Redazione

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Come ci raccontano queste immagini scattate dal fotografo Mohammed Huwais, un ampio gruppo di donne ha sfilato ieri a Sana'a, la capitale dello Yemen, completamente coperte da niqab e impugnando armi "cerimoniali", per protestare contro gli attacchi militari della coalizione guidata dall'Arabia Saudita, che dal marzo del 2015 si contrappone nel Paese agli sciiti Houthi, ribellatisi al presidente Abdel Rabbo Monsour Hadi.

A quasi due anni dall'inizio della guerra nello Yemen, secondo una stima ottimistica, il numero di civili morti è superiore ai 10 mila mentre quello dei feriti oltrepassa i 40 mila: lo ha reso noto l'Onu il 16 gennaio scorso. Secondo quanto riferito ai cronisti da Jamie McGoldrick, dell'Ufficio per il Coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite, la stima è basata sulla conta delle vittime effettuata dalle strutture sanitarie del disastrato Paese e pertanto la cifra reale potrebbe essere anche molto più elevata. "Questo dato sottolinea ancora una volta la necessità di risolvere la situazione nello Yemen senza altri indugi", ha detto da New York il vice-portavoce dell'Onu, Farhan Haq, che ha parlato di un "costo umanitario enorme".

Il conflitto, nato come guerra civile durante la cosiddetta "primavera araba", ha avuto una tragica impennata quando per contrastare i ribelli sciiti Houthi, appoggiati dall'Iran, e i suoi alleati, intervenne una coalizione di potenze sunnite del Golfo guidate dall'Arabia saudita, a sostegno del governo anch'esso sunnita, cacciato da Sana'a e rifugiatosi ad Aden, nel sud del Paese. Da allora sono iniziati frequenti raid aerei e nello Yemen - il Paese più povero del mondo arabo - ci sono aree dove si patisce la fame.

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