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Usa 2016, Ryan vs Trump: i repubblicani pensano già al dopo sconfitta

Lo speaker della Camera mette in discussione il sostegno al candidato del suo partito. Obiettivo: contenere l'affermazione dei democratici al Congresso

Paul Ryan

Luciano Lombardi

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Il presidente della Camera, Paul D. Ryan, ha dato un colpo secco alla candidatura presidenziale di Donald J. Trump, annunciando di non avere più intenzione di difenderlo e rischiando così di far precipitare ogni residuo di unità repubblicana.

Immediata la replica del tycoon che, su Twitter, ha scritto che il signor Ryan dovrebbe concentrarsi sul governo "e non sprecare il suo tempo a fare la guerra al candidato repubblicano."

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Con la sua presa di posizione, di fatto Ryan ha ipotizzato una sconfitta del suo partito nella corsa presidenziale, pensando già al dopo, cioè far sì che il potere e il controllo di Hillary Clinton e dei democratici non si espandano troppo alla Camera e al Senato.

Una strategia che, peraltro, ha trovato conferma nelle parole della sua portavoce che ha dichiarato senza mezzi termini che le "prossime settimane saranno interamente dedicate a proteggere le nostre maggioranze al Congresso"

Amore e odio

D'altra parte, è da più di cinque mesi che tra i due regna una continua alternanza tra attriti e affettuosità, ma questo rapporto rischia ora di prendere una piega negativa, proprio nella sua fase più delicata.

I media statunitensi hanno registrato con molta cura dei particolari la piega, per certi versi inedita, che ha preso la campagna presidenziale, così come non hanno evitato di segnalare il modo in cui la Clinton stia elegantemente evitando di sfruttare il momento, concentrandosi, piuttosto, a corteggiare quell'elettorato che si autodefinisce repubblicano, ma dichiara che esprimerà il voto a suo favore.

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