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Femminicidio, la violenza sulle donne non si ferma

Il 2017 di apre con una la storia di Ylenia e Gessica. I casi di femminicidio dello scorso anno

Il nuovo anno si apre con il dramma di Ylenia e Gessica

Deturpata dal fuoco, sfregiata dall’acido. Due donne, in due giorni. La prima, è stata aggredita a Messina la notte del 9 gennaio al rientro a casa da una serata in discoteca; l’altra in strada 24 ore dopo, mentre anche lei stava facendo rientro nella sua abitazione dopo una serata trascorsa con amici.

La violenza, la rabbia e il sentimento morboso di possesso dei loro rispettivi ex compagni hanno distrutto la vita di queste due ragazze e con loro anche tutti i loro sogni.  

Giovane e bellissima fu Miss Romagna e nel 2007 entrò nelle finali di Miss Italia. In pochi secondi la sua vita si è trasformata in un incubo: Jorge Edson Tavares, 29enne di Capo Verde, sue ex convivente, le ha sfregiato il viso con dell'acido. Gessica Notaro, 28 enne riminese, oggi addestratrice di leoni marini al Delfinario della sua città è ricoverata all’ospedale grandi ustionati di Cesena e rischia di perdere la vista ad entrambi gli occhi.

Poche ore prima, a Messina, Ylenia 22 anni, mentre sta cercando di aprere la porta della sua abitazione viene raggiunta da un uomo che la cosparge di benzina e le dà fuoco. E’ il suo ex compagno Alessio. Le urla di dolore e di aiuto vengono sentite da una vicina che la soccorre.

Ylenia viene ricoverata al Policlinico di Messina ma nega che sia stato il suo fidanzato nonostante i carabinieri lo arrestino. "Non è stato lui, hanno arrestato un innocente".  Ylenia Grazia Bonavera, a distanza ormai di alcuni giorni continua a gridare dalla sua stanza in ospedale l’innocenza del suo aguzzino.

"Usano l'acido o il fuoco perché corrode, distrugge, cancella: mia o di nessuno. Non è né amore, né follia. E' brutale violenza". Sono le parole dell'avvocato Giulia Bongiorno, impegnata contro la violenza alle donne con la sua associazione 'Doppia difesa', commentando questi due atti di violenza.

Gli ultimi casi di femminicidio nelle pagine seguenti:

Strangola la compagna poi cerca di nascondere il corpo

Ha confessato implorando perdono dopo aver ucciso, attorno alla mezzanotte, la madre dei suoi figli. Vittorio Vincenzi, 56 anni, imprenditore di Seveso, in provincia di Monza, ha ammesso di aver strangolato, questa notte la compagna peruviana di 29 anni, Elizabeth Huayta Quispe, al culmine di una lite.

La coppia era in procinto di lasciarsi, per volere della donna. L'ennesima lite avrebbe provocato la reazione di Vincenzi che ha aggredito la convivente in cucina, al secondo piano di una palazzina di piazza Mazzini a Seveso.

Il tutto sotto gli occhi del loro bimbo di tre anni, sconvolto e tra le lacrime. Non si sarebbe accorta di nulla, invece, la sorellina di un anno. Vincenzi, dopo aver ucciso la moglie, avrebbe spostato un mobile della cucina per impedire al figlio di guardare la madre morta.

Elizabeth Huayta Quispe è l'ultima vittima dell'amore malato, di quella forma di possesso che solo un uomo 'perverso' può chiamare "amore".

Aggredita e devastata dalle botte

23 novembre: Ubriaco picchia la moglie davanti al figlio minorenne in lacrime, e le grida della donna richiamano l'attenzione di alcuni passanti, che telefonano al 113.

E' successo a Fabriano (Ancona), in un appartamento del centro storico abitato da una famiglia africana.

Due pattuglie delle volanti giunte sul posto hanno bloccato e arrestato l'aggressore, un nigeriano di 36 anni, dopo aver sfondato la porta d'ingresso. La donna e' stata trovata con i vestiti strappati e il volto devastato dalle ecchimosi. Ai poliziotti ha raccontato che il marito era tornato a casa ubriaco, l'aveva aggredita e aveva tentato di strangolarla prima di prenderla a calci e pugni. Per l'uomo e' scattato l'arresto con l'accusa di tentato omicidio e maltrattamenti in famiglia.

