Esteri

Violenza sulle donne: una giornata contro l'infibulazione

200 milioni di bambine e adolescenti subiscono mutilazioni parziali o totali dei genitali. I numeri allarmanti, i paesi che la praticano, i danni subiti

International Day of Zero Tolerance to Female Genital Mutilation vector

Chiara Degl'Innocenti

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Sono 200 milioni le donne e le adolescenti che hanno subito mutilazioni parziali o totali dei genitali femminili. L'infibulazione ha un acronimo "mgf" e un unico significato: la perdità dell'identità.

Ben 30 paesi praticano questa barbarie a cui non crediamo di essere immuni: il fenomeno è presente anche in Italia illegalmente dove in particolare si eseguono il taglio del clitoride e delle piccole labbra. L’infibulazione vera e propria, invece, essendo troppo complicata e pericolosa da eseguire al di fuori di una struttura sanitaria ospedaliera non viene fatta. Il problema delle Mgf resta comunque allarmante poichè non sono rari i casi di ragazze che durante le vacanze vengono portate dai parenti nei loro paesi di origine dove sono sottoposte a tale mutilazione.

La reale dimensione quindi di questo rito è impressionante. Le iniziative di sensibilizzazione sono raccontate sui social con l'hashtag #endFGM, ma questo non basta. Uno studio condotto nell’ambito del progetto europeo Daphne Mgf e coordinato dall’Università degli Studi di Milano Bicocca per la Giornata Mondiale contro l'Infibulazione (6 febbraio) parla chiaro: "Il numero di mutilazioni genitali femminili si attesterebbe tra le 46mila e le 57mila", dati che sono stati rivelati durante la presentazione del documentario Uncut – La lotta delle donne contro le mutilazioni genitali femminili, di Emanuela Zuccalà & Simona Ghizzoni prodotto da Zona e ActionAid Italia. 

Che cos'è l'infibulazione
L'infibulazione è il controllo della sessualità femminile ed è una vera e propria violenza che consiste nell'asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la quasi totale cucitura della vagina a parte un piccola apertura che permette la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale.

Quali sono i danni
Donne imprigionate nel loro corpo, dunque, che hanno rapporti sessuali (dopo il matrimonio, ovviamente) dolorosi e difficoltosi. Spesso non sono immumi da cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali. Ulteriori danni, inoltre li hanno al momento del parto. A causa del tessuto cicatriziale, reso poco elastico per la mutilazione e la cucitura, il cervello del bambino ha delle difficoltà ad ossigenarsi per colpa del protrarsi del parto. Non sono infrequenti danni neurologici per il piccolo, se sopravvive. Anche per la mamma il parto è un rischio: durante le contrazioni e l'espulsione del feto è facile la rottura dell'utero, con conseguente morte della donna e del figlio.

Il perché di tale pratica
L'origine è culturale e risale all'antichità. Ma nonostante si sia a conoscenza dei danni, dei problemi, dei rischi questa pratica viene ancora largamente effettuata per mantenere intatta l'illibatezza della donna soprattutto in Africa (essenzialmente la parte meridionale dell'Egitto, Sudan, Somalia, Eritrea, Nigeria, Senegal, Sierra Leone), nella penisola araba e nel sud-est asiatico (alcune regioni dell'India).

Dipende dal paese, ma ancora oggi si calcola che tra l'85 per cento e il 95 per cento delle donne abbia subito l'infibulazione. La Somalia, dove la pratica è più diffusa si parla addirittuta del 98 per cento. Il restante 2 per cento viene considerata una persona impura, che non riesce a trovare marito e rischia l'allontanamento dalla società.

La reale dimensione di questo rito è impressionante poiché le Mgf vengono praticate soprattutto su neonate oppure su bambine tra i primi anni di vita e i 14 anni, anche se si conoscono casi di donne che arrivano alla mutilazione dei genitali in tarda età, oltre i 40 anni (anche se si parla di reinfibulazione post parto, dopo la morte del marito o divorzio).

Circa 3 milioni di ragazze e donne siano a rischio nei prossimi 10 anni subendo mutilazioni e dolori perenni e dovendo convivere con cicatrici dell'anima che non si rimargineranno mai più.



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