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Figli in provetta, morale e censura

Il dibattito sulla fecondazione eterologa è tornato al centro dell'attenzione dopo l'intervista di Dolce e Gabbana

L'intervista di Domenico Dolce e Stefano Gabbana su Panorama ha avuto un'eco polemico-mediatica che, a memoria, non ricordavo pur disquisendo loro di un tema, quello della bioetica legata alle scelte procreative distinte dal concepimento naturale, ampliamente dibattuto da molti decenni, da quando cioè la scienza ha sviluppato tecniche di contrasto all'infertilità umana.
La legge 40/2004 (meglio nota come legge 40, più semplicemente) ha normatizzato la procreazione assistita e la Corte Costituzionale si è recentemente pronunciata abrogando parti di questa legge, soprattutto in ordine a specifiche limitazioni poste dal Legislatore.
In questo quadro i due stilisti, in particolare Domenico Dolce - di origini siciliane - ha tradito un retroterra culturale tradizionalista e di formazione cattolica affermando che "la vita ha un suo percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate. E una di queste è la famiglia", salvo poi aggiungere che non lo convincono "quelli che io chiamo i figli della chimica, i bambini sintetici".
È venuto giù il mondo.
La rivolta non è partita dalle establishment culturali progressiste, i salotti buoni del relativismo etico e di una certa parte politica insofferente ai dogmi imposti dalla fede, ma dagli ambienti che avevano reso D&G icone incontrastate dell'orgoglio omosessuale: Sir Elton John, Ricky Martin, Courtney Love, Martina Navratilova, in Italia Vladimir Luxuria ed il governatore pugliese Nichi Vendola,le associazioni gay e lesbo di tutto il mondo, in un climax che ha portato i più infervorati a propugnare addirittura una campagna mondiale di boicottaggio dei prodotti della griffe italiana.
Rilevo preliminarmente una gigantesca strumentalizzazione di quanto riferito in totale buona fede dagli stilisti in questione, una valanga autoalimentata di censure che non colgono alla radice il fenomeno oggetto della frase incriminata.
Sommessamente ritengo non l'abbia colta nemmeno Domenico Dolce che, operando una semplificazione lessicale, si è dimenticato di pensare che stesse parlando di vite, di bambini reali, non di ologrammi privi d'anima, ma di soggetti che nascono da un ventre ed hanno sentimenti, carne e sangue al pari di qualunque altro essere umano.
L'espressione "bambini sintetici" è perciò inaccettabile ma si rivolge chiaramente, basta leggere l'intervista, non all'intero fenomeno della procreazione medicalmente assistita, ma ad un ramo più periferico ed estremo sul piano etico, quello della fecondazione eterologa e della maternità surrogata, la prima che consente ad una coppia sterile – o inadatta a procreare come ad esempio una coppia omosessuale – di utilizzare l'ovulo o il seme di un donatore esterno, la seconda che consente di conseguire la genitorialità, alla nascita, di un figlio cresciuto nel ventre di altra donna e da questa partorito.
Voglio pensare che con la citata espressione Domenico Dolce abbia voluto circostanziare il fenomeno ed esprimere i propri dubbi sull'eticità di queste tecniche, senza con ciò imporre una propria visione.
Voglio al contempo sperare che chi l'ha ferocemente censurato lasci ai liberi pensatori il diritto di aderire o meno ad una scelta, di indicare quali siano i rischi connessi all'estremizzazione di talune tecniche procreative che hanno inevitabilmente ripercussioni sui genitori come anche sui figli nati dalle stesse.
Il ricorso all'eterologa come anche, nei paesi in cui sia ammessa, alla maternità surrogata, implica decisioni molto importanti che a mio avviso debbono essere ponderate ed adeguatamente verificate a monte, un po' come accade a chi si proponga per l'adozione e sia perciò coartato attraverso un iter di controlli, anche psicologici, posti a presidio dei minori in stato di adottabilità.
Ognuno ha diritto di affermare dove collocherebbe l'asticella e quale sia il limite oltre il quale spingersi sarebbe moralmente inaccettabile per le problematiche interconnesse; al contempo ognuno ha il diritto di censurare semplificazioni ottuse che non tengano conto della complessità del fenomeno della procreazione medicalmente assistita e delle sue aree pienamente ed eticamente condivisibili volte ad aiutare genitori con problematiche specifiche a donare al mondo, e a sé stessi, un figlio da amare.

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Per richieste: segreteria@danielamissaglia.com

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