Solo per pochi minuti la donna si è salvata.

20 novembre. Lei aveva 60 anni e si chiamava Anna Manuguerra. Il Antonio Madone, 60 anni, carpentiere ed ex marito di Anna non accettava che la donna frequentasse da qualche tempo un altro uomo. così dopo l'ennesima lite l'accoltella in cucina, e mentre la donna era ancora agonizzante, lui scende al bar a bere un caffè e a comprare le sigarette. E' avvenuto il provincia di Trapani.

Soffocata e poi sgozzata

13 Novembre: Rosamaria Radicci è stata soffocata con una mano tenuta premuta sul viso. Lei aveva 71 anni e viveva in provincia di Bari. IL suo assassino le ha messo una busta di plastica sulla testa e per finirla le ha sferrato un fendente alla gola.

Picchiata e data alla fiamme

10 novembre. E' accaduto in provincia di Sassari. Lei si voleva separare dal marito 69enne con il quale non riusciva più a vivere. Troppi litigi, troppa violenza. Ed infatti Angela Doppiu, 60 anni è morta per mano di quel marito, ex panettiere, che lei non voleva più.

Lui prima l'ha massacrata di botte poi l'ha bruciata viva.

9 novembre:  Lei aveva 52 anni e sichiamava Maria Rita Tomasoni. Lei ha aperto la porta al suo assassino, forse lo conosceva.

Gli inquirenti di Novara stanno cercando di ricostruire chi ha massacrato Maria Rita con almeno 26 coltellate.

10 coltellate dopo una lite. In casa c'era il figlio di 4 anni

3 novembre. Mesi di litigi e maltrattamenti culminati con 10 coltellate. E' accaduto a Bitonto, comune a circa 20 chilometri a nord di Bari. L'uomo, il 40enne Mustafa' Ouslati, di origini tunisine, ha ammazzato la moglie, la 29enne di Bitonto, Maria Grazia Cutrone, colpendola prima alle spalle e poi, con altri 9 fendenti, all'addome usando un coltello da cucina con una lama da 20 centimetri.

Ha poi tentato il suicidio, lanciandosi dal terzo piano della casa in via Nacci a Bitonto, dove la coppia abitava con i tre figli di 8, 6 e 4 anni, da alcuni mesi ospiti della madre di lei.

Una strage a Cornegliano

2 Novembre: Un poliziotto del reparto mobile di Genova, affetto da ludopatia e ormai pieno di debiti, uccide tutta la sua famiglia: la miglie, e le due figlie di 10 e 14 anni.

Sei colpi di pistola alla testa

Anna Florin, giovane, bella e solare. Ana Maria aveva 23 anni era di origine romena, ed è stata stata uccisa a Niscemi, a colpi di pistola dal suo convivente. Il movente? Una gelosia morbosa e incontrollabile. Il suo assassino è un camionista di 54 anni, con il quale aveva una relazione, che però subito dopo il delitto si è costituito ai carabinieri. E'avvenuto alla fine del 2015.

Ma che cosa è successo? Secondo una prima ricostruzione, l'omicida avrebbe raggiunto la convivente, che sembra avesse manifestato l'intenzione di lasciarlo, in casa di un'amica, dove c'era anche una bambina di due anni. In preda a un raptus, dopo l'ennesiama discussione, l'uomo ha estratto dalle tasche un revolver e ha sparato contro la donna sei colpi che l'hanno raggiunta alla testa e in altre parti del corpo.

Quindi, arma in pugno, è fuggito a piedi, facendosi spazio tra la folla che nel frattempo aveva raggiunto l'abitazione. Fortunatamente, la rabbia dell'uomo non si è rivolta anche nei confronti della padrona di casa e della bambina che hanno assistito alla scena ma sono rimaste illese. Il camionista è stato interrogato dal pm di turno del tribunale di Gela per tutta la notte. 

Un amore morboso

Il sangue delle donne continua a imbrattare le mura di casa e le strade d’Italia. E' accaduto anche a Sedena di Lonato, in provincia di Brescia. Forse i troppi anni di differenza tra di loro, forse un amore e una passione che non c'erano più. Ma lui, un uomo di 41 anni, bresciano di nascita non lo accettava.

