Demonstration calling for release of Jonathan Pollard ahead of Obama visit in Israel
Esteri

Usa: Pollard torna libero dopo 30 anni, ma il caso non è chiuso

Condannato per spionaggio a favore di Israele, continua a dividere Stati Uniti e Gerusalemme: ecco perché

Dopo 30 anni di carcere, e altrettanti decenni di crisi diplomatiche tra Stati Uniti e Israele sul suo caso, Jonathan Jay Pollard ha lasciato la prigione di Butner, nel North Carolina, per un regime di libertà vigilata.

Oggi 61enne, Pollard lavorava come analista dei Servizi di intelligence della Marina americana (NSI fino al 1992, quindi NCIS, National Criminal Investigative Service), quando un collega di lavoro lo denunciò per aver rimosso alcuni documenti dagli archivi riservati: da lì l'arresto il 21 novembre 1985 e quindi la condanna all'ergastolo con l'accusa di aver passato il materiale "top secret" ad agenti dei servizi segreti israeliani.

Una vicenda ancora aperta perché...
Scontata per intero la pena in cella a dispetto delle ripetute richieste di liberazione inoltrate negli anni dai governi di Israele (che nel 1995 gli ha anche conferito la cittadinanza), Pollard ha fatto sapere tramite i suoi legali di voler risiedere a New York in attesa di nuovi sviluppi di una vicenda che non è ancora chiusa. L'autorità giudiziaria americana, nel rendergli la libertà vigilata, ha infatti vietato all'ex spia (o presunta tale) di uscire dagli Stati Uniti nei prossimi cinque anni, di fatto rigettando la richiesta di Pollard di poter lasciare una volta per tutte il Paese - rinunciando anche alla cittadinanza americana - per raggiungere in Israele la moglie Esther.

Per sbloccare la situazione servirebbe ora un intervento dell'amministrazione Obama, che ha però già fatto sapere tramite un portavoce di non essere intenzionata a prendere in considerazione la domanda di Pollard né ora né in un immediato futuro. Una posizione motivata non tanto dalla paura di apparire troppo indulgenti verso un "nemico" del popolo americano, quanto dal fatto che Pollard - al contrario di quanto accaduto in passato - non è più considerato un possibile "elemento di scambio" per incentivare Israele a una politica di dialogo con i palestinesi. Non almeno nell'attuale momento di crisi internazionale legata al terrorismo.

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