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ANSA /MICHELE NACCARI
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Le nuove inchieste del generale Mori

"LookOut News", rivista di geopolitica, economia e sicurezza diventa cartacea. Con un direttore scientifico con le stellette.

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Il generale Mario Mori dice che non ci può fare niente: "L'appetito mi è venuto mangiando". A 74 anni, dopo una vita spesa a servire lo Stato, ha accettato di fare il direttore scientifico di una rivista. LookOut News è un mensile di geopolitica e intelligence che dal 30 gennaio, nelle principali città e su iPad, è allegato a Panorama. Una carriera straordinaria, quella del generale dei carabinieri: ha arrestato decine di terroristi e boss mafiosi, ha inventato e guidato un corpo d’eccellenza come i Ros e ha diretto il servizio segreto civile (Sisde).

Le istituzioni, con lui, sono state ingrate: Mori è ancora alle prese con il processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, dopo aver passato quasi 20 anni a difendersi dalle accuse di non aver perquisito il covo di Riina (assolto) e di aver favorito la latitanza di Provenzano (assolto).

Si offende se diciamo che è diventato un giornalista?

No, per carità! Ma io ormai rimango con le stimmate dell’investigatore. Del resto non ho mai fatto altro.

In che senso?

La mia carriera da carabiniere è stata molto anomala: in fondo ho sempre fatto l'investigatore, da quando ero un giovane capitano a quando ho finito come prefetto al Sisde.

Com’è arrivato a interessarsi di geopolitica?

Ho sempre masticato gli argomenti che trovate su LookOut News. Quando dirigevo il Ros, mi occupavo anche di criminalità organizzata internazionale. Col tempo ho stretto dei rapporti con persone a cui sono rimasto legato. Perciò ogni tanto ci scambiamo qualche valutazione, come fanno i vecchi pensionati (ma lo scriva tra virgolette, non mi considero un pensionato). È da questi scambi che è nata l’idea di un giornale online, un anno fa, e poi ci siamo detti: "Perché non farne un mensile cartaceo?".

Ha fondato un giornale, non vuole la pensione. Non si sente un po’ in controtendenza?

È vero. Ma è stata una scelta naturale: a casa mia ho quasi solo libri di geopolitica, sicurezza e informazione. Mi interessano temi che la stampa italiana trascura perché è troppo provinciale. E poi l’agenzia G-Risk, di cui la rivista è espressione, è fatta da persone che hanno operato con me, con le quali mi piace scambiare opinioni.

Che effetto le fa lavorare in una redazione formata da ragazzi?

A volte assumo un atteggiamento paterno, ma ogni tanto mi ricordo di essere un comandante e faccio qualche cicchetto. La natura è quella che è. Sono contento: a una certa età ci si cristallizza, io invece devo tenermi al passo dei miei redattori più giovani. Mi modernizzano.

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