Luigi Gavazzi

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In una intervista al Financial Times, Michael Bloomberg, conferma direttamente quanto si era già detto da più parti qualche settimana fa: “Sto valutando di correre per la Casa Bianca”.

Bloomberg dice di essere notevolmente indispettito dall’andamento della campagna elettorale: “Ritengo che l’attuale livello del discorso e della discussione sia banale, e tutto si risolva in un insulto agli elettori”.

Alla vigilia del voto delle primarie nel New Hampshire di oggi, l’uscita di Bloomberg potrebbe rimescolare ulteriormente le carte della contesa, ancora parecchio confusa e incerta, soprattutto sul fronte repubblicano.

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Sondaggi
Nel piccolo stato dell’est, tradizionalmente liberal, i giochi sembrano decisamente fatti, almeno secondo i sondaggi. Bernie Sanders fra i democratici e Donald Trump per i repubblicani sono accreditati di vantaggi “rassicuranti”.

Secondo la Cnn, Trump avrebbe il 31% dei consensi, davanti a Marco Rubio (15%) e Ted Cruz (13%). Risale Jeb Bush (10%), fino ad ora nell’ombra.
Tra i democratici, Sanders è al 54% mentre Hillary Clinton è al 40%.

Anche se Barack Obama nel New Hampshire venne sconfitto nel 2008 e poi vinse la nomination per contendersi la Casa Bianca, le primarie qui danno spesso buone indicazioni su chi vincerà alla fine. 
Spesso, ma molto probabilmente questa volta non sarà così.

Dal 1976 a oggi chi ha vinto in questo paradiso del New England ha spesso vinto le primarie: 7 volte su 10 tra i Democratici, 8 su 10 tra i Repubblicani.
Nel 1992 Bill Clinton era riuscito a trasformare il suo secondo posto in New Hampshire in un successo capace di fornire un forte slancio alla sua campagna, che sembrava destinata al fallimento visto il risultato deludente in Iowa e gli scandali sessuali che l’avevano caratterizzata.

Battaglia fra i Repubblicani
Detto questo, se la contesa fra i Repubblicani sembra ancora molto aperta, con Marco Rubio sostenuto dall’apparato del partito, soprattutto perché ritenuto l’unico fra i candidati a potersela giocare a novembre contro il candidato democratico; fra i Democratici invece, la quasi certa vittoria di Sanders oggi, non aumenterà le possibilità reali del super liberal senatore del Vermont di arrivare alla nomination.

Alla fine Clinton avrà la nomination
Renderà più interessante per giornalisti e osservatori la contesa, probabilmente obbligherà Hillary a essere più chiara e esplicita su alcuni temi sociali e sulla sua posizione nei confronti di Wall Street, ma non sarà l’annuncio di un clamoroso sorpasso di Bernie. Insomma, Bernie Sanders non è Obama. Il 2008 non si ripeterà, Clinton alla fine otterrà la nomination democratica.

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