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Usa 2016: Hillary Clinton confida in un vero "SuperTuesday"

Il voto dell'1 marzo in 11 Stati può spianarle la strada per la "nomination". Mentre tra i repubblicani c'è chi pensa a un piano anti-Trump

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Redazione

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Dopo il trionfo in South Carolina, dove ha raccolto il 73,5% del voto dei democratici per un'affermazione più schiacciante di quella pronosticata dai sondaggi grazie alla pioggia di voti degli afroamericani, Hillary Clinton ha tutta l'inerzia dalla sua parte nella corsa delle primarie per Usa 2016. E ora, dopo essersi subito imposta in tre consultazioni su quattro, confida di staccare definitivamente il rivale Bernie Sanders nel cosiddetto "SuperTuesday", la giornata di martedì 1 marzo in cui andranno al voto altri 11 Stati e che potrebbe già essere decisiva nell'assegnare la nomination democratica.

Il piano di Sanders e i numeri dei sondaggi
Con spirito sportivo e onestà intellettuale, Sanders ha riconosciuto la batosta subita in Sout Carolina "Siamo stati decimati. Ci hanno massacrato", il suo commento a caldo), ma anche detto di non darsi assolutamente per vinto.

Il piano del senatore del Vermont prevede di imporsi in almeno cinque degli 11 Stati chiamati al voto nel "SuperTuesday" (ovvero Vermont, Minnesota, Colorado, Oklahoma e Massachusetts), per poi chiudere la rimonta più avanti "facendo bene" nelle consultazioni in California, Michigan e New York.

Le primarie Usa 2016 raccontate per immagini


L'impresa pare però assai ardua, mentre un recente sondaggio del Wall Street Journal rivela che Hillary Cliton sarebbe in vantaggio in Georgia di 34 punti, in Tennessee di 26 e in Texas di 21, prefigurando così altri tre successi in Stati di rilievo che potrebbero davvero spianarle la strada nelle primarie.

Il piano anti-Trump dei... repubblicani
La situazione appare invece assai meno delineata sul fronte repubblicano, dove sempre secondo i sondaggi Donald Trump vola in alcuni Stati, ma non nell'importante Texas, quello che ha in palio il maggior numero di delegati e che vede Ted Cruz avanti nei pronostici con un margine di 13 punti sui suoi rivali. Numeri che comunque non fanno perdere a Trump la sicurezza ostentata sinora: "Alla fine sarà fra me e Hillary la corsa alla Casa Bianca", sono state le parole del miliardario americano.

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A dispetto del consenso di parte dell'elettorato, Donald Trump continua comunque a non convincere un'ampia fetta dello stesso partito repubblicano, al punto che alcuni suoi esponenti avrebbero già ideato una sorta di "piano B" per ostacolarne la corsa alla nomination chiedendo di "tornare in campo" a Mitt Romey: se Rubio non dovesse vincere in Florida il prossimo 15 marzo, l'ex candidato repubblicano sconfitto da Barack Obama nel 2012 sarebbe infatti pronto a rimettersi in lizza per contrastare Trump.

La variabile Bloomberg
Secondo le indiscrezioni, a muovere i fili della suddetta operazione sarebbero nienete meno che i fratelli Charles e David Koch, tra gli uomini più ricchi del pianeta e considerati i "burattinai" della politica della destra americana per il fiume di soldi investiti in politica, che avrebbero già accantonato la bellezza di 75 milioni di dollari da usare contro Trump, la cui immagine non è certo uscita rafforzata dal recente retweet di una frase di Mussolini. L'ennessima "gaffe" da parte del tycoon americano che, secondo i bene informati della politica statunitense, avrebbe addirittura spinto un'ampia fetta dei repubblicani a guardare di buon occhio un'eventuale discesa in campo di un altro miliardario di tutt'altra caratura: Michael Bloomberg, ex-sindaco di New York, che dovrebbe sciogliere le riserve su una sua possibile candidatura da indipendente proprio a inizio marzo.

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