Così, preso dalla disperazione dopo l'ennesimo rifiuto ha ucciso quella che era la sua ragazza, una moldava di 18 anni. Poi dopo aver visto a terra il corpo straziato di lei, si e' tolto la vita. I due avevano una relazione che la giovane aveva deciso di troncare.

Dopo una discussione il quarantunenne ha prima soffocato con alcune fascette e poi finito a coltellate la ragazza, prima di togliersi la vita impiccandosi a un albero. Sul luogo del ritrovamento dei due cadaveri, in una zona isolata in aperta campagna, i carabinieri di Desenzano hanno trovato una lettera scritta dal 41enne nella quale spiegherebbe le ragioni del suo folle gesto. 

Il caso della giovane diciottenne

3 giugno 2015. Vengono arrestati dopo poche ore i due assassini che il 2 giugno, hanno accoltellato ed ucciso una ragazza di 18 anni, di origine marocchina lungo la pista ciclopedonale che costeggia il fiume Serio, all'altezza di Albino, in provincia di Bergamo. Inutili sono stati i soccorsi del 118: per la diciottenne, che viveva nella zona con la famiglia, non c'è stato nulla da fare.

In cella si trovano il marito, di 25 anni, senza fissa dimora e clandestino, e una sedicenne svizzera. Entrambi sono accusati di omicidio volontario in concorso. Hanno utilizzato due coltelli, già sequestrati dai carabinieri. La prima a essere fermata è stata la sedicenne. Gli inquirenti hanno confermato il movente passionale.

Il caso di Albenga

2 giugno. L'ha accoltellata davanti alla figlia di 14 anni e poi si è suicidato. Alla fine sono morti entrambi i due ex conviventi, lei vittima di un continuo stalking e di violenze che aveva portato a tante denunce e lui che, dopo cinque mesi dall'addio, non voleva accettare quella separazione.

L'unica teste di questa mattanza è la ragazzina, figlia dei due. Tutto si è svolto, in pochi minuti, in una mansarda in centro a Albenga (Savona) e a far trovare la mamma morta e il padre agonizzante è stata proprio la ragazzina che quando è spuntato il coltello, dopo l'ennesima lite, si è precipitata urlando sul balcone fino a che i passanti hanno chiamato il 112.

Quando i carabinieri sono arrivati hanno trovato Loredana Colucci, 41 anni, morta in un lago di sangue e Mohamed el Mountassir, 51 anni, in fin di vita. L'uomo e' morto poco dopo.

Sparatoria per gelosia a Catania

31 maggio. È finita in sparatoria una lite in famiglia avvenuta a Catania, nel rione Nesima. Un uomo, un assicuratore in pensione ha esploso colpi di fucile nei confronti della moglie e del fratello della donna, ferendo in maniere non grave la prima e centrando al braccio e al fianco il secondo che è ricoverato in ospedale con la prognosi riservata, ma non sarebbe in pericolo di vita.

Secondo la ricostruzione dei militari dell'Arma, l'assicuratore non andava d'accordo con il cognato, medico in pensione, e contestava alla moglie di non curarsi di lui e di essere più legata al fratello.

"Volevi vedere il Diavolo? Sono qui"

Sondrio 28 maggio. Una serie di angherie e violenze nei confronti della moglie, originaria della Lettonia, fra il marzo 2010 e l'aprile 2014, ha portato finalmente in carcere un uomo di 41 anni, Maurizio Miglionico di Paderno Dugnano, provincia di Milano.

Nei confronti della donna, non solo botte ma anche minacce di morte terrificanti: "Prendo la scure e ti taglio la testa - disse una volta l'uomo- Volevi vedere il Diavolo ed e' qui in persona. Ti taglio la testa". E quando il figlio della donna cercava di difendere la madre, mettendosi fra lei e il patrigno, Miglionico picchiava anche lui che, all'epoca dei fatti piu' gravi, era solo un ragazzino.

