Finanziamento ai partiti, cosa prevede la norma sblocca fondi
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Finanziamento ai partiti, cosa prevede la norma sblocca fondi
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Finanziamento ai partiti, cosa prevede la norma sblocca fondi

Ieri la Camera ha approvato una mini sanatoria per non lasciare al verde le casse dei partiti

Il Movimento 5 stelle l'ha già ribattezzata la legge truffa, ma quella che è stata approvata ieri è una mini sanatoria per superare l'empasse burocratico del sistema di controllo e garanzia sul finanziamento ai partiti.

Infatti lo scorso luglio, l'Ufficio di Presidenza della Camera aveva bloccato i rimborsi relativi al 2013 e 2014, subordinandoli alla relazione di conformità della commissione di garanzia. Però la Commissione fin dalla sua istituzione si era trovata a non poter operare per mancanza di fondi. Una situazione che ha bloccato tutto e ha reso necessario l'intervento legislativo di ieri.

La storia

Il rimborso ai partiti è una storia vecchia e purtroppo non sempre nobile. Nasce per garantire uguale rappresentanza a tutti. Ma poi con il tempo i fondi sono serviti per finanziare associazioni che facevano capo a singoli leader, comprare sedi, pagare affitti che anziché rimanere in capo al partito, finivano direttamente nel patrimonio immobiliare dei politici. Una situazione che ha provocato scandali ed inchieste della magistratura.

In Italia, si sono avuti due referendum sull'abrogazione del finanziamento pubblico, il primo nel 1978 ed il secondo nel 1993 che sull'onda dell'inchiesta Tangentopoli portò la vittoria dei "Si". Nonostante la volontà popolare però il contributo pubblico venne rintrodotto con un altro nome per garantire il funzionamento e l'organizzazione del partito.

È con il governo Letta che si rimette mano al finanziamento pubblico ai partiti, che viene abolito a partire dal 2017. Contemporaneamente si introduce l'istituto del 2x1000 e  detrazioni fiscali per chi effettua donazioni ai partiti.

Il Movimento 5 stelle e i rimborsi

L'empasse che si è creata alla Camera e al Senato riguarda proprio le tranche di erogazione relative alle ultime elezioni politiche. Il Movimento 5 stelle, che ha duramente criticato il provvedimento votato ieri, è l'unico partito a non avere i requisiti per l'accesso al finanziamento e neppure al 2x1000 non avendo (come prevede il regolamento) depositato lo statuto e il bilancio e non aver fornito informazioni circa il finanziamento privato ricevuto dal movimento.

Cosa prevede la legge

Per gli anni 2013 e 2014 si potrà quindi accedere al rimborso senza attendere il giudizio di conformità della commissione. Che sarà composta da sette membri: 5 dipendenti della Corte dei Conti e 2 dipendenti di altre amministrazioni con competenze di revisori contabili. La Commissione avrà il compito di effettuare una verifica della conformità delle spese effettivamente sostenute dai partiti e delle entrate percepite. In seguito alla legge approvata ieri, la verifica si applicherà ai rendiconti successivi al 2014.

Il provvedimento contiene inoltre, una norma per assicurare la cassa integrazione retroattiva per i dipendenti dei partiti politici. È il caso degli ex dipendenti del PDL non riassorbiti in Forza Italia, o degli altri movimenti politici che a causa della riduzione dei rimborsi hanno dovuto rinunciare a parte del personale. Per questo è stata autorizzata la spesa di 15 milioni di euro per il 2014, di 8,5 milioni di euro per il 2015 e di 11,25 milioni di euro a partire dal 2016, alla quale si provvede attraverso l'utilizzo di quota parte dei risparmi derivati dalla riduzione del finanziamento pubblico a partiti e movimenti politici.

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