World Food Day: il cibo c'è, mancano i mezzi per comprarlo

Il quadro dipinto dalla Fao nel giorno della Giornata mondiale dell'alimentazione è tutt'altro che incoraggiante

Fao/Olivier Asselin

Franca Roiatti

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La Fao è ottimista: “se gli stati s’impegnano l’obiettivo del dimezzare il numero degli affamati entro il 2015 è raggiungibile” ha affermato Graziano da Silva, direttore generale dell’agenzia Onu in occasione della giornata mondiale dell’alimentazione. Nel mondo sono 870 milioni le persone che non hanno abbastanza da mangiare, 132 milioni in meno del 1990, ma comunque moltissime, considerando che già oggi la terra produce a sufficienza per sfamare 10 miliardi di esseri umani.

In teoria, perché nella pratica non è la mancanza assoluta di cibo a determinare la fame, ma la mancanza di mezzi per comprarlo. Chi vive con meno di 2 dollari al giorno, spesso proprio i contadini dei Paesi in via di sviluppo, in molti casi non possono permettersi di mettere qualcosa nel piatto.

Le prospettive, per come le traccia la stessa Fao, non sono incoraggianti. Nel 2050 il mondo avrà 9 miliardi di abitanti, e l’Onu stima che per sfamarli tutti, e assecondare i cambiamenti nella dieta dei Paesi emergenti, sarà necessario aumentare la produzione del 70 per cento. Soprattutto nelle aree come l’Africa sub-sahariana dove si concentra il maggior numero di poveri e di affamati. Dove la produttività della terra è ancora bassa, e quindi passibile di miglioramenti, ma dove i cambiamenti climatici rischiano di avere gli impatti più forti sull’agricoltura.

"Il cibo è il nuovo petrolio e la terra è il nuovo oro" sentenzia Lester Brown fondatore del World Watch Institute e dell’Earth Policy Institute che nel suo nuovo libro Full Planet Empty plates. The New geopolitcs of scarcity abbracciando una visione  Malthusiana prevede che se i governi non agiscono in fretta vivremo una transizione tutt’altro che pacifica da un’epoca di abbondanza a una di scarsità “Negli ultimi dieci anni le riserve mondiali di grano si sono ridotte di un terzo. I prezzi del cibo sono più che raddoppiati innescando una corsa alla terra e spingendoci verso una nuova geopolitica del cibo” si legge  nell’introduzione del libro, scritto proprio nei mesi in cui gli Stati Uniti stavano attraversando la peggiore siccità degli ultimi 50 anni che ha provocato una fiammata nei prezzi di mais e soia. L’ondata di calore che ha investito l’altro grande granaio del mondo, il bacino del Mar Nero, ha peggiorato la situazione.

"Non abbiamo prodotto quanto stiamo consumando e le riserve sono a un livello pericolosamente basso, tanto che non sappiamo cosa succederà l’anno prossimo” ha commentato al Guardian Abdolreza  Abassian, economista Fao.

I prezzi di molte materie prime agricole sono pericolosamente vicini al livelli del 2008 quando rivolte per il pane scoppiarono in una trentina di Paesi.  Eppure, avverte un’altra agenzia delle Nazioni Unite, l’Unctad , se i prezzi delle commodities sono così volatili e quindi rendono più difficile programmare i necessari investimenti in agricoltura, è soprattutto a causa della finanza.

Lo scambio di derivati basati sulle materie prime è oggi 20-30 volte più ampio del mercato reale. I fondi d’investimento insieme a fondi sovrani e grandi aziende dell’agrobusiness, sono anche i protagonisti della corsa all’oro evocato da Lester Brown, ovvero del landgrabbing, la caccia alle terre coltivabili. Nel suo ultimo rapporto Oxfam sottolinea come gli investimenti in aree agricole dei Paesi in via di sviluppo sono cresciuti del 200 per cento dal 2008. Il 60 per cento di tutte le acquisizioni di terra sono avvenute in Paesi dove si soffre la fame, e i milioni di ettari passati di mano sarebbero bastati a nutrire un miliardo di persone, sono invece stati usati soprattutto per coltivare agrocarburanti.

Il paradosso di questa terra affamata e incapace di nutrire se stessa, nonostante le risorse (ancora) esistano è tutto qui: cibo che finisce nei serbatoi delle auto o nelle centrali elettriche, coltivazioni che alimentano diete sbagliate (sono un miliardo gli obesi o i soprappeso nel mondo, in aumento anche nei paesi in via di sviluppo), sistemi agricoli che mettono sotto pressione un pianeta già allo stremo.

Graziano Da Silva ha detto l’unico numero accettabile accanto alla fame è zero. Per arrivarci la strada sembra molto più lunga di quanto l’ottimismo della Fao faccia sperare.

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