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Usa 2016: Obama prende posizione nella guerra tra Hillary e l'Fbi

Il presidente uscente sottolinea il dovere di "non agire sulla base di insinuazioni". Mentre i repubblicani già evocano l'impeachment

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Redazione

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In piena campagna elettorale per Hillary Clinton e con l'Election Day ormai prossimo, Barack Obama rompe il silenzio e - seppure in maniera indiretta - si schiera al fianco della candidata democratica contro l'Fbi, criticando la decisione di James Comey di rendere nota la nuova inchiesta sulle sue email contro il parere del Dipartimento di Giustizia.

La difesa di Obama
"Penso che ci sia una regola secondo cui quando ci sono indagini, non dobbiamo agire sulla base di insinuazioni, di informazioni incomplete, di fughe di notizie. Dobbiamo agire sulla base delle decisioni che vengono prese", ha affermato il presidente uscente. Che ha poi ribadito la sua assoluta fiducia in Hillary ("Io la conosco e credo in lei"), ricordando al contempo che "la conclusione dell'Fbi, del dipartimento di Giustizia e di ripetute indagini del Congresso è stata che ha fatto alcuni errori, ma che non c'era nulla di perseguibile".

Anche se i sondaggi continuano a dare la candidata democratica in vantaggio, ridimensionando almeno in parte i possibili effetti sul voto della vicenda, la presa di posizione di Obama - dopo che il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, aveva assicurato che il presidente non avrebbe "né difeso né criticato" la decisione di Comey - denuncia comunque la delicatezza della vicenda, che potrebbe portare a nuovi problemi giudiziari per la Clinton, sotto la lente dell'Fbi anche per i presunti rapporti privilegiati della fondazione di famiglia con alcuni donatori stranieri quando lei era segretario di Stato.

Ma con chi sta l'Fbi?
Intanto, mentre in casa democratica si fa sempre più concreta l'idea di un complotto elettorale ordito ai danni della Clinton dal n°1 dell'Fbi James Comey, i repubblicani hanno messo nel mirino niente meno che il suo vice, Andrew McCabe, sospettato di agire in modo non del tutto oggettivo per il fatto che la moglie ricevette mezzo milione di dollari per la sua campagna da un gruppo legato al governatore della Virginia Terry McAuliffe, uno stretto amico e sostenitore dei Clinton. Con il fuoco delle polemiche che pare destinato non a spegnersi ma anzi a divampare ancora di più dopo l'Election Day, dal momento che Donald Trump e il fronte repubblicano stanno sempre più evocando lo spettro dell'impeachment a Hillary in caso di una vittoria democratica.

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