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Usa 2016: Trump va in Messico... ma senza scavalcare il muro

Il candidato repubblicano accetta l'invito altrettanto a sorpresa del presidente Peña Nieto. Difficile però un vero cambio di rotta sull'immigrazione

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Redazione

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Donald Trump salta idealmente il muro di confine al quale inneggia da mesi e vola in Messico per incontrare il presidente Enrique Peña Nieto, al quale stringerà la mano dopo una serie di scambi verbali a distanza non propriamente impostati sulla diplomazia: "assassini, trafficanti e stupratori" i sostantivi con cui il candidato repubblicano ha definito i connazionali di Nieto, che in risposta non ha esitato a paragonare il tycoon americano a "personaggi del calibro di Hitler e Mussolini".

Una mossa a sorpresa, anzi due
Con tali premesse, e tenendo conto che il viaggio si svolge giusto alla vigilia dell'atteso discorso sull'immigrazione, logico quindi che la trasferta di Trump sia subito stata etichettata dagli osservatori come uno dei suoi tanti "colpi di teatro" in chiave elettorale. Ma a ben vedere la mossa a sorpresa è stata anche e soprattutto quella del presidente messicano Peña Nieto: è infatti dal Palazzo nazionale di Città del Messico che è partito venerdì l'invito a entrambi i duellanti per la futura presidenza degli Stati Uniti, con Donald che da parte sua ha in effetti sorprendentemente accettato prima di Hillary Clinton.

L'obiettivo del cinquantenne presidente Peña Nieto, che ha più volte ribadito come il Messico non sia minimamente intenzionato a contribuire alle spese per la costruzione del famoso muro come invece richiesto da Trump, è ovviamente quello di cercare di capire fino a che punto il settantenne candidato repubblicano sia davvero intenzionato a trasformare in realtà le parole della campagna elettorale, cercando anche di imbastire un minimo di rapporto diplomatico. Ma qual è invece lo spirito con cui Donald si appresta all'incontro?

Cambio di piano? Forse sì, ma forse anche no
Con i sondaggi che continuano a dare la Clinton in sicuro vantaggio, Trump ha in effetti bisogno di cambiare qualcosa nel suo piano elettorale, all'interno del quale l'immigrazione ha sicuramente un ruolo strategico. Così, se le promesse di espellere gli immigrati illegali (soprattutto messicani) e di deportare i loro figli nelle terre d'origine sono servite a guadagnare la nomination repubblicana, Donald ha un poco ammorbidito i toni in occasione di alcuni recenti incontri con suoi sostenitori di razza ispanica.

Mentre Stephen Bannon, ex banchiere di orientamento anti-establishment divenuto alla metà di agosto nuovo direttore della campagna elettorale del tycoon, non ci ha impiegato molto ad affermare che la posizione di Trump sull'espulsione degli immigrati clandestini è ancora "da definire": non rimane che capire in quale effettiva direzione e magari l'incontro con Peña Nieto potrebbe dare qualche nuovo indizio. Tenendo conto che la corsa verso la Casa Bianca è ancora lunga... e che comunque continua a esserci un muro di mezzo.

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