Giornata internazionale contro l'omofobia
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Giornata internazionale contro l'omofobia
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La giornata internazionale contro l'omofobia - Foto

Il 17 maggio 1990 l'OMS depennò l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali. 27 anni dopo non cessano le violenze. Mattarella: "Intolleranza che ferisce l'intera società"

Si celebra oggi la Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia, istituita dall'Unione Europea nel 2004.

La scelta della data rimanda al 17 maggio 1990, quando l'omosessualità fu rimossa dalla lista delle malattie mentali elaborata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Che cos'è l'omofobia

Il neologismo "omofobia", coniato negli anni '60 dallo psicologo clinico statunitense George Weinberg, recentemente scomparso, si riferisce ai sentimenti di paura irrazionale e avversione verso le persone omosessuali, bisessuali e transessuali e ai comportamenti intolleranti, discriminatori o violenti nei loro confronti.

Per "omofobia interiorizzata" si intende il fenomeno per cui le persone con orientamento o identità sessuale minoritario (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, LGBT) fanno propri - più o meno consapevolmente, in relazione al grado di accettazione di sé - pregiudizi, stereotipi e atteggiamenti discriminatori che li riguardano. 

La situazione in Italia

Secondo il report annuale diffuso da Arcigay, negli ultimi 12 mesi sono state 196 le vicende di omotransfobia avvenute in Italia e rese pubbliche o denunciate. Una cifra raddoppiata rispetto a quella dell'anno precedente, benché non contempli ovviamente i fatti rimasti sotto il velo del silenzio, ma solo quelli che l'associazione ha potuto censire monitorando i quotidiani e i periodici locali e nazionali e i principali siti web di informazione.

L'associazione evidenzia allarmata "l'abbassamento significativo dell'età dei carnefici e un dilagare del fenomeno delle baby gang", citando nel suo report 15 casi avvenuti nel mondo della scuola, definito "uno dei contesti che più subisce l'impennata dei discorsi d'odio".

Approvata dalla Camera dei deputati il 19 settembre 2013, all'epoca del governo Letta, la contestata legge contro l'omofobia, di cui era stato relatore Ivan Scalfarotto, si è fermata dopo il passaggio al Senato. Dal 29 aprile 2014 la proposta di legge - che estenderebbe l'intera legge Mancino contro l'istigazione all’odio e alla violenza anche a omofobia e transfobia, equiparandole a razzismo, xenofobia e antisemitismo - è infatti all'esame della commissione Giustizia di Palazzo Madama.

Le parole del Presidente Mattarella

"L'omofobia e la transfobia violano la dignità umana, ledono il principio di eguaglianza e comprimono la libertà e gli affetti delle persone. A nessuno può sfuggire che qualunque forma di persecuzione in base all'orientamento sessuale costituisca, sempre e ovunque abbia luogo, una violazione inaccettabile dei diritti umani universali": lo ha affermato oggi il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un comunicato diffuso dal Quirinale.

"Gli atti di intolleranza - prosegue il comunicato - si esprimono in violenze verbali o derisioni, altre volte danno luogo a minacce, fino a giungere, talora, ad aggressioni fisiche. Si tratta di manifestazioni che feriscono l'intera nostra società, che risulta indebolita nei suoi valori fondamentali di convivenza. Quando le discriminazioni hanno come bersaglio ragazzi e adolescenti vi è il rischio grave di compromettere fragili equilibri, perché gli anni della giovinezza sono quelli in cui si costruisce l'accettazione di sé, che è parte importante della futura serenità".

"Molto giovani sono spesso anche coloro che pongono in essere condotte omofobiche. Così, se alle giovani vittime va prestata un'attenzione particolare, nondimeno bisogna promuovere, soprattutto nei ragazzi, una positiva educazione all'incontro con l'altro. Senza una cultura dei diritti di ciascuno non si diventa pienamente cittadini. La considerazione del valore dell'altro, l'accettazione delle differenze, sono alla base di ogni convivenza. A un vigile e proficuo rispetto deve essere improntato ciò che dà forma alla vita comune: il linguaggio, la scuola, il discorso pubblico, le pratiche sociali, per una società pienamente solidale", ha concluso Mattarella.

La denuncia del Consiglio d'Europa

Alla vigilia della ricorrenza, il segretario generale del Consiglio d'Europa, Thorbjorn Jagland, ha preso posizione ieri, sottolineando che tutti i 47 Stati membri hanno l'obbligo di proteggere le persone LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersex, ndr) e che l'organizzazione internazionale da lui guidata non può né intende tollerare la violenza e la discriminazione nei loro confronti.

"La discriminazione e la violenza nei confronti delle persone Lgbti rappresenta un esempio di populismo della peggior specie, e costituisce quindi un pericolo per la democrazia, contro il quale i governi devono reagire, facendo il massimo per porvi fine", ha affermato.

Jagland si è detto preoccupato per l'emergere di tendenze omofobe e transfobiche in Europa, e "particolarmente inquieto per le presunte persecuzioni di massa di persone Lgbti nella Repubblica cecena della Federazione russa".

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La situazione nel mondo

Nell'ultimo report di ILGA sull'omofobia di Stato, l'associazione internazionale che riunisce centinaia di associazioni impegnate per i diritti delle minoranze LGBT, sono ancora oggi 72 i Paesi - o territori - del pianeta che criminalizzano l'omosessualità (45 dei quali sia quella femminile, sia quella maschile).

Per gli adulti consenzienti che abbiano rapporti omosessuali è prevista la pena di morte in 13 Stati (o regioni): Afghanistan, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iran, Iraq, Mauritania, Pakistan, Qatar, Sudan, Yemen e territori controllati dall'Isis, oltre ad aree della Nigeria e della Somalia. In 8 di questi la pena capitale viene effettivamente comminata. 

Pene detentive dai 14 anni di reclusione fino all'ergastolo sono previste dagli ordinamenti di 14 Stati, mentre in altri 57 Paesi è prevista una carcerazione fino ai 14 anni. Altrove, le pene prevedono pagamenti di multe, internamento in cliniche psichiatriche o punizioni corporali. 

È giunta proprio oggi dalla provincia di Banda Aceh, in Indonesia, dove dal 2001 vige la sharia, la notizia che due giovani uomini di 20 e 23 anni accusati di aver avuto rapporti sessuali tra loro, sono stati condannati a 85 frustate pubbliche

EPA/Villar Lopez
17 maggio 2017. Una donna tiene in mano una bandiera arcobaleno durante una manifestazione a Pamplona, in Spagna, nella Giornata internazionale contro l'omofobia.
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