Finanziamento ai partiti: Nessun colpo di spugna da parte del Pdl

Parla Maria Stella Gelmini: "Polemica pretestuosa. Il nostro emendamento non è un colpo di spugna"

Maria Stella Gelmini del Pdl in aula della Camera (Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Carmelo Caruso

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«Ma quale colpo di spugna sul finanziamento illecito ai partiti, quale? Proprio noi del Pdl che siamo per il massimo della trasparenza?». Infuriata, arrabbiata, ma estremamente chiara nello spiegare che il paventato colpo di spugna sul finanziamento illecito ai partiti, che per il quotidiano Repubblica sarebbe stato proposto dal Pdl, in realtà non è ma esistito.

Per Maria Stella Gelmini, ex ministro della Pubblica Istruzione e vicecapogruppo vicario del Pdl alla Camera, la polemica alimentata oggi è «assolutamente pretestuosa, di più falsa». E’ bastato un emendamento al disegno di legge che abolisce il finanziamento ai partiti in discussione al Parlamento, perché passasse la falsa informazione di un colpo di spugna contro chi si fosse macchiato di finanziamento illecito ai partiti. Un emendamento che porta la firma del tesoriere del Pdl, Maurizio Bianconi, Anna Grazia Calabria, Elena Centemero, Laura Ravetto, Saverio Romano, tutti deputati del Pdl.

«Siamo per il massimo della trasparenza, anzi, siamo stati noi i primi a parlare di abolizione del finanziamento pubblico ai partiti a favori di finanziamenti tracciati e regolamentati da parte di privati», si sfoga adesso la Gelmini.

E allora quell’emendamento? «E’ falso quello che sostiene Repubblica. Quell’emendamento prevede che nel caso in cui una società abbia deciso di destinare dei contributi a dei partiti, ma nel farlo abbia dimenticato la delibera del proprio Cda, può sanare quella dimenticanza, commessa in buonafede, con una sanzione amministrativa senza che ciò costituisca un reato. Non possiamo sanzionare o colpevolizzare chi in buona fede sbaglia e magari dimentica un foglio».

Tanto più che si parla di fondi iscritti nel bilancio della società e registrati in maniera assolutamente trasparente alla Camera da parte del tesoriere di partito.

«Se la somma del finanziamento è iscritta a bilancio è chiara la volontà trasparente di erogare la somma. Siamo per il massimo della tracciabilità, per il massimo della trasparenza. Abbiamo sempre detto che il finanziamento pubblico non può uscire dalla porta e rientrare dalla finestra, per questo siamo del parere che bisogna favorire dei contributi privati o di una società. Quell’emendamento non si applica a un singolo, ma solo a della società che ripeto non possono rischiare di essere perseguiti penalmente per una dimenticanza. Per questo nessun passo indietro da parte nostra. Siamo pronti a riformulare l’emendamento se non risulta chiaro, ma senza venire meno alle nostre convinzioni».

Ma il Pd si dice imbarazzato? «Finchè non era apparso questo articolo era d’accordo», dicono adesso i parlamentari del Pdl. Ma è ancora la Gelmini a ribadire: «Un conto è il dolo, un conto è un finanziamento lecito a un partito. Non si può prevedere il carcere per un errore burocratico e amministrativo, ragionevole è una sanzione amministrativa di tre volte il valore del contributo, è questo quello che prevede quell’emendamento. Può un governo farsi dettare l’agenda da un giornale che alimenta polemiche pretestuose, mi chiedo. Nessun colpo di spugna, nessuno…».

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