Esteri

Vertice di Parigi sui migranti: l'affondo dell'Italia

Nell'incontro all'Eliseo, torna sul tavolo la revisione dei Trattati di Dublino. Al centro la questione libica. La (piccola) rivincita dell'Italia sulla Francia

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Redazione

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Il vertice di Parigi sull'immigrazione è stato un vertice programmatico dalle belle speranze. Con una sola voce a chiedere concretezza: quella dell'Italia.

Nei saloni dell'Eliseo l'Europa delle grandi potenze (Germania, Francia, Italia, Spagna, con la presenza dei leader di Ciad, Niger e Libia) hanno nuovamente promesso una svolta sulla gestione dei flussi migratori, garantendo maggiore solidarietà nei confronti di quei Paesi, come l'Italia, in prima linea dinanzi all'emergenza sbarchi. Si incontreranno di nuovo in ottobre a Madrid con la Spagna che ormai ha deciso di assumere un ruolo nella partita.

Sul tavolo, tre decisioni chiave:

  • la crezione di campi in Ciad e Niger per l'identificazione preventiva di richiedenti asilo
  • la distinzione tra migranti "economici" e "rifugiati"
  • la volontà di modificare i trattati di Dublino

La revisione dei trattati di Dublino

Agire insieme "è una esigenza morale, di solidarietà, ma anche un principio di azione e di efficacia", ha detto il presidente francese Macron che si è dichiarato favorevole a una "riforma profonda" dei Trattati di Dublino auspicata anche dal cancelliere tedesco Angela Merkel e sostenuta da sempre dall'Italia: "Il sistema va rivisto, perché non offre soluzioni soddisfacenti, i Paesi cosiddetti d'arrivo sono sfavoriti", ha riconosciuto Merkel che ha spiegato come sia necessario aprire dei veri e propri "centri di ricollocazione" a chi ha tutte le carte in regola per ambire a una protezione nel Vecchio Continente. "Bisogna fare una distinzione tra i migranti economici e chi si candida ad esser davvero un rifugiato, serve una discussione con l'Alto Commissariato dell'Onu per fermare l'immigrazione clandestina".

I rapporti con la Libia

Paolo Gentiloni, premier italiano, ha riportato più degli altri la discussione sui toni della praticità e della realtà dichiarando di non credere a "ricette miracolose" e di "essere diffidente verso soluzioni immediate". Ha parlato di 3mila sbarchi in agosto sulle coste italiane, un crollo dell'86 per cento rispetto ad un anno prima.

E ha incassato il plauso di tutti a partire da Macron sulla soluzione con la Libia. "La cooperazione tra Italia e Libia" sui flussi migratori "e' un perfetto esempio di quello che vogliamo realizzare", ammette il presidente francese che a fine luglio provò a rimescolare le carte del pasticcio libico riunendo insieme Sarraj e l'uomo forte di Tobruk, Haftar.

Il governo italiano, escluso dal vertice, evitò polemiche ma l'iniziativa solitaria creo più di un mal di pancia nella diplomazia italiana. Oggi, in casa propria, il presidente francese ha in un certo senso fatto mea culpa, definendo "perfetto" il lavoro dell'Italia in Libia.

Ma Gentiloni ha chiesto di più. "Dobbiamo tenere assieme - ha ribadito Gentiloni - una prospettiva di lungo periodo di sostegno e sviluppo in Africa e un'azione che dia risultati nell'immediato: deve diventare più difficile il lavoro dei trafficanti di esseri umani. Abbiamo ottenuto - rilancia il presidente italiano - risultati iniziali che vanno consolidati. E questo impegno va "europeizzato".

Il ruolo dei paesi africani

L'idea che ha preso forma a Parigi è identificare già nei territori africani quegli esiliati che hanno diritto all'asilo per metterli in sicurezza il più rapidamente possibile. Questa procedura sarà condotta "in zone ritenute pienamente sicure, sotto la supervisione dell'Altro commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unchr)", ha precisato.

Un'indentificazione che secondo l'Eliseo si fara' su "liste chiuse dell'Unchr". Per Macron, questo eviterà a "donne e uomini di assumere dei rischi sconsiderati in una zona estremamente pericolosa e successivamente nel Mediterraneo".

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