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Disastro Ferrari: tutto da rifare

Lo scontro tra Leclerc e Vettel, il ritardo dalla Mercedes e il sorpasso (subito) da squadre minori. Anatomia di un progetto fallito a Maranello

L'unica buona notizia per la Ferrari nel week end da incubo della Stiria è la franca autocritica fatta da Charles Leclerc pochi minuti dopo aver speronato il compagno di scuderia Sebastian Vettel, offrendo al mondo la desolante immagine di due Rosse a contatto autolesionista nella pancia del gruppo. Fine delle buone notizie, avanti con il processo a una macchina nata male e che dovrà provare a svilupparsi e crescere in una famiglia in cui i due genitori (Leclerc e Vettel) sono ormai ufficialmente separati in casa con tutto quello che ne consegue.

La colpa dell'autoscontro dello Spielberg è stata di Leclerc, senza alcun dubbio. Ma siccome la scena si è già vissuta l'anno scorso a ruoli invertiti ed è stata uno dei tasselli del puzzle che ha portato al divorzio annunciato con Vettel, limitarsi a guardare il dito ignorando la luna rischia di essere esercizio sterile e inutile. Anzi, non essere arrivati in fondo al Gp della Stiria ha evitato alle Rosse la figuraccia di trovasi nei bassifondi, staccatissime dalla Mercedes e dietro anche team con budget nettamente inferiori. Già il sabato delle prove aveva chiarito i rapporti di forza e il sospetto fondato è che nemmeno il primo pacchetto di aggiornamenti abbia ridotto le distanze. Il capo della Gestione Sportiva, Mattia Binotto, ha parlato di progetto con tanti errori ancora da identificare: a luglio avanzato e dopo che già in febbraio i test erano stati impietosi non è una buona notizia.


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A questo si aggiunge la gestione dei piloti. La coppia è scoppiata da tempo, la Ferrari ha fatto la sua scelta (Leclerc) ma non ha trovato il modo di creare una regola condivisa di sopportazione a vicenda. Vettel contro Binotto nella ricostruzione dell'estate dello strappo, Vettel contro Leclerc in gara-1 in Austria parlando delle possibilità viste solo da lui e scaricate sulle spalle del monegasco. E poi l'autoscontro solo parzialmente emendato dalle parole nette di Leclerc.

Avanti così, il 2020 rischia di trasformarsi in un calvario per il Cavallino che già di suo ha il problema e la colpa di aver messo in pista una macchina che non è competitiva. Situazione difficile da accettare per milioni di tifosi e per chi nella Ferrari investe centinaia di milioni di euro a caccia di un titolo iridato che manca ormai dal 2007 e che è diventato un'ossessione.

La cruda verità è che la Ferrari nell'epoca recente non è mai stata così lontana dal colmare il gap con i migliori. E anche dal punto di vista politico soffre, messa sotto attacco, con la prospettiva di un 2021 che replichi il peggio del 2020 senza spazio per sognare. In questa condizione la scelta di puntare sul futuro (Leclerc e poi Sainz) è logica e comprensibile ma se non appoggiata a una ferrea gestione interna del momento rischia di esporre un marchio d'eccellenza a figure inaccettabili. Lo Spielberg è il campanello d'allarme che suona forte, forse in ritardo perché molte di queste considerazioni erano già chiare e squadernate nei mesi scorsi. Siccome il gap tecnico non è colmabile nel breve e medio periodo, non resta che la seconda strada: lavorare in silenzio remando almeno tutti dalla stessa parte. E' un imperativo, anche a costo di scelte dolorose e impopolari da subito.

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