Un anno di politica in Italia
Claudio Onorato/Ansa
Un anno di politica in Italia
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Un anno di politica in Italia

I dieci fatti che ricorderemo: dal Napolitano bis, alla rinascita di Forza Italia fino alla vittoria di Renzi alle primarie del Pd

Un anno iniziato con la caduta del governo tecnico di Mario Monti il 21 dicembre del 2012 e terminato, idealmente, 12 mesi dopo con la protesta dei Forconi radunati in piazza del Popolo a Roma il 18 dicembre scorso per chiedere le dimissioni di un altro governo non eletto, quello di Enrico Letta, voluto dal presidente Giorgio Napolitano.

Ed è proprio quella del capo dello Stato, rieletto il 20 aprile quasi per disperazione dopo il fallimento della candidatura di Franco Marini e soprattutto di quella di Romano Prodi impallinato dai 101 "franchi traditori", la figura centrale dell'intero panorama politico italiano di quest'anno, quella che più ha segnato le sorti del paese e le vicende dei partiti e dei loro leader, soprattutto quella di Silvio Berlusconi al quale Napolitano ha negato la grazia condannandolo alla decadenza dal ruolo di senatore e all'uscita dal Parlamento. 

Senza dimenticare la grande affermazione alle primarie del Pd di Matteo Renzi, l'uomo al quale si guarderà di più nel prossimo anno sia come segretario del primo partito d'Italia che come probabile candidato premier del centrosinistra alle prossime elezioni.

9 dicembre - LA PROTESTA DEI FORCONI

E' la nuova protesta contro la casta: in tutta Italia agricoltori, commercianti, imprenditori, precari, studenti, ambulanti, disoccupati protestano con blocchi stradali e presidi a oltranza. Chiedono le dimissioni del governo, il ritorno alle urne e l'uscita dall'Euro. A capo del movimento il siciliano Mariano Ferro, il veneto Lucio Chiavegato e il laziale Danilo Calvani. Ma i primi due si staccano dal terzo perché contrari alla manifestazione organizzata a Roma il 18 dicembre. Temono scontri e la presenza di infiltrati. Il sit in si svolgerà invece in modo pacifico ma sarà un flop: in piazza del Popolo solo tremila persone.

8 dicembre - RENZI SEGRETARIO DEL PD

Con il 68% delle preferenze raggiunte con le primarie, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, diventa il nuovo segretario del Partito democratico. Staccati di parecchio gli sfidanti Gianni Cuperlo, fermo al 18%, e Pippo Civati al 14%. Ai 9mila gazebo sparsi su tutto il paese, si presentano quasi 3 milioni di elettori ribaltando tutti i pronostici della vigilia. Tra i votanti anche Romani Prodi che solo fino a pochi giorni prima aveva escluso di partecipare. Alla prima Assemblea del partito con segretario il rottamatore, Gianni Cuperlo viene eletto presidente del partito. In segreteria entrano 12 persone tra cui 7 donne e 6 uomini. Hanno tutti meno di 50 anni.

27 novembre - LA DECADENZA DI SILVIO BERLUSCONI

Con 192 voti favorevoli, 113 contrari e 2 astenuti, il Senato vota, in forma palese, la decadenza di Silvio Berlusconi dallo status di parlamentare. Pd, Movimento 5 Stelle ed i senatori a vita schierati per il sì, Forza Italia e Nuovo Centrodestra per il no mentre Scelta civica si spacca. Di fatto il voto riguardava i nove ordini del giorno presentati contro le conclusioni della giunta per le elezioni del Senato che aveva contestato l’elezione del leader del centrodestra sulla base della legge Severino a seguito della condanna per frode fiscale divenuta definitiva a inizio agosto. 

16 novembre - RINASCE FORZA ITALIA

Al Palazzo dei Congressi dell'Eur, a Roma, Silvio Belrusconi archivia il Pdl, nato sei anni fa, a Milano, con il “discorso del predellino” e annuncia il ritorno a Forza Italia, il partito fondato nel '94 all'epoca della sua “discesa in campo”. Dopo mesi di fibrillazioni si consuma, così, la rottura definitiva con il delfino, Angelino Alfano, che decide di rimanere nel governo e dare vita a nuovi gruppi parlamentari con il nome di Nuovo Centrodestra. Per il Cavaliere e i cosiddetti falchi del partito, “non si può rimanere con chi vuole uccidere il proprio capo politico”. Il riferimento di Berlusconi è al Pd e al voto favorevole alla sua decadenza da senatore dopo la condanna in via definitiva per frode fiscale nell'ambito del processo sui diritti Mediaset.