Ha sgozzato la moglie per gelosia

Forlì 27 maggio. Nel pomeriggio l'uomo ha raggiunto la casa dove si trovava la moglie. Ha suonato al campanello e lei ha aperto. I due si sono affrontati appena fuori dalla porta d'ingresso. L'uomo ha improvvisamente estratto un coltello e si è scagliato sulla moglie colpendola ripetutamente.

Due i colpi mortali, entrambi alla gola. Lo stesso assassino, dopo pochi secondi ha preso il cellulare e ha chiamato il 112 raccontando l'accaduto. Il carabiniere, dato l'allarme, lo ha trattenuto al telefono, dando modo ad una pattuglia di raggiungere il luogo dell'omicidio, dove il romeno si è consegnato ai militari senza opporre resistenza. "Lei mi tradiva e io l'ho uccisa - avrebbe detto ai carabinieri che lo portavano via - adesso ammazzate anche me". La coppia ha due figli adulti e un paio di nipoti.

Aveva già denunciato il marito per violenza

26 maggio. Ha picchiato la ex moglie per strada. I passanti hanno immediatamente chiamato la polizia e l'uomo e' stato arrestato. La violenta lite tra i due coniugi, 35enni di origini marocchine, è avvenuta a Reggio Emilia. Alla polizia la donna, che nelle scorse settimane aveva già denunciato l'ex marito ed era stata accolta in una struttura protetta, ha raccontato che stava andando a piedi a fare la spesa in un supermercato quando ha notato arrivare in senso opposto l'auto dell'uomo, e ha iniziato a correre per cercare un riparo.

Ha provato a nascondersi in un parcheggio, in mezzo alle auto in sosta, ma lui l'ha raggiunta e, ancora accovacciata, l'ha aggredita, tirandole i capelli e alzandola di peso dalle spalle, ingiuriandola e minacciando di toglierle i figli. 

L'assassino doveva essere espulso dall'Italia

17 maggio. E’ stato arrestato dopo cinque giorni l’egiziano di 37 anni che ha ucciso Antonia d'Amico, la 52enne di Lodi, madre di due figli.

La donna è stata uccisa a botte e coltellate nella notte tra sabato e domenica. Hassane Moussad Attia Mohamed, in possesso di un passaporto scaduto, era già stato identificato per la prima volta in Italia nel 2004 e, tre mesi fa, a seguito di due denunce per minacce e percosse, era stato accompagnato dalla questura di Lodi nel Cie di Bari per l'espulsione.

Invece venerdì precedente all’omicidio, giorno del suo compleanno, era stato liberato e la sera successiva, ritengono i carabinieri, era a casa della 52enne, con la quale, per sei anni, aveva avuto una frequentazione e dopo poche ore l’ha uccisa.

La crudeltà agghiacciante che arriva dagli Usa

27 maggio. E' stata drammatica e agghiacciante la fine per una donna del Missouri uccisa con il figlio dopo essere stata tenuta prigioniera per mesi in una grande cassa di legno. I corpi delle due vittime, Sandra Kay Sutton, 46 anni, e suo figlio 17enne Zachary Wade Sutton, sono stati trovati nell'abitazione di un familiare.

Entrambi hanno ferite da arma da fuoco. Il killer, secondo gli inquirenti, sarebbe l'ex fidanzato di lei, James B. Horn, 47 anni, ora a piede libero. La vicenda ha dell'incredibile. La polizia ha dichiarato di aver ricevuto tre settimana fa la chiamata di una donna che aveva detto di essere appena riuscita a scappare da un uomo che l'aveva tenuta prigioniera per mesi. La donna aveva inoltre specificato di essere stata tenuta imprigionata in una scatola di legno dallo scorso gennaio.

L'uomo accusato del duplice omicidio è l'ex fidanzato. La relazione tra i due era passata da 'consensuale' a 'tu non puoi andartene', come ha spiegato il capo del dipartimento di polizia di Sedalia, John DeGonia. Tuttavia la donna era riuscita a scappare e a chiedere aiuto ad un vicino.

Dopo aver perquisito la casa, la polizia ha effettivamente trovato una grande cassa di legno, ma nel frattempo il sospettato si era dato alla fuga. Ha dei precedenti per violenza sessuale e già nel 1997 aveva rapito la moglie da cui era separato.

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