Perché gli F-35 sono un suicidio economico e militare
Perché gli F-35 sono un suicidio economico e militare
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Perché gli F-35 sono un suicidio economico e militare

I cacciabombardieri? Cari e inefficienti. Ecco perché - secondo quanto scriveva un anno fa Panorama.it - una riduzione come quella auspicata dal ministro Pinotti non è una concessione alla demagogia antimilitarista. E l'Olanda ha già tagliato

L’acceso dibattito sviluppatosi in Italia sul programma di acquisizione di armamenti e soprattutto sul velivolo F-35 ha indotto la Commissione Difesa della Camera dei Deputati a convocare alcuni esperti, tra i quali il curatore di questa rubrica, per sentirne pareri e valutazioni contestualizzati con il prossimo Consiglio europeo che a dicembre si occuperà di difesa comune.

L’audizione ha costituito un’occasione importante per esprimere valutazioni già note ai lettori di “War Games” che prendono spunto dall’allarme lanciato dallo stesso ministro della Difesa, Mario Mauro, circa il “rischio default" delle nostre forze armate a causa delle poche risorse finanziarie disponibili. In un bilancio di 14,5 miliardi assorbito al 70 per cento dagli stipendi,  per addestramento, manutenzione e gestione resta meno del 10 per cento. Una situazione che per almeno i prossimi 5 anni continuerà a peggiorare compromettendo le già ridotte capacità operative.

In un contesto di default spendere 15 miliardi di euro per l’acquisto dell’F-35 Lightning II non ha alcun senso perché, se anche l’aereo diventasse il miglior cacciabombardiere del mondo, fosse davvero invisibile ai radar e risolvesse i suoi numerosi problemi tecnici, l’Italia non potrebbe permetterselo.

Non avremmo il denaro per gestirlo, per la manutenzione e forse neppure per fargli il pieno di carburante, come già accade oggi per molti velivoli e mezzi militari. Le forze aeree di Francia e Germania, Paesi che spendono più del doppio dell’Italia per la Difesa, stanno configurandosi su un solo modello di aereo da combattimento (Rafale in Francia, Typhoon in Germania) con un forte risparmio nelle spese logistiche. Invece l’Aeronautica italiana avrà due jet fighter, il Typhoon e l’F-35 che per giunta impiegheranno per lo più armi diverse, l’uno europee e l’altro americane.

Basterebbe questa valutazione a spiegare l’assurdità (e soprattutto l’insostenibilità finanziaria) dell’acquisizione di 90 F-35 anche se non c’è dubbio che almeno una ventina di questi velivoli l’Italia sarà costretta comunque ad acquisirli perché l’F-35B a decollo corto e atterraggio verticale è l’unico velivolo che potrà rimpiazzare gli Harrier sulla portaerei Cavour. C iò nonostante i velivoli per la Marina potrebbero venire acquisiti tra dieci anni, quando l’F-35 sarà più maturo e sicuro e a prezzo più competitivo di quello attuale. L’Aeronautica potrebbe invece seguire la strada della Germania completando il programma dell’Eurofighter Typhoon (prodotto da europei, italiani inclusi) e impiegando questo velivolo anche per l’attacco al suolo.

Berlino ne schiererà 160 multiruolo, noi dovevamo prenderne 121 ma abbiamo ridotto la commessa a 96 e cerchiamo di vendere come usato i primi 24 esemplari con uno spreco di risorse senza precedenti. Il contribuente italiano ha infatti già pagato lo sviluppo del Typhoon mentre non sappiano ancora (neppure gli americani lo sanno) quanto ci costerà l’F-35 perché l’aereo è in produzione ma non è stato ancora completato e messo a punto. In pratica non è ancora operativo e chissà quando lo sarà.
Soprattutto in tempi di crisi sarebbe meglio investire sul “made in Italy” assicurandoci che i nostri soldi invece di valicare l’Atlantico restino saldamente in Italia a produrre fatturato alle imprese e salari alle maestranze. Anche perché gli Stati Uniti premono affinché l’Italia comperi gli F-36 ma negli ultimi anni hanno cancellato tutte le commesse p er velivoli italiani: dai cargo C-27J agli elicotteri presidenziali AW 101 ai trasporti tattici G-222 per le forze afghane. Tutte commesse già vinte dalle aziende italiane ma in seguito cancellate da Washington e assegnate ad aziende e velivoli “made in USA”.

Acquisire l’F-35 è un suicidio industriale, politico e strategico per gli italiani e gli europei perché trasformeremo il nostro complesso industriale da progettatore, produttore ed esportatore di aerei da combattimento concorrenziali con quelli americani in sub fornitore dei colossi statunitensi dei quali saremo in balia elemosinando commesse a bassa tecnologia e ancor più bassa redditività. A chi sostiene che abbiamo già speso troppo (2,5 miliardi) nel programma F-35 per tirarci indietro occorre ricordare che abbiamo speso molto di più dagli anni ’70 a oggi per emanciparci dalle forniture aeronautiche americane (come i “gioielli F-104 che gli Usa non adottarono ma rifilarono agli alleati) producendo prima i Tornado poi i Typhoon nell’ambito di consorzi europei. Miliardi che avremo speso inutilmente comprando gli F-35 così come è patetico appellarsi all’’integrazione militare europea quando poi si acquistano armi americane.

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