1 agosto - SILVIO BERLUSCONI CONDANNATO

All 19.45 Silvio Berlusconi viene condannato a 4 anni per frode fiscale in merito al processo Mediaset sui diritti Tv. Dopo 8 ore di camera di consiglio, i giudici della sezione feriale della Corte d'Appello della Cassazione, confermano in via definitiva la sentenza di secondo grado e annullano quella riguardo la pena accessoria rinviando alla Corte d'Appello di Milano la decisione sugli anni di interdizione precedentemente fissati in 5.

6 maggio - ADDIO A GIULIO ANDREOTTI

Alle 12.25 si spegne a Roma il senatoreGiulio Andreotti. Aveva 94 anni. Per decenni a capo della Dc e al centro della politica italiana, aveva guidato ilgovernoper sette volte. Per 22 volte ministro, era ricordato, soprattutto dai suoi nemici, come "Belzebù". Nato a Roma il 14 gennaio 1919, negli ultimi tempi ripeteva spesso, con la sua leggendaria ironia, che quell'anno erano nati il Ppi di Sturzo, il fascismo e lui ma che “di tutti e tre sono rimasto solo io". Accusato di essere sceso a patti con la mafia, non si è mai sottratto ai processi venendo, infine, assolto definitivamente.

27 aprile – L'ORA DELLE LARGHE INTESE

Dopo 127 giorni dalle dimissioni di Mario Monti da premier, l'Italia ha un nuovo governo. Anche questa volta, però, non si tratta di un governo uscito dalle urne. Quello di Monti era stato ribattezzato “d'emergenza” per salvare l'Italia dal default, questo sarà il governo delle larghe intese tra forza politiche al fine di mettere in sicurezza i conti e fare quelle riforme necessarie al paese per uscire dalla crisi e agganciare la ripresa economica. A guidarlo è Enrico Letta, 46 anni, vicesegretario del Pd. Il segretario del Pdl Angelino Alfano diventa vicepremier e ministro dell'Interno. In squadra 21 ministri (9 del Pd, 5 del Pdl, 3 di Scelta civica e 4 tecnici) di cui 7 donne, con un'età media di 52 anni.

20 aprile - NAPOLITANO BIS

Per la prima volta nella storia, un presidente della Repubblica italiana ottiene il reincarico. Il precipitare degli eventi – con la bocciatura prima di Franco Marini, poi di Romano Prodi, induce Giorgio Napolitano a cambiare idea e rendersi disponibile per un secondo settennato che egli stesso dice, però, di sperare di non dover concludere. Il nome del presidente uscente entra in scena al sesto scrutinio su proposta del Partito democratico subito accolta da Pdl, Scelta Civica e Lega Nord. Alla fine i voti ottenuti da Napolitano sono 738, di gran lunga oltre la soglia dei 504 necessari per l'elezione ma una quarantina in meno rispetto alla somma dei grandi elettori dei partiti sostenitori. Stefano Rodotà, sul quale convergono Movimento 5 Stelle e Sinistra ecologia libertà (insieme 208 voti), arriva a quota 217. Nel suo discorso d'insediamento Napolitano striglierà i parlamentari ponendo loro un aut aut: o si fanno le riforme che servono al paese o lui lascia.

19 aprile - LA CARICA DEI 101

Acclamato all'unanimità dall'Assemblea solo 12 ore prima, il giorno dopo Romano Prodi, fondatore del Pd, unico ad aver battuto Silvio Berlusconi alle elezioni, viene impallinato da 101 parlamentari infedeli. Il segretario Pier Luigi Bersani si dimette e dichiara “tra di noi uno su quattro ha tradito”. Rosy Bindi lascia la direzione. In casa Pd esplode lo psicodramma.

24-25 febbraio – ELEZIONI SENZA VINCITORE

Certo di una vittoria larga e netta, per il segretario del Pd Pier Luigi Bersani i risultati delle urne sono una doccia fredda. Alla Camera il centrosinistra ottiene il 29,54% dei voti e ottiene, grazie al premio di maggioranza, 340 seggi. Ma il centrodestra, rilanciato da Silvio Berlusconi in campagna elettorale, è a un passo, al 29,1, mentre il Movimento 5 Stelle, sottostimato nei sondaggi, vola al 25,5 attestandosi come secondo partito in Italia alle spalle del Pd e terza forza in Parlamento. Più complessa la situazione al Senato dove nessuna delle forze in campo conquista la maggioranza dei seggi. Bersani cerca inutilmente l'accordo con Beppe Grillo ma sarà costretto a gettare la spugna. All'orizzonte c'è il ritorno al voto o la formazione di un governo di larghe intese, ma prima bisogna elegger eil nuovo Capo dello Stato.

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