Venezuela: perché Nicolas Maduro sta per crollare

L'economia è allo sbando, il Venezuela è sempre più isolato, e il consenso per il Presidente è sceso ai minimi storici

Venezuela proteste contro Maduro

24 aprile 2017. Una donna mostra uno striscione su cui si legge "Maduro fuori", nel corso di una manifestazione antigovernativa lungo una strada di Caracas, in Venezuela. – Credits: EPA/MIGUEL GUTIERREZ

Claudia Astarita

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Mentre Nicolas Maduro continua in Venezuela la sua sperimentazione di regime autoritario e il paese, affamato, resta in piazza sostenuto anche da movimenti di opposizione violenta che di certo non aiutano a risolvere i gravi problemi che stanno affondando il paese, la rivista americana Time, con una brillante analisi di Ian Bremmer, spiega le ragioni per cui il suo "regno" non è destinato a durare.

Il disastro economico

L'economia venezuelana è in recessione, ed è anche strutturata in maniera tale da rendere molto difficile un salvataggio. Il 95 per cento dei proventi delle esportazioni arriva dal petrolio, che assieme al gas naturale genera il 25 per cento del Pil. Nel Venezuela si è consolidato negli anni un sistema economico in cui, escluse le risorse naturali, si importa tutto dall'estero. Ora che l'inflazione ha toccato la quota record dell'800 per cento il paese non può più comprare nulla. Il crollo del prezzo del petrolio ha fatto il resto. E oltre l'80 per cento della popolazione si dichiara impossibilitata ad acquistare cibo e medicine in quantità sufficienti per soddisfare le necessità della famiglia.

Maduro non è Chavez

La differenza tra Hugo Chavez e Nicolas Maduro non è solo un problema di carisma. Chavez è stato fortunato perché è salito al potere in una fase in cui grazie agli introiti generati dalla vendita del petrolio ha potuto tener fede a tante delle promesse di cambiamento che aveva fatto al suo popolo: la percentuale di venezuelani che vive sotto la soglia della povertà è passata dal 55 per cento del 1995 al 26,4 del 2009. Nel 1999 il tasso di disoccupazione era al 15 per cento, mentre nel 2009 era scesa al 7,8.

Un esperimento autoritario goffo

Maduro non è un leader popolare: un tempo considerato un "conciliatore", il suo livello di gradimento è sceso negli ultimi mesi al 20 per cento. Nel 2015 ha perso il controllo del Parlamento, finito in mano all'opposizione, da qui la necessità, quando era ormai sul punto di perdere il controllo sul paese, di scioglielo nel tentativo di marginalizzare le forze politiche avversarie. Non è bastato, e Maduro ha optato per misure ancora più forti: creare una Assemblea Costituente fittizia per riscrivere la Costituzione. Scelta che, in un contesto economico già molto difficile, ha generato il caos.

La solitudine di Maduro

Il Venezuela, oggi, è un paese molto isolato. Non solo si è ritrovata l'intera comunità internazionale contro quando Maduro ha deciso di andare avanti col progetto della nuova Costituente, ma era già stata sospesa dal Mercosur (temporaneamente a dicembre, definitivamente a inizio agosto), e persino la Cina, che tra il 2007 e il 2014 ha investito in Venezuela 65 miliardi di dollari, ha mostrato maggiore scetticismo di fronte alla possibilità di elargire nuovi prestiti.


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