Gardiner e Dini, poli opposti ma vicini sui pericoli di Pechino
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Gardiner e Dini, poli opposti ma vicini sui pericoli di Pechino
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Gardiner e Dini, poli opposti ma vicini sui pericoli di Pechino

«Il nuovo ordine globale. Il mondo come sarà: Usa, Uk, Ue». Questo il titolo del webinar organizzato congiuntamente dall'Associazione Guido Carli e dalla Heritage Foundation, forse il più autorevole think tank americano di cultura repubblicana, conservatrice e pro mercato.


Dopo le introduzioni degli organizzatori, Federico Carli per l'associazione che presiede, dedicata alla memoria di Guido Carli, e Riccardo Casale per la Heritage, si sono confrontati i due relatori principali. Da un lato, Lamberto Dini, già premier italiano, oltre che ministro del Tesoro e degli Esteri in altre sue esperienze governative; dall'altro, Nile Gardiner, un'autentica leggenda per chiunque abbia sensibilità pro Occidente e pro mercato. Gardiner, studioso e polemista, contributor di numerose testate scritte e audiovisive, dirige per la Heritage Foundation il «Margaret Thatcher Center for Freedom». Alla Thatcher Gardiner è culturalmente legato: ne fu consulente su diversi dossier di politica internazionale, e ne fu collaboratore nella stesura dell'ultimo libro della Lady di Ferro. Vive da tempo negli Usa, e il londinese Daily Telegraph lo ha inserito nell'elenco dei cinquanta britannici più influenti in America.

Omogenee le valutazioni dei due relatori sulla possibilità di ripresa economica post Covid: entrambi consapevoli dell'esistenza di numerose incognite, forse più preoccupato - considerando i dati economici europei - Lamberto Dini, mentre Gardiner è sembrato più fiducioso sulla reattività delle economie statunitense e britannica.

Divergenza profonda su tutti gli altri dossier, su cui i due relatori hanno offerto visioni radicalmente alternative. Su Brexit, Gardiner ha mostrato le opportunità del nuovo quadro: e ha invitato Bruxelles a fare i conti con la realtà, nel senso che la decisione di uscita da parte del Regno Unito non è più reversibile. L'unica cosa su cui si può ancora trattare è la modalità del divorzio: il governo britannico è disponibile ad un buon deal, ma è altrettanto pronto a una soluzione no deal, se l'Ue scegliesse il muro contro muro. Più aderente alla linea di Bruxelles, la valutazione dell'ex premier italiano, che ha definito Brexit una scelta 'lose-lose': un'operazione in perdita sia per Londra sia per l'Ue, secondo Dini.

Un'ampia parte del dibattito è stata dedicata al confronto strategico tra Washington e Pechino. Gardiner non ha nascosto i contorni geopolitici della sfida, che non consente all'Unione Europea una posizione terza o ambigua. Secondo lo studioso della Heritage, la Germania e gli altri paesi Ue dovrebbero essere al fianco dell'amministrazione Usa in questa sfida che è insieme economica, tecnologica e democratica. Anche Lamberto Dini non ha nascosto la pericolosità delle ambizioni cinesi, ma ha posto l'accento sul fatto che tocchi a Washington non allargare le divergenze tra le due sponde dell'Atlantico.

La divaricazione maggiore tra Gardiner e Dini è venuta nella parte di discussione dedicata alle prossime presidenziali americane. Gardiner, pur non sottovalutando le difficoltà a cui Trump è chiamato («senza Covid avrebbe vinto, visti i dati economici eccellenti ancora a febbraio; ora sarà tutto più difficile»), ha sottolineato che è in gioco una impostazione culturale, non solo un'elezione. Gardiner ha bocciato la politica estera della presidenza Obama-Biden, ha definito pericolosa l'operazione di riscrittura della storia tentata attraverso l'abbattimento di statue e monumenti, e ha aggiunto che spesso gli elettori repubblicani e conservatori sono sottostimati nei sondaggi. Di parere opposto Lamberto Dini, che ha criticato sia la gestione dell'emergenza sanitaria da parte di Trump sia le sue scelte di politica internazionale, definendo invece Biden figura più adatta a unire.

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