già mettono sull’avviso: “Ricordatevi alla fine perché Matteo Renzi e Beppe Grillo hanno spinto così tanto fino all’ultimo per il voto palese, per quel ritorno alle urne che anche loro vogliono con motivazioni diverse”.

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