Fitto come Fini? Poche analogie, grandi differenze
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Fitto come Fini? Poche analogie, grandi differenze
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Fitto come Fini? Poche analogie, grandi differenze

Entrambi sono "eterne incompiute". Ma la scissione di Fini fu una tragedia politica. Quella di Fitto, invece, non cambierebbe nulla

"La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa": per una volta, Carlo Marx aveva visto giusto.

La prossima scissione annunciata, nel complesso panorama del centro destra italiano, è quella di Raffaele Fitto, che ha lanciato il fatidico grido "che fai, mi cacci?" a Berlusconi, proprio come fece Gianfranco Fini in una drammatica riunione del Popolo della Libertà nel 2010. Con la differenza, per essere sinceri, che Fini ebbe il coraggio di dirglielo in faccia, sfidando l’allora Presidente del Consiglio, Fitto si è affidato più prudentemente alle agenzie di stampa.

Le analogie

Eppure qualche analogia fra i due c’è. Sono entrambi figli d’arte, Fitto in senso letterale, essendo suo padre per molti anni il padrone della DC pugliese, Fini in senso figurato essendo stato adottato da Giorgio Almirante, leader indiscusso dell’MSI, che ne fece il suo figlioccio politico.

Le analogie non finiscono qui: la storia politica di entrambi è fatta di rapidi iniziali successi e poi di un susseguirsi di trionfali sventure. Fini a 35 anni è segretario nazionale del Movimento Sociale, Fitto a 31 è Presidente della Regione Puglia. Fini tre anni dopo, alla prima occasione utile, si fa cacciare e sostituire da un personaggio politicamente improbabile come Pino Rauti. Per Fitto la prima occasione utile solo le elezioni regionali successive, nelle quali riesce a fare l’impossibile: regalare la Puglia, la regione forse più culturalmente conservatrice d’Italia, a Niki Vendola.

Da allora, l’uno e l’altro sono eterne incompiute. Come il principe Carlo, che sta invecchiando nell’attesa che la Regina Elisabetta gli ceda il trono (per fortuna del Regno Unito l’evento non sembra imminente), per i due gli anni sono passati senza che venisse il loro turno per una leadership che entrambi pensano fortissimamente di meritare.

Le differenze

Qui però con le analogie ci dobbiamo fermare. Ora si passa dalla tragedia alla farsa, realizzando la profezia del barbuto di Treviri. La scissione di Fini fu una tragedia, perché aprì la strada alla lunga triste stagione dei tecnici e dei governi nati fra largo del Nazareno e il Quirinale, ignorando gli elettori. Quella di Fitto non cambierebbe nulla, perché il nostro, che da un anno strilla chiedendo un’opposizione più dura, non potrebbe certo portare la sua pattuglia di parlamentari a sostegno di Renzi.

E poi parlano i numeri: i sondaggi, che sono traditori, al momento della rottura attribuivano a Fini numeri a due cifre, e si è visto com’è andata a finire. Quelli su Fitto indicano due cifre decimali, e questo è senz’altro un vantaggio per lui, perché molto non potrà perdere, non avendolo.

Ma soprattutto la statura dei personaggi: Fini aveva molti limiti, ma ebbe il coraggio di scelte importanti. Fu l’uomo che impose la svolta di Fiuggi, sarebbe potuto diventare, se avesse avuto più visione e meno ambizione, il futuro leader del centro-destra. Fitto al massimo è riuscito a imporre la candidatura del simpatico, sconosciuto Rocco Palese a Presidente della Puglia, garantendo così a Vendola un tranquillo secondo mandato.
Si parva licet componere magnis…

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