Cuba, i repubblicani non ci stanno

Il Gop è insorto contro Obama. Marco Rubio, senatore e possibile candidato nel 2016, all'attacco del presidente dopo il disgelo con Cuba

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Il Senatore repubblicano Marco Rubio – Credits: Getty Imagines/ T.J. Kirkpatrick

Michele Zurleni

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Un vero fuoco di fila contro Obama. La storica svolta impressa dalla Casa Bianca nella politica nei confront di Cuba, l'annuncio di una nuova epoca basata sul ripristino di normali relazioni diplomatiche tra i due paesi dopo cinquanta anni di guerra fredda, non sono piaciuti al repubblicani. Che ora promettono battaglia al Congresso.

Marco Rubio sulle barricate

Poco dopo il discorso con cui Obama ha fatto sapere al mondo che era caduto il muro tra Washington e l'Avana, ci sono state le prime dichiarazioni di esponenti del Partito Repubblicano. Le più significative sono state quelle di Marco Rubio, senatore della Florida, possibile candidato alla Casa Bianca nel 2016 e figlio di anticastristi scappati dall'isola e approdati a Miami.

Il presidente non avrà alcun finanziamento per la sua politica verso Cuba, non verrà aperta alcuna ambasciata americana e soprattutto il Congresso non toglierà l'embargo, El Bloqueo, imposto dalle autorità statunitensi mezzo secolo fa, all'epoca delle presa del potere di Fidel Castro. Quello di Rubio è un no su tutta la linea. E'la promessa di un completo boicotaggio delle mosse della Casa Bianca.

"La svolta di Obama è basata su di un'illusione e una bugia" - ha detto Rubio - "E' il peggior accordo fatto da un presidente che io abbia mai visto. Concede tutto e non ottiene nulla in cambio." Secondo Rubio sono state troppe le concessioni al regime castrista, un regime che ancora non rispetta i diritti umani e politici, un regime dittattoriale. I repubblicani americani sono sempre stati inflessibili nei confronti di Cuba. Per il Gop,  Castro, il nemico è ancora al potere, e con Cuba si potranno avere normali relazioni solo quando sarà caduto.

Il Congresso non abolirà l'embargo

Lo stesso tono guerriero è stato usato anche da John Boehner, lo Speaker della Camera dei Rappresentanti. "Potremo parlare con l'Avana solo quando i cubani avranno riavuto la loro libertà e non un secondo prima. Le azioni di Obama rasentano il limite della stupidità".  Il Senatore Lindsey Graham, uno dei volti repubblicani più conosciuti dal grande pubblico ha rincarato la dose: "Farò tutto quello che è in mio possesso per impedire l'autorizzazione di nuovi fondi per aprire l'ambasciata all'Avana".

Il Gop dunque sale sulle barricate. Non è però chiaro cosa possa fare il Congresso per fermare la storica svolta su Cuba. Secondo fonti della Casa Bianca, Capitol Hill non può impedire l'apertura di una rappresentanza diplomatica americana sull'isola. Diverso invece il discorso sull'embargo, visto che è stato codificato da una legge degli anni'90.

Le misure annunciate da Obama (possibilità di trasferimento di denaro sull'isola, maggiore libertà di viaggi) di fatto, lo smantellano in parte. E'probabile che una parte delle restrizioni sia destinata a rimanere perché i repubblicani imporranno la legge dei numeri al Congresso. Ma anche questa contrarietà e resistenza toglie poco alla portata storica dell'annuncio fatto in contemporanea da Barack Obama e Raul Castro.

Il perché della mossa di Obama

Il primo presidente afroamericano nella storia degli Usa ha così imposto una svolta storica nei rapporto con Cuba. Un risultato  raggiunto grazie alla mediazione di Papa Francesco e che ha anche (e forse soprattutto) lo scopo di trovare una nuova forma di dialogo con molti altri governi sudamericani. Una mossa in grado di distendere i rapporti con l'intero continente latinoamericano, ora per lo più guidato da leadership politicamente di sinistra.

Anche il regime di Castro ci guadagna perché esce dall'isolamento e ottiene un riconoscimento da parte del nemico. Nel suo discorso, Obama ha detto che non intende ingerire negli affari cubani, ma ha auspicato un'apertura del regime sui diritti civili e politici. Cosa ne sarà di Cuba dopo la caduta del muro con Washington lo diranno i prossimi mesi. L'unica cosa certa per ora è che una lunga guerra fredda sembra essere terminata

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