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Austria, perché Van der Bellen ha battuto Hofer

Il leader dei verdi ha raccolto attorno a sé la resistenza della parte del Paese che teme l'estremismo nazionalista al potere

Austria, elezioni presidente

Redazione

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Alexander Van der Bellen è il nuovo presidente della Repubblica di Austria.
L'uomo che ha fermato la destra xenofoba e populista di Norbert Hofer proprio per un soffio, è un professore universitario prestato alla politica di 72 anni.

In campagna elettorale si è presentato come indipendente anche se è molto legato ai Verdi. La sua figura laica e non ideologica gli è valsa il sostegno fondamentale dei socialdemocratici (Spoe) e dei popolari (Övp) che avevano lasciato per strada, al primo turno, i rispettivi candidati.

Chi ha scelto Van der Bellen
Le analisi dei politologi in Austria indicano comunque un paese spaccato lungo linee geografiche, di ceto, di istruzione e anche di genere.

Van der Bellen per esempio trionfa fra le donne (il 60% ha votato per lui).
Fra i lavoratori non manuali (60%, mentre solo il 14% dei lavoratori manuali lo ha scelto).

Hofer ha stravinto nelle campagne, Van der Bellen nei centri abitati e soprattutto nelle città, Vienna in testa dove ha ottenuto attorno al 60% dei voti.

Van der Bellen ha vinto anche tra i giovani sotto i 30 anni; e fra i cittadini con diploma di maturità.

Van der Bellen, secondo alcuni commentatori ha incarnato la resistenza del paese alla prospettiva di vedere l'estrema destra prendere il potere. Mentre una parte degli elettori dello sconfitto, Hofer, non avrebbe colto la carica eversiva di quest'ultimo, gente spaventata dall'immigrazione, dalla globalizzazione, non necessariamente un elettorato di destra convinto.

Con Van der Bellen si è posto un argine alla politica delle paure, del rancore contro le trasformazioni, contro il nazionalismo estremista che pensa al mondo come uno spazio dal quale proteggersi evitando di mescolarsi. Van der Bellen però ha vinto di misura. Il pericolo continua a incombere, specialmente nell'Europa orientale.

Certo nelle prossime settimane osservatori e politici in Austria e tutta Europa analizzeranno a fondo il voto di domenica 23 maggio. L'Austria è diventata improvvisamente un laboratorio politico interessante per tutta l'Europa.

 

Chi è Van der Bellen
Van der Bellen nato nel 1944 da una famiglia nobile, scappata dalla Russia dopo la Rivoluzione d'ottobre prima verso l'Estonia, poi in Tirolo, che all'epoca era parte del Reich tedesco.

A Innsbruck Van der Bellen ha iniziato la sua carriera universitaria alla facoltà di economia, diventando professore ordinario.

Negli anni '80 si è trasferito a Vienna, dove è entrato in politica, prima nelle file del Partito socialdemocratico austriaco (Spoe) e poi nei Verdi.

Il movimento Verde è ben radicato in Austria dai tempi delle lotte contro l'energia nucleare. Nel 1997 Van der Bellen prende in mano le redini del partito, restandone per quasi undici anni il leader.

Sotto la sua guida il partito verde si è liberato, almeno in parte, dalla fama di essere la vera sinistra austriaca, più rosso che verde. Con la sua dialettica raffinata il professore-politico, che raramente alza la voce, ha conquistato consensi anche in ambito borghese, sopratutto tra i giovani nei grandi centri urbani.

Nel 2012, dopo 18 anni di presenza ininterrotta nel parlamento austriaco, ha lasciato il Nationalrat per passare al consiglio comunale di Vienna, dove è rimasto fino al 2015.

Poche settimane prima di candidarsi alla presidenza della repubblica, Van der Bellen ha sposato in seconde nozze la sua compagna di lunga data, la parlamentare verde Doris Schmidauer.

La partecipazione alle elezioni presidenziali di Van der Bellen è stata considerata all'inizio una candidatura di bandiera, anche se da simpatizzanti dei due partiti di governo è stato definito il "candidato giusto nel partito sbagliato".

Dopo la debacle di Spoe e Oevp al primo turno, è diventato per loro il "candidato presentabile", l'unico a poter salvare l'Austria da un possibile isolamento in caso di vittoria dell'ultranazionalista Hofer.

Van der Bellen non ha ricevuto il sostegno ufficiale dei due partiti, ma numerosi rappresentanti di spicco socialdemocratici e popolari si sono espressi a suo favore. Il professore, sempre meno verde e sempre più multicolore, è riuscito così nella straordinaria rimonta.
(ANSA